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Le sanzioni non hanno interrotto il commercio di armi prodotte in Europa. Il valore dell’export di fucili e pistole made in Italy in Armenia e Kirghizistan è aumentato di oltre il 1000%. Da qui vengono “triangolati” in Russia, aggirando le restrizioni
Le sanzioni non hanno interrotto il commercio di pistole e fucili di precisione prodotti dai Paesi europei verso la Russia. Oggi passano per rotte più lunghe e nascoste, transitano da ex Repubbliche sovietiche, ma continuano a finire nelle mani dei cecchini russi.
Anche le armi italiane sono coinvolte in questo traffico. Lo dimostrano i dati sull’import-export globale aggregati dalle Nazioni Unite e analizzati da IrpiMedia. Il valore delle esportazioni di pistole e fucili made in Italy verso Armenia e Kirghizistan, per esempio, è aumentato – tra il 2021 e il 2023 – del 1.133%. Nel caso del Kirghizistan il numero delle unità di armi italiane è passato, nello stesso periodo, da 0 a 5.500.
Armi leggere europee verso le ex Repubbliche sovietiche
Uno dei settori merceologici europei in cui la “triangolazione” è più evidente è quello delle armi leggere (pistole e fucili).
Dati: UN ComTrade | Gen 2025 | Creato con Flourish
Tra le pieghe delle sanzioni
È aprile del 2024 quando Anna LLP, un’azienda kazaka che fabbrica cartucce e munizioni, importa 838 chili di cartucce da Sellier & Bellot, produttore della Repubblica Ceca appartenente al Gruppo statunitense Colt. La licenza per l’export è regolare e il carico può andare da Praga ad Almaty, la più grande città del Kazakistan. Pochi mesi dopo, però, Anna LLP riceve dalle autorità doganali la licenza per esportare in Russia: nei documenti ottenuti dai colleghi kazaki di Vlats.kz non si leggono nomi di società ma solo indirizzi di consegna. Come quello di uno showroom di armi a San Pietroburgo collegato ad Alliance, armeria che collabora con alcuni dei marchi europei di armamenti più importanti.
In Breve
Le sanzioni non hanno interrotto il commercio di pistole e fucili prodotti dai Paesi europei verso la Russia. Oggi transitano da ex Repubbliche sovietiche e continuano a finire in Russia
È un fenomeno noto come «triangolazione», ossia l’invio di merce a un Paese terzo verso cui non sono in vigore sanzioni, dal quale poi questa viene spedita verso la destinazione finale
Solo da dicembre 2023 l'Unione europea ha vietato le triangolazioni di beni sensibili, fra cui le armi, verso la Russia
Anche le armi italiane sono coinvolte in questo traffico. Lo dimostrano i dati sull’import-export globale delle Nazioni Unite analizzati da IrpiMedia
Il valore delle esportazioni di pistole e fucili made in Italy verso Armenia e Kirghizistan, per esempio, è aumentato – tra il 2021 e il 2023 – del 1.133%
È un caso di «triangolazione», ossia l’invio di merce a un Paese terzo verso cui non sono in vigore sanzioni, dal quale poi questa viene spedita verso la destinazione finale. Particolarmente significativo, negli ultimi tre anni, è l’utilizzo a questo scopo dei Paesi dell’ex blocco sovietico, come il Kazakistan appunto. Alliance e Anna non hanno risposto alle richieste di commento dei giornalisti che hanno lavorato a questa inchiesta.
Dal dicembre 2023 l’Unione europea ha inserito nelle sanzioni una clausola «No Russia», che si applica ad alcuni beni sensibili, fra cui le armi: gli esportatori comunitari adesso hanno l’obbligo di vietare per contratto la riesportazione dei beni verso la Federazione. Solo da allora triangolare dall’Europa in Russia con un passaggio intermedio è vietato. Ma chi controlla?
Le triangolazioni
L’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni economiche alla Russia hanno dirottato le esportazioni europee verso le ex Repubbliche sovietiche. Si chiama “triangolazione”: destinare le merci a Paesi terzi pur di farle arrivare alla destinazione finale.
Dati: UN ComTrade | Gen 2025 | Creato con Flourish
Effetto palloncino
Sanzionare o reprimere non equivale a bloccare. Produzione e commercio di prodotti “vietati” non si fermano, al massimo si riducono o si complicano. Le limitazioni imposte al commercio con la Russia così finiscono per assomigliare alla politiche fortemente repressive verso la coltivazione di foglie di coca in Sud America negli anni ‘90 da parte degli Stati Uniti: in risposta, i cartelli della droga spostarono semplicemente la produzione in altre aree. Allo stesso modo, oggi, gli esportatori di beni sotto sanzione cambiano i Paesi di destinazione della merce. È quello che gli studiosi chiamano «effetto palloncino»: se stringi da una parte, l’aria si sposta semplicemente da un’altra.
«È ingenuo pensare che, con le sanzioni alla Russia, venditori e acquirenti non trovino forme legali o illegali da sfruttare per aggirarle», spiega Eleonora Tafuro Ambrosetti, ricercatrice senior presso il Centro Russia, Caucaso e Asia Centrale dell’ISPI. «Dopo tutto, l’obiettivo principale di un’impresa – aggiunge – è quello di preservare o salvare una fetta di mercato e, per alcune di loro, come riescono a farlo è secondario».
