Più di un miliardo per droni e aerei: come Frontex controlla i confini dal cielo

Le spese dell’agenzia europea per le frontiere in questo campo sono in crescita vertiginosa. Sono cruciali per consentire le intercettazioni dei migranti da parte della guardia costiera libica. E potrebbero aumentare ancora

Aereo di ricognizione di Frontex in partenza dall’aeroporto di Lampedusa
Aereo di ricognizione di Frontex in partenza dall’aeroporto di Lampedusa © Fabio Papetti

L’aereo dell’ong SeaWatch sorvola il mare a sud di Lampedusa: è una mattina di fine settembre, il cielo è leggermente nuvoloso e le onde basse. L’organizzazione non governativa salva i migranti nel Mediterraneo: ha tre navi e un velivolo. Il compito di quest’ultimo è individuare le imbarcazioni dirette verso le coste italiane. Non è il solo a farlo, però. 

Dalla radio dell’aereo, arrivano delle coordinate sul canale d’emergenza. A fornirle è l’operatore che comanda a distanza il drone Falcon 01 di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Il velivolo dell’ong si dirige verso il punto indicato e, quando vi arriva, vede una sessantina di migranti che vengono trasbordati da un gommone nero a una motovedetta libica. Il loro tentativo di fuggire dalla Libia verso l’Italia è fallito.

«Questa – afferma il pilota dell’aereo di SeaWatch Simon Thoma – è un’altra intercettazione ad opera della guardia costiera libica resa possibile da Frontex che ha passato le coordinate. Queste persone verranno riportate in Libia dove soffriranno maltrattamenti e torture». Episodi come questo sono sempre più frequenti.

La partita per il controllo delle frontiere europee si gioca sempre sempre più in cielo, coi fondi che vengono allocati di conseguenza. Ad oggi, Frontex ha stanziato 1,2 miliardi di europer la sorveglianza aerea di tutti i confini europei, tra il 2018 e il 2028. Di questi, più del 77 per cento solo per gli ultimi quattro anni del periodo.

Una crescita vertiginosa

A rivelare questo e altri dati inediti è un’analisi degli appalti di Frontex realizzata dal laboratorio di ricerca Liminal, con la collaborazione di IrpiMedia (vedi nota metodologica nel box successivo). 

La maggior parte dei fondi riguarda appalti già aggiudicati. I restanti 525 milioni sono stati allocati, ma non si conoscono ancora gli esiti delle gare, che sono tutte di quest’anno e che andranno a coprire anche alcune delle attività per il 2027 e il 2028. 

La tendenza, in ogni caso, è chiara: le risorse per la sorveglianza sono in crescita vertiginosa. Le stime sulla spesa annuale calcolate da Liminal mostrano come, nel 2018, Frontex abbia destinato a questa voce di bilancio circa 12 milioni di euro, quest’anno quasi 280 e oltre 330 per il prossimo, senza contare che altre gare potrebbero essere lanciate nei mesi a venire.

I fondi di Frontex per la sorveglianza aerea

Stima annuale degli appalti aggiudicati e di quelli non ancora aggiudicati da parte di Frontex

IrpiData | Dati: Aerial Bordering, Liminal | Creato con: Flourish

Grazie a tutti questi fondi, l’agenzia ha affittato droni e aerei di piccole dimensioni, equipaggiati con sistemi di sorveglianza. A fornirli sono grandi attori della difesa europea, come Leonardo o Airbus, ma anche società israeliane come Advanced Technology Center, Israel Aerospace Industries Limited ed Elbit Systems. 

Frontex ha ottenuto la possibilità di avere i propri mezzi nel 2016, grazie a un nuovo regolamento europeo. L’anno successivo, ha inaugurato la propria sorveglianza aerea polifunzionale o Mas, dall’acronimo inglese per Multipurpose aerial surveillance. Ha così iniziato a dotarsi direttamente degli aerei e dei droni che fino ad allora doveva richiedere agli Stati membri attraverso delle operazioni congiunte. La Mas non le ha sostituite, ma affiancate.

Le risorse destinate da Frontex alla sorveglianza aerea sono servite per noleggiare droni, aerei, apparecchiature e anche a pagare i piloti che li guidano. Se i mezzi fossero stati acquistati, sarebbe facile contare quelli a disposizione dell’agenzia, mentre così è difficile identificare il numero con precisione.

IrpiMedia ha provato a ricostruirlo analizzando i tracciati di volo, che per un pattugliamento seguono uno schema molto riconoscibile (vedi box con nota metodologica).

