Turisti o studenti? Ecco la «popolazione transitante» che trasforma le città

Per risolvere il problema casa dei fuori sede, il Pnrr ha aperto ai privati e a strutture ibride che accolgono anche chi viaggia. È un modello nato a Londra e affermatosi a Milano. Con buona pace del diritto allo studio

Studenti in protesta a Roma a settembre 2023 © Corbis / Getty

«Ogni estate devo fare le valigie e riportare a casa tutto», racconta Teresa (il nome è di fantasia), studentessa di 21 anni dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Dato il suo rendimento, ha potuto ottenere un alloggio in convenzione con l’Ente per il diritto allo studio universitario (Esu) del Veneto, uno dei 37 che in Italia garantiscono un posto dove vivere per gli universitari meno abbienti attraverso borse di studio e convenzioni. Come Teresa, tutti coloro che hanno ottenuto il posto in convenzione con Esu in estate devono lasciare la loro stanza – le date cambiano a seconda dell’ateneo. Chi ha necessità di rimanere può fare domanda, sempre attraverso Esu, per ottenere uno dei pochissimi posti in residenze pubbliche per studenti. Meno del 5% dei fuori sede di tutta Italia, infatti, riesce ad accaparrarsi un letto in strutture così durante l’anno. «A fine agosto – prosegue – ci sono sempre esami da sostenere e avere la mia stanza sarebbe utile, invece sono costretta a pagare una camera d’albergo oppure dormire sul divano di amici».

In Breve

Teresa abita a Santa Marta, studentato gestito da Camplus, l’operatore privato che ha ricevuto più soldi dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per aumentare l’offerta di alloggi per gli universitari. Nell’anno accademico 2022/2023, i posti letto erano 44.733 ma entro il 2026 dovranno diventare 105.500 grazie a un finanziamento di 960 milioni di euro. Camplus Santa Marta ha ricevuto 10 milioni e mezzo di euro del Pnrr per mettere a disposizione 330 nuovi posti letto per gli studenti, di cui 101 in convenzione con l’Esu per studenti come Teresa.

Il Pnrr si pone l’obiettivo di risolvere una volta per tutte il problema delle residenze per studenti. Per raggiungerlo, il Piano ha già erogato due bandi da 287 milioni di euro di cui solo 77 milioni sono stati assegnati alle università che gestiscono le residenze pubbliche insieme agli enti per il diritto allo studio, e il resto (210 milioni di euro) agli enti gestori privati. Per questi ultimi, considerati più capaci del pubblico di portare a termine gli interventi entro le scadenze, il Pnrr ha messo sul piatto altri 660 milioni del Fondo Housing Universitario, che sta per venire stanziato. «Dobbiamo fare squadra per vincere il campionato del 2026», ha dichiarato la ministra dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2022/2023 all’università di Verona, facendo riferimento alla necessità del pubblico di lavorare col privato.

«È più facile che il privato, coinvolgendo i fondi di investimento, riesca a costruire rapidamente assicurando una riserva di posti al pubblico», le ha fatto eco su MilanoToday Maurizio Carvelli, amministratore delegato di Camplus. «Il pubblico – ha aggiunto – raggiunge i suoi obiettivi molto più così che attraverso bandi o altro. Altrimenti quanto tempo ci mettono? Vent’anni?».

Le strutture realizzate dagli operatori privati, però, non sono solo per studenti: possono accogliere, come prevede il Pnrr, anche i turisti. Il settore dell’ospitalità ibrida – quella destinata ai turisti, ai nomadi digitali e a chi vive solo qualche mese all’estero – è quello che attira più investimenti in questi ultimi anni. Il problema è capire quanto siano chiare le regole con le quali i posti letto negli studentati privati finanziati dal Pnrr – in città a forte attrazione turistica – sono distribuiti tra chi studia e chi è in visita.

«I turisti – dice Teresa – non ci sono solo d’estate: anche durante l’anno le stanze che sono libere vengono messe a disposizione dei viaggiatori oppure di amici e parenti in visita agli studenti».

