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In Sicilia, una multinazionale vuole costruire quattro parchi solari nella valle del Belice. A volerli sono anche i proprietari dei terreni. Chi ha fatto incontrare le due parti è un uomo senza particolare esperienza nel settore
Quando il mega-impianto fotovoltaico sarà pronto, quasi duecento ettari di silicio si estenderanno sui terreni di tre borghi della valle del Belice, nella Sicilia sud-occidentale. Nell’area vivono meno di novemila abitanti e immaginare il colpo d’occhio fa una certa impressione.
Se però si sposta lo sguardo a ciò che c’è in un raggio di dieci chilometri – l’ordine di grandezza che serve a valutare l’impatto ambientale complessivo – l’estensione di tutti gli impianti corrisponderà a poco meno dell’un per cento del territorio.
È uno dei paradossi dei progetti per la costruzione di grandi impianti fotovoltaici sui terreni agricoli: la loro presenza è sempre suscettibile di riflessioni diverse. C’è chi contesta lo stravolgimento del paesaggio e chi ne sottolinea l’importanza per la decarbonizzazione.
In Breve
Peridot, una società controllata dal fondo londinese Fitzwalter, vuole impiantare un mega impianto fotovoltaico tra le province di Agrigento, Palermo e Trapani. In Sicilia ha già costruito altri parchi solari nelle campagne
Il progetto prevede di installare i pannelli a oltre due metri d’altezza per consentire il passaggio dei mezzi agricoli. La promessa è quella di non intaccare le potenzialità dei terreni, anzi di contrastarne la desertificazione
Nonostante il valore dichiarato dei quattro parchi sia di quasi mezzo miliardo di euro, per oltre un anno il titolare dei progetti è stato Fabio Carmeci, un 40enne di Enna con un passato da gommista e da allevatore di asinelli
Il suo ruolo è stato quello del sensale: un tempo servivano a far incontrare domanda e offerta per prodotti agricoli e bestiame, oggi mettono in contatto i grandi capitali stranieri con i proprietari di terreni
Peridot ha spiegato che Carmeci ha un’esperienza nel settore frutto di «relazioni costruite in oltre un decennio nell’ambito dei servizi all’agricoltura». Delle competenze di Carmeci nelle rinnovabili, sul web non si trova nulla
Nella valle del Belice la proposta è di Peridot Solar, multinazionale con sede a Milano che fa parte del portafoglio di Fitzwalter Capital, un fondo londinese che gestisce investimenti per quasi 2,5 miliardi di dollari. I quattro progetti – ribattezzati Leopard I, Leopard II, Leopard III e Leopard IV – verranno realizzati nei Comuni di Santa Margherita di Belice, Contessa Entellina e Salaparuta, fra le province di Agrigento, Palermo e Trapani. Per costruirli, Peridot è intenzionata a spendere quasi mezzo miliardo di euro.
Non è una novità in Sicilia. Sono anni che l’isola attrae gli interessi degli investitori nel settore delle rinnovabili, solare in testa. Alla Regione sono stati presentati migliaia di progetti, il più delle volte di grandi dimensioni. La soluzione che va per la maggiore è l’agrivoltaico, che prevede l’installazione dei pannelli a un’altezza sufficiente a garantire – in teoria – la piena, o quasi, utilizzabilità dei campi.
Che si parteggi per coloro che denunciano il land grabbing, l’accaparramento delle terre, o si ritenga un giusto compromesso cedere le campagne per ottenere energia verde, un dato è indiscutibile: lo sviluppo del fotovoltaico sta cambiando il rapporto che le comunità, specialmente quelle delle aree rurali, hanno con i luoghi in cui vivono.
A caratterizzare questo mutamento sono dinamiche, sociali ed economiche, poco note. E che, a una prima lettura, sembrerebbero stonare con i mega-investimenti. Capita, infatti, che a far compiere i primi importanti passi ai progetti siano personaggi che non hanno molto a che fare né con la grande finanza né con l’energia. È il caso di quelli di Peridot nella valle del Belice.