Nel 2026 risultano attivi con traiettorie di questo tipo ai confini europei almeno 16 aerei, tre droni, un elicottero, tutti operati da compagnie private per conto di Frontex. Di tutti questi velivoli, almeno 16 sono stati operativi anche nel Mediterraneo centrale, dove le ore di volo sono significativamente cresciute, passando da 469 nel 2019 a oltre 5.200 quattro anni dopo.

La sorveglianza aerea consente le intercettazioni

Pattugliando i confini Ue, droni e aerei di Frontex inviano dati in tempo reale al quartier generale dell’agenzia a Varsavia. Da qui, le informazioni vengono girate alle autorità nazionali competenti.

Quando viene avvistata un’imbarcazione in mare, le coordinate e le altre informazioni ad essa relative vengono trasmesse al Centro nazionale di coordinamento del salvataggio marittimo (Mrcc) del Paese – europeo o non europeo – responsabile per una determinata zona di mare, che coordina formalmente l’operazione di ricerca e salvataggio (Sar).

I velivoli di Frontex possono allertare più Mrcc al confine tra le aree di competenza di più Paesi, oppure lanciare un mayday relay, cioè un allarme via radio rivolto a tutte le navi nella zona interessata. Nel Mediterraneo centrale, in particolare, le informazioni sulle imbarcazioni in difficoltà vengono trasmesse anche agli Mrcc di Libia e Tunisia o alle loro guardie costiere.

Le informazioni raccolte dalla sorveglianza aerea di Frontex, quindi, sono cruciali per consentire le intercettazioni delle imbarcazioni dei migranti, che vengono riportati in Paesi dove i loro diritti sono negati e le violenze quotidiane. 

Liminal ha stimato che, tra settembre 2018 e ottobre 2024, i velivoli di Frontex hanno individuato almeno 611 imbarcazioni di migranti con a bordo oltre 33mila persone, che sono state intercettate e riportate con la forza in Libia o in Tunisia. I dati però sono incompleti e l’agenzia non li condivide nemmeno coi ricercatori.

Nel 2021, l’anno con le cifre più esaustive, sempre secondo Liminal, Frontex ha avuto un ruolo nel 36 per cento delle intercettazioni delle autorità libiche mentre solo il cinque per cento delle operazioni iniziate grazie alla sorveglianza dell’agenzia ha portato a uno sbarco dei migranti a Malta o in Italia.

«I libici fanno affidamento sugli asset aerei dell’agenzia europea», spiega Giorgia Linardi, portavoce per SeaWatch Italia, raccontando un aneddoto paradossale ma rivelatore della situazione nel Mediterraneo. «È capitato che la guardia costiera libica scambiasse il nostro aereo per uno di Frontex e chiedesse a noi le coordinate di possibili imbarcazioni in difficoltà nel Mediterraneo», conclude.

SeaWatch e altre ong attive nel Mediterraneo denunciano da tempo come le comunicazioni dell’agenzia diano la priorità alle guardie costiere di Libia e Tunisia, escludendo le ong o coinvolgendole in ritardo e mettendo così la vita dei migranti in pericolo.

La collaborazione tra Frontex e le autorità libiche, in particolare, è al centro di un caso legale portato alla Corte di giustizia dell’Ue da alcune ong in rappresentanza di un giovane sudanese ancora bloccato in Libia. «La condivisione da parte di Frontex con gli attori libici della posizione delle imbarcazioni consente di riportare i rifugiati in Libia, dove sono vittime di crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, stupro, schiavitù e tortura», spiega Iftach Cohen, avvocato dell’ong Front-LEX.

In questo modo, secondo Cohen, l’agenzia viola sistematicamente i propri obblighi in materia di diritti fondamentali relativi al principio di non respingimento e al divieto di tortura. Inoltre, aggiunge, «il diritto marittimo internazionale impone che le persone soccorse o intercettate in mare siano condotte in un luogo sicuro». Frontex non ha risposto in tempo per questa pubblicazione alle domande di IrpiMedia.

Più mezzi aerei, più fondi, più poteri

Il protagonismo di Frontex nella sorveglianza aerea si inserisce in un più ampio percorso di grande crescita dell’agenzia che negli ultimi anni ha visto il suo budget lievitare considerevolmente fino a oltre un miliardo di euro, il suo personale aumentare di numero (e diventare il primo con un’uniforme europea) e le sue azioni venire autorizzate anche in Stati non europei.

Questa crescita non sembra destinata a interrompersi. La Commissione europea ha appena presentato una proposta per il nuovo regolamento dell’agenzia, che le garantirebbe ancora più poteri, personale e fondi. In particolare, la proposta prevede di quasi raddoppiare il budget di Frontex per il periodo 2028-2034 rispetto al settennato attuale, portandolo vicino ai 12 miliardi di euro.