Gli universitari competono per lo stesso spazio abitativo dei visitatori occasionali, spiega il sociologo Mattia Fiore, che sta realizzando un dottorato di ricerca sullo student housing, espressione inglese che descrive il settore delle residenza per studenti. «In molte città l’affitto breve si è rivelato per i proprietari di gran lunga più vantaggioso rispetto all’affitto tradizionale, non solo in termini di rendita, ma anche di controllo della proprietà, assenza di morosità, minore usura dell’alloggio, e soprattutto possibilità di alzare il prezzo di locazione e adattarlo rapidamente alle variazioni del mercato», sostiene Fiore. «Quando si parla di crisi abitativa per gli studenti – prosegue – bisogna distinguere tra gli studenti che hanno la disponibilità economica per potersi comunque permettere soluzioni abitative a prezzi più alti, e quelli che invece non sono in grado di far fronte a questi aumenti. La crisi abitativa rischia così di tradursi in una crescente disuguaglianza all’interno dell’università stessa, il che colpisce, in ultima istanza, il diritto allo studio. La casa gioca un ruolo fondamentale in queste dinamiche».

Fuori sede, fuori casa

Gli studenti fuori sede in Italia sono 824 mila. Per trovare un alloggio hanno quattro strade. La prima è la residenza universitaria pubblica, assegnata dagli enti per il diritto allo studio con borsa annuale secondo requisiti di reddito e di merito spesso molto stringenti, perché di posti ce ne sono pochi e a costi molto bassi. Alla Statale di Milano, per esempio, si parla di 2.750 euro annui per un alloggio. 

Vi è poi la residenza convenzionata a cui si accede sempre tramite i bandi degli enti per il diritto allo studio e che mette in palio sempre delle borse. Questa volta però per residenze private a prezzi calmierati che variano molto da regione a regione, ma che partono da cifre intorno ai 200 euro mensili, che siano sia per una doppia all’Università Ca’ Foscari di Venezia oppure per un monolocale a Bologna. I prezzi dei posti letto nelle residenze convenzionate sono simili a quelli nelle residenze pubbliche. 

La terza strada sono le residenze private, favorite dal Pnrr per la fretta di raggiungere gli obiettivi, che al momento sono però insostenibili ai più. L’accoglienza “ibrida” non risolve il problema, ma intreccia invece i destini degli studenti con quelli dei turisti e della diffusione degli affitti brevi. Secondo l’analisi dell’Udu Diritto al profitto, infatti, i prezzi di questi studentati privati sono spesso di gran lunga superiori alla media del mercato degli affitti: una singola può arrivare anche a 1.700 euro al mese, una doppia a 790 euro. 

Infine, vi è il normale mercato privato degli affitti, con o senza borsa di studio. Ad oggi, queste ultime due strade sono le più diffuse: per trovare una casa il 96% dei fuori sede – dice la ricerca di Cgil, Sunia e Udu Casa: un’emergenza irrisolta di luglio 2023 – si rivolge ai privati, cercando da soli una stanza in affitto. È anche questo che ha spinto i prezzi degli affitti nelle città universitarie verso l’alto.

Per rispondere ai bisogni degli universitari, il Pnrr ha scelto di intervenire aumentando l’offerta di residenze per studenti, attivando nuovi posti letto in strutture già esistenti – ma che non necessariamente prima erano studentati. Non è chiaro però se, per stabilire il ribasso, saranno presi in considerazione i canoni di locazione di tutto il mercato cittadino, o solo quelli degli studentati privati, che di solito sono più alti. «Il contributo viene dato al gestore per calmierare – ha spiegato il consigliere del Ministero dell’Università e della ricerca Stefano Paleari, durante il convegno Il Pnrr e l’investimento nello student housing il 13 aprile 2023 -. Cosa questo significhi va valutato caso per caso».