I sensali dell’agrivoltaico
Quelli previsti nella valle del Belice sono solo alcuni degli investimenti che Peridot, nata quattro anni fa, ha deciso di fare in Sicilia. La società ha già costruito sette impianti, mentre sei sono in fase di sviluppo. Se anche le procedure di autorizzazione dei Leopard andranno in porto, la multinazionale avrà pannelli su quasi 1.800 ettari per una potenza di un gigawatt.
Arrivare a un risultato di questo tipo richiede grandissimi investimenti. Per i progetti Leopard, il cui valore dichiarato è di 475 milioni, Peridot utilizzerà capitali propri e prestiti. La solidità economico-finanziaria della proposta è stata attestata dalla banca francese Société Générale. I soldi, però, da soli non bastano. Serve anche saper entrare in contatto con i proprietari dei terreni, trovarli e convincerli a vendere.
È qui che entrano in gioco gli intermediari. In Sicilia è tornata in voga la figura del sensale. In passato serviva a mediare tra venditori e acquirenti di prodotti agricoli e bestiame.Oggi fa incontrare mondi diversi: da una parte le comunità rurali, dall’altra i grandi capitali stranieri.Spesso si tratta di persone che conoscono i luoghi, che hanno le conoscenze e l’intuito per capire chi potrebbe essere più interessato alla trattativa.
Nel caso dei progetti Leopard, l’intermediario è stato un 40enne di Troina, in provincia di Enna. Si chiama Fabio Carmeci e nel suo passato ci sono esperienze da gommistae da allevatore di asiniin un’azienda pubblica. Ancora prima, il suo nome compariva tra i beneficiari di corsi di formazione della Regione per la figura di «apprendista muratore».
Pochi giorni dopo il Natale del 2024, Carmeci presenta alla Regione le domande per autorizzare i quattro progetti.
Nei documenti l’ex allevatore figura come legale rappresentante delle quattro società, srl da 10mila euro di capitale. Di fatto in quel momento ne è anche l’unico proprietario. Tramite la Sunground – società che costituisce nel 2023 a Enna, depositando un assegno bancario da 10mila euro – Carmeci controlla la Peridot Solar Leopard; quest’ultima, poi, è socio unico di Leopard II, Leopard III e Leopard IV. Una fotografia che è rimasta immutata fino a pochi mesi fa.
Perplessità e nuovi capitali
La storia dei progetti Leopard, in parte ancora da scrivere perché le autorizzazioni non sono state ancora rilasciate, ha visto anche momenti in cui i dubbi hanno prevalso sulle certezze.
La Regione, lo scorso autunno, ha emesso un parere negativo per tre dei quattro progetti. Tra i rilievi formulati ce n’è stato uno riguardante il capitale sociale di 10mila euro, ritenuto troppo esiguo per garantire la realizzazione del parco agrivoltaico. Per la Commissione tecnica specialistica, l’organismo che si occupa delle valutazioni ambientali, si sarebbe corso il rischio non solo di rallentare la transizione energetica ma pure di impedire ad altri imprenditori di investire nella stessa area, dato che la legge prevede tetti massimi alla concentrazione geografica delle autorizzazioni.
A quelle osservazioni, Peridot ha replicato dicendo di essere pronta a sottoscrivere un aumento di capitale pari ad almeno il 10 per cento del valore dei progetti. La promessa è stata mantenuta: a luglio di quest’anno, la multinazionale ha portato a oltre 4,5 milioni il capitale di Peridot Solar Leopard, accrescendo così la solidità della proposta.
L’operazione è stata possibile tramite l’ingresso della controllata Peridot Solar Development B, divenuta proprietaria del 70 per cento, mentre il restante 30 è rimasto alla Sunground ma sottoponendolo a pegno in favore della stessa Peridot.
La ricapitalizzazione delle società è coincisa anche con un cambio della governance: l’ex allevatore Carmeci ha smesso i panni del legale rappresentante, lasciando il posto a un consiglio d’amministrazione guidato dal manager spagnolo Francisco Javier Rubio Garcia.