Di questi, si legge nella proposta legislativa, 1,8 miliardi serviranno per «potenziare le capacità tecniche dell’agenzia» e, tra queste, per coprire «le esigenze di sorveglianza aerea su base continuativa attraverso contratti quadro e investimenti volti a modernizzare le attrezzature».

La Commissione, inoltre, vorrebbe garantire a Frontex anche i poteri necessari per svolgere attività di ricerca, sperimentazione e acquisto di nuove tecnologie, droni compresi.

«L’agenzia potrà ora condurre sperimentazioni, convalidare i prodotti e successivamente acquistarli su larga scala, fungendo in alcuni casi da ente centrale di acquisto per consentire agli Stati membri di mettere in comune le attrezzature tecniche, fornendo al contempo ai paesi terzi strumenti più repressivi», ha denunciato la coalizione di ong Protect Not Surveil.

La proposta dovrà essere discussa e approvata da Europarlamento e Consiglio dell’Ue nei prossimi mesi e si lega a doppio filo alle trattative per il nuovo bilancio pluriennale Ue: quasi duemila miliardi tra 2028 e 2034. I negoziati sono in corso, ma il loro risultato almeno in questo ambito appare chiaro.

«L’aumento dei fondi per Frontex gode di un ampio consenso, sia tra gli Stati membri sia nel Parlamento europeo», commenta Chiara Catelli di Picum, ong che a Bruxelles si occupa di diritti dei migranti. «Si va in una direzione che vediamo ormai da anni: sempre più risorse vengono destinate a rafforzare le capacità di controllo delle frontiere, mentre le risorse e gli strumenti necessari per garantire trasparenza, controllo indipendente e rispetto dei diritti fondamentali non crescono allo stesso ritmo», aggiunge.

Nel Mediterraneo si muore lo stesso

Le risorse per la sorveglianza aerea, quindi, sembrano destinate a essere confermate, se non ad aumentare. La questione è quanto queste spese siano coerenti con gli obiettivi europei.

Li ha chiariti in un’intervista ad Avvenire Magnus Brunner, commissario europeo alla migrazione: il primo è «continuare a ridurre la migrazione illegale» e poi, per quanto riguarda le operazioni di salvataggio, far sì che «gli sforzi in mare siano sicuri, leciti e il più efficaci possibile nel salvare vite umane». Il punto è proprio quest’ultimo.

I migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale

I numeri degli arrivi irregolari , dei migranti intercettati e riportati in Libia e dei morti o dispersi nella rotta del Mediterraneo centrale tra il 2019 e settembre 2026

IrpiData | Dati: Oim, Frontex | Creato con: Flourish

«Chiediamo da tempo che Frontex adotti misure concrete per utilizzare la sua tecnologia e la sua competenza per salvare vite umane», dichiara Judith Sunderland, vicedirettrice per l’Europa e l’Asia centrale di Human Rights Watch.

Negli anni in cui la sorveglianza aerea è cresciuta, gli arrivi irregolari in Europa sono diminuiti, ma i numeri dei migranti morti e dispersi non sono scesi in maniera conseguente.  

Lo ha ricordato l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim): tra gennaio e metà settembre 2026, sono arrivate in Europa via mare quasi 60mila persone, il 39 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. «Tuttavia, almeno 2.292 persone sono morte o sono disperse nel tentativo di attraversare il mare, in aumento rispetto alle 1.999» del 2025, sottolinea un comunicato dell’organizzazione aggiungendo che «molti naufragi e casi di scomparsa non vengono registrati». 

Per evitare che ciò accada, secondo Hrw, Frontex dovrebbe rivedere drasticamente le modalità con cui usa la sorveglianza aerea e collabora con i Paesi terzi..«Le trattative sul nuovo regolamento di Frontex, cominciate con la proposta della Commissione, sono l’occasione per tornare a porre con forza anche questi temi», conclude Sunderland.

Intanto, nel Mediterraneo, tra difficoltà crescenti, realtà come SeaWatch continuano le loro operazioni umanitarie. A metà ottobre, in sole quarantotto ore, l’ong ha salvato 227 persone, di cui una trentina raggiunte appena prima che la loro imbarcazione affondasse. A dare l’allarme, in questo caso, era stato l’aereo di Sos Mediterranee, un’altra ong che ha iniziato proprio quest’anno a sorvegliare i cieli del Mediterraneo. 

Più Frontex investe in sorveglianza aerea e più anche le ong provano a fare lo stesso. Non sempre basta, però: pochi giorni prima, una delle imbarcazioni di SeaWatch ha riportato a Lampedusa 28 superstiti, ma anche due salme, una di un bambino.

Argomenti correlati