Secondo la nota di analisi dei finanziamenti europei per il Pnrr di novembre 2023, realizzata dal Comitato economia e finanza della Commissione europea, sono 82 i progetti aggiudicatari per la creazione di nuovi posti letto e 72 gli operatori che hanno firmato già la convenzione necessaria con il Mur. Avevamo già scritto che gli obiettivi intermedi non erano ritenuti rispettati lo scorso luglio dalla Commissione. A quel punto si era aperta una lunga discussione tra il governo e Bruxelles conclusasi con la ridefinizione degli obiettivi intermedi, ma anche con la conferma di quelli finali, al 2026. Alla fine, la nota di valutazione della Commissione di novembre ritiene la valutazione preliminare «soddisfacente». Quel giorno è stato anche approvato il pagamento di 16,5 miliardi di euro per la quarta tranche del Pnrr.

Per incentivare gli investimenti, fin dai primi decreti attuativi (come il disegno di legge Aiuti ter del settembre 2022, ndr), si legge che «la destinazione d’uso prevalente degli immobili [è] ad alloggio o residenza per studenti, con possibilità di destinazione ad altra finalità». In altre parole, come già detto, si riconosce legalmente agli operatori la possibilità di lasciare parte dei propri alloggi ai turisti, sia quando l’università è chiusa sia quando ci sono posti liberi.

Istruzione per chi può

Degli 824.000 studenti fuori sede in Italia, solo il 5% trova posto in residenze pubbliche o convenzionate con il pubblico

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Riportando tutto a casa

«Dopo aver finito gli esami ho dovuto impacchettare tutto e lasciare la mia stanza per fare posto ai turisti», spiega ad agosto Angelica Morresi, che studia allo Iuav di Venezia. «A inizio settembre potrò riavere una camera», cioè quando le lezioni sono ricominciate. Come dimostra anche la storia di Teresa da cui siamo partiti, mantenere una stanza per preparare gli esami dell’ultima sessione estiva è molto difficile, perché i posti disponibili in estate sono pochi.

Morresi fa parte dell’Unione degli universitari (Udu), il sindacato studentesco italiano, dove si occupa di diritto allo studio. Durante l’anno vive ai Crociferi, residenza gestita da Combo, operatore nato per accogliere viaggiatori prima che studenti. A differenza di Camplus Santa Marta, Combo Crociferi non ha ricevuto il finanziamento del Pnrr ma è uno degli attori che ha approfittato dell’esigenza di case degli studenti per muoversi su un nuovo mercato.

Grazie alla convenzione con Esu, 153 dei 255 posti letto di Combo Crociferi sono riservati agli studenti meritevoli e privi di mezzi. «Il resto delle stanze è destinato a turisti anche durante l’inverno – spiega Morresi –. Non è facile vivere con persone che entrano ed escono continuamente. In più, a noi studenti è riservato un trattamento diverso: ci guadagnano poco con noi e quindi siamo un po’ bistrattati. Dopo le dieci di sera non possiamo ospitare nessuno, non possiamo appendere nulla alle pareti, e dobbiamo mantenere il massimo ordine e pulizia. A volte il personale entra alle 8:00 del mattino in camera nostra, senza neanche bussare, per controllare che sia tutto a posto».

Nella stessa direzione vanno le testimonianze raccolte da Udu attraverso il questionario sulla condizione abitativa degli studenti Senza casa senza futuro, diffuso nelle otto più grandi città in Italia, dove abitano 362 mila studenti fuori sede. Uno studente che frequenta l’università a Venezia racconta: «Il problema principale è che durante il periodo estivo non ci permettono di avere la stanza da giugno sino a ottobre, così da affittarla ai turisti per ricavare più guadagno. Questo essendo uno studente fuori sede mi limita un po’ per procedere a dare gli esami nella sessione estiva». 

I dubbi sui controlli

In teoria i posti letto a disposizione sulle piattaforme turistiche non dovrebbero essere gli stessi destinati agli studenti e finanziati dal Pnrr. In pratica, però, è difficile capire quale sia la distinzione tra l’offerta solo per studenti e quella mista.