Le richieste agli spioni di Equalize
Il rapporto tra Carmeci e Peridot verosimilmente è destinato a concludersi quando l’iter autorizzativo sarà completato e i lavori potranno iniziare. Come le due parti si siano conosciute non è chiaro. «Ho stretto accordi con i proprietari terrieri che hanno creduto alla mia proposta e abbiamo stabilito con Peridot che loro avrebbero finanziato tutte le attività», ha spiegato Carmeci contattato al telefono.
Non è stato un passaggio immediato: la fiducia riposta da Peridot in Carmeci è maturata solo dopo un vaglio approfondito della sua figura. A dimostrarlo sono gli atti dell’inchiesta della procura di Milano su Equalize, la società accusata di avere celato, dietro normali due diligence, vere e proprie attività di spionaggio. Un business reso possibile grazie alla complicità di esponenti infedeli delle forze dell’ordine, disponibili a estrapolare dati dai sistemi informatici ministeriali e delle procure.
Capita anche per Carmeci. La mattina del 25 luglio 2024, il suo nome è tra quelli che Giuliano Schiano, maresciallo in servizio alla Direzione investigativa antimafia, ricerca all’interno del centro elaborazioni dati del ministero dell’Interno. Grazie alle informazioni trasmesse da Schiano, Equalize produce un report di alcune decine di pagine su Carmeci e Leopard. «Peridot Solar Italy Srl è una delle holding del gruppo Peridot Limited. Il rappresentante in Italia è Sapienza Massimo, volto delle predette società con Equalize», si legge in un’informativa dei carabinieri.
Originario della provincia di Catania, Sapienza è stato tra i fondatori di Peridot, da cui è uscito nel 2025. Non è mai stato toccato dall’indagine. «Noi usavamo Equalize per fare controlli sui proprietari dei terreni. È successo in tanti casi, i singoli episodi onestamente non li ricordo. Il servizio che ci veniva offerto costava poche migliaia di euro, e mi sento di ritenere fosse legale», ha dichiarato a IrpiMedia l’ex manager di Peridot.
Sapienza esclude di avere mai conosciuto Carmeci. «Non mi è mai stato presentato, avrò chiesto a Equalize di approfondire il suo profilo perché, quando arriva qualcuno che dichiara di avere a disposizione dei terreni, bisogna sapere se si ha davanti una persona perbene o meno. Equalize serviva per capire se le persone con cui avevamo a che fare avessero i requisiti di onorabilità necessari». Su quale sia stato il ruolo di Carmeci, Sapienza spiega che si tratta di «sviluppatori di progetti, persone capaci nelle relazioni e che riescono a trovare i proprietari dei terreni».
Nei giorni in cui era sotto la lente di Equalize, Carmeci firmava l’accordo con Terna per la connessione di uno degli impianti alla rete elettrica nazionale. Il pagamento dell’anticipo per il servizio è avvenuto tramite un bonifico da 55mila euro emesso dal conto di Peridot Solar Development B, impresa del gruppo che in quel momento non era ancora formalmente titolare di quote nelle società proprietarie dei progetti.
«Scopro da voi di essere stato sottoposto a questi controlli. Chiaramente la trovo una cosa sgradevole», ha chiosato Carmeci al telefono.
Contattata da IrpiMedia, la società ha confermato che «in conformità alle proprie policy interne, Peridot sottopone sistematicamente le proprie controparti a verifiche reputazionali e di affidabilità. Ciò è avvenuto anche nel caso del signor Carmeci». In merito al rapporto con Equalize, i vertici della società confermano la versione di Sapienza: «Peridot ha intrattenuto rapporti commerciali con Equalize, ma è del tutto estranea alla vicenda giudiziaria che riguarda quest’ultima e non ha mai avuto contezza di eventuali comportamenti illeciti della stessa».