Le restrizioni sono inutili, quindi? «Niente affatto – risponde Tafuro – le sanzioni rendono l’acquisto di determinati beni particolarmente complicato e costoso per la Russia. Magari il bene arriva, ma molto più lentamente e con costi maggiori, causando un danno non indifferente al destinatario». Un altro pregio delle sanzioni, secondo Tafuro, è di tipo politico: «Trattandosi di politica estera europea, che per definizione è un mosaico di interessi diversi, hanno raggiunto l’obiettivo di comunicare un fronte unito verso la questione ucraina».
L’uomo della fiera di Mosca
Varjag, un importatore di armi russo di medie dimensioni, ha preso parte nel 2024 a OrelExpo, la fiera delle armi che si tiene ogni anno in ottobre a Mosca, nel complesso di Gostiny Dvor. Esponeva armi di fabbricazione statunitense ed europea: «Nonostante le sanzioni – sottolinea un blogger che ha partecipato alla fiera in un video su Youtube – si trova di tutto». Il direttore della società, Vladimir Grebenyuk, guida anche un club di tiratori a Ramenki, un quartiere di Mosca, che a settembre 2024 ha organizzato una gara di tiro per cecchini nella Crimea occupata a cui hanno preso parte forze speciali del ministero della Difesa russo, personale delle forze dell’ordine e amatori del tiro di precisione.
La maggior parte aveva in dotazione armi di produzione americana ed europea fornite da società come Varjag. Intervistato dal blog specializzato guns.club, Grebenyuk ha sottolineato che la Federazione russa dovrebbe sostenere le piccole e medie aziende di armamenti perché la SVO, abbreviazione in russo di operazione militare speciale, «non può concludersi senza una risposta flessibile e rapida alle nuove tendenze nel campo delle armi – e solo le piccole imprese possono farlo rapidamente».
L’organizzatore della fiera OrelExpo si chiama Mikhail Mikhailovich Khubutia, conosciuto come il «barone delle armi». Su IrpiMedia avevamo raccontato che Khubutia è socio di Beretta in Russkiy Orel (Aquila Russa, in italiano), una società di cui il marchio d’armi italiano detiene il 57,95% delle quote azionarie. Aquila Russa, che aveva continuato a importare armi italiane anche dopo l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, è stata messa sotto sanzioni americane nel giugno 2024 a seguito della nostra inchiesta.
From Italy with love
IrpiMedia ha inviato al ministero dell’Economia e delle Finanze una richiesta di accesso civico generalizzato per conoscere il numero delle entità (società e individui) fin qui sanzionate dalle autorità italiane, e l’ammontare dei beni congelati per violazione delle sanzioni contro la Russia. La domanda è stata rigettata poiché i dati richiesti sono coperti da «segreto di ufficio, posta l’evidente rilevanza […] in materia di sicurezza e difesa nazionale».
Le statistiche, tuttavia, certificano che le relazioni dell’Italia, tanto con i Paesi dell’ex blocco sovietico quanto con la stessa Russia, non si sono interrotte. Anzi. Nel 2024 l’Italia ha registrato un +1.025% nel valore delle merci esportate verso il solo Kirghizistan rispetto al 2021, anno precedente all’inizio della politica sanzionatoria dell’Unione europea. Ancora più netto l’aumento di esportazioni di armi leggere: se nel 2021 erano 0, nel 2023 sono passate a 5.561. Il valore delle esportazioni di pistole e fucili made in Italy tra il 2021 e il 2023 è aumentato anche verso l’Armenia, del 1.418%.
Italia: l’impennata delle esportazioni verso Kirghizistan e Armenia
Come è cambiato in percentuale il valore delle esportazioni di tutte le merci dall’Italia ai due Paesi rispetto al 2021, anno precedente all’invasione russa dell’Ucraina.
* I dati 2024 arrivano fino a settembre | Dati: UN ComTrade | Gen 2025 | Creato con Flourish
Armi leggere italiane verso le ex Repubbliche sovietiche
+1.133% è la differenza tra 2021 e 2023 del valore delle esportazioni di armi leggere dall’Italia ad Armenia e Kirghizistan.
Destinazioni preferite
Da dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Armenia e Kirghizistan risultano le destinazioni più utilizzate tra le ex Repubbliche sovietiche dalle aziende italiane.
* I dati 2024 arrivano fino a settembre | Dati: UN ComTrade | Gen 2025 | Creato con Flourish
Nonostante l’improvviso boom del commercio verso i Paesi ex sovietici, l’export diretto in Russia è rimasto rilevante. Per quanto in un contesto di calo delle importazioni, lo scorso 3 dicembre il responsabile russo per il commercio ha annunciato che, fra i Paesi europei, l’Italia è diventato il principale partner commerciale della Russia. Tra i motivi, di certo, c’è il fatto che la presenza di imprese italiane nel Paese è ancora significativa. Secondo Confindustria Russia, malgrado le sanzioni, a fine 2022 solo il 10% circa delle aziende italiane aveva abbandonato la Federazione.
IrpiMedia ha chiesto al ministero degli Esteri i dati aggiornati al 2024 senza tuttavia ottenere una risposta.
La riluttanza ad abbandonare il mercato russo ha motivi diversi. «C’è chi lo fa per continuare a fare profitti o limitare le perdite, chi per una questione di responsabilità verso lo staff russo e i dipendenti italiani, altri invece rimangono per non perdere una