A Camplus Santa Marta, inviando una mail, anche un turista può prenotare una stanza per qualche notte. Sotto Natale, il prezzo di una camera doppia è di 150 euro al giorno, molto più di quanto non paghi uno studente. Per altre strutture “ibride”, invece, Camplus ha una pagina di prenotazione sul suo sito. Altri sono sulle più note piattaforme digitali. La struttura “ibrida” Belfiore, a Torino, ha anche una sua pagina su Booking (come CX Turin Belfiore Student&Explorer Place) dove si può prenotare una camera doppia per 115–140 euro a notte. A gestirla è CampusX, che dal Pnrr ha ricevuto 9,88 milioni di euro per mettere a disposizione 247 posti letto agli universitari fuori sede.

Secondo le associazioni studentesche, la presenza dei turisti negli studentati è sempre più ingombrante. «Il Pnrr può ancora essere uno strumento per calmierare i prezzi degli affitti per gli studenti, ma bisogna invertire la rotta – spiega Simone Agutoli, responsabile delle politiche abitative dell’Unione degli universitari (Udu), il sindacato studentesco –. Invece che assegnare queste risorse ai privati, lasciando loro grande libertà di azione con l’obiettivo di realizzare tanti posti in poco tempo, è necessario favorire gli enti per il diritto allo studio e le università, che tutelano in primis gli studenti: meglio realizzare meno posti letto, ma che siano realmente accessibili».

Gli operatori negano che esista un rischio per il diritto allo studio. Camplus ha spiegato a IrpiMedia che a Santa Marta «i posti letto che hanno ricevuto il finanziamento del Pnrr non possono andare ad altri tipi di utenti perché il bando ministeriale impone una destinazione d’uso esclusiva per studenti universitari». La versione dell’azienda è persino più rigida di quanto in realtà non sia scritto nel decreto Aiuti ter, secondo cui l’apertura delle residenze studentesche agli altri utenti «anche a titolo oneroso» (leggi: i turisti) dovrebbe avvenire solo «in relazione ai periodi non correlati allo svolgimento delle attività didattiche», ossia quando l’anno accademico è concluso, e solo nelle parti della struttura «eventualmente non utilizzate».

Ma chi verifica quante stanze sono effettivamente riservate agli studenti? «Il ministero ha dichiarato di esercitare i dovuti controlli ricollegando a ciascun posto letto finanziato dal Pnrr una non meglio precisata “anagrafe”, corrispondente allo studente che lo occupa», spiega Simone Agutoli dell’Udu. «Questo dovrebbe far sì che i posti letto sovvenzionati non finiscano ai turisti. Il problema è che non sappiamo come vengono effettuati questi controlli, e soprattutto ogni quanto tempo. In estate molti turisti entrano negli studentati, e il sospetto è che la verifica avvenga solo una tantum». 

Dal Mur nessuna risposta alle richieste di IrpiMedia di capire in che modo interpretare la norma. Al contrario, gli operatori forniscono la loro versione: Samuele Annibali, amministratore delegato di CampusX, spiega a IrpiMedia che vengono effettuate «rendicontazioni tramite il ministero dell’Università e della ricerca e il ministero dell’Economia e delle finanze», mentre Camplus ha riferito di «controlli periodici e costanti» da parte del Mur.  Ad oggi però manca un database pubblico che metta insieme tutti i posti letto finanziati, specifichi quali siano le tariffe e monitori chi sono gli assegnatari. Non solo: i controlli diventano ancora più complessi dal momento che il finanziamento del Pnrr non necessariamente riguarda la totalità dei posti letto di uno studentato, ma può essere indirizzato solo a una parte. «Quando si parla di strutture grandi, in cui solo una parte dei posti è finanziata dal Pnrr, il controllo è ancora più difficile», afferma Agutoli.

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