Sulla modalità con cui Peridot e Carmeci sono entrati in contatto, la società afferma di non ritenere l’intermediario un parvenu. «Il signor Carmeci è un operatore che attraverso le sue società ha maturato a partire dal 2020 un’esperienza specifica nella ricerca, selezione e valutazione tecnica preliminare di aree adatte a ospitare progetti agrivoltaici, lavorando con società nazionali e internazionali, mettendo a frutto competenze e relazioni costruite in oltre un decennio nell’ambito dei servizi all’agricoltura».
Carmeci, già nel 2022 avrebbe «avviato la selezione di un corposo lotto di aree nella zona della valle del Belice», per poi proporlo a Peridot che «stava cercando opportunità già avviate in Sicilia».
Dell’esperienza di Carmeci nelle rinnovabili, sul web non si trova nulla. Nella primavera del 2024 il suo contratto part-time come allevatore è diventato a tempo indeterminato. «Da noi puliva le stalle e provvedeva alle esigenze degli asinelli. Viveva in un locale messo a disposizione dall’Azienda silvo-pastorale», racconta chi lo ha conosciuto nell’ente pubblico di Troina.
IrpiMedia ha chiesto a Carmeci quali altre esperienze con l’agrivoltaico abbia avuto in passato, ma il 40enne non ha risposto. Non è altrettanto chiaro il modo con cui l’uomo, originario dell’Ennese, sia entrato in contatto con proprietari terrieri di altre province.
Preghiera alla Regione
A Santa Margherita di Belice, Contessa Entellina e Salaparuta in molti sperano che i progetti di Peridot vedano la luce. I Comuni si sono già espressi dando il proprio nulla osta, ma a sostenere più di tutti i parchi agrivoltaici sono i proprietari dei terreni.
Oltre un centinaio di loro, nel 2025, ha costituito l’associazione Leopard, scrivendo alla Regione per chiedere che vengano rilasciate le autorizzazioni.
Nella lettera si descrive «lo stato di profonda amarezza a causa della critica situazione economica del settore agricolo» tra temperature estreme, siccità e costi elevati. In un contesto di questo tipo, l’investimento di Peridot è definito «inatteso» e «straordinario». Per i proprietari, i parchi solari potranno «offrire un modello sostenibile» capace di ottimizzare l’uso del suolo e salvaguardare le colture.
Alla Regione, l’associazione ha fornito i termini economici dell’accordo con Peridot: oltre 7,4 milioni per la compravendita dei terreni e più di due milioni all’anno di diritti di superficie. A queste voci si aggiungono oltre 70 milioni fra compensazioni per i Comuni ì e gettito Imu. L’offerta di Peridot si completa con la promessa di assumere manodopera locale, sia per la costruzione sia per la manutenzione dei parchi solari.
«Il futuro della valle del Belice è legato al buon esito dell’iniziativa. Le piccole proprietà contadine da anni operano in perdita e, senza un intervento concreto e fuori dal mero assistenzialismo, sono destinate all’abbandono», ha detto a IrpiMedia Matteo Raimondi, presidente dell’associazione Leopard.
Lunghe attese e minacce di ricorso
Prima del rilascio delle autorizzazioni per la costruzione dei parchi solari, è necessario che la Commissione tecnica specialistica (Cts) si esprima dando il proprio parere conclusivo – ancora pendente.
In Sicilia la Cts è di recente finita al centro di uno scandalo giudiziario: Gaetano Armao, colui che ne è stato presidente fino allo scorso agosto, è indagato con l’accusa di avere intascato mazzette da imprenditori interessati a ottenere illecitamente corsie preferenziali e, in alcuni casi, un alleggerimento delle prescrizioni da rispettare per poter realizzare le opere. L’indagine non ha alcun legame con i progetti Leopard.
«Il procedimento di valutazione dei progetti Leopard si sarebbe già dovuto chiudere da tempo. Essendo spirati i termini, la società ha inviato una missiva per richiederne il completamento […]. In caso di perdurante inerzia dell’amministrazione, anticipiamo che la società provvederà ad avviare i relativi ricorsi», è stato il commento di Peridot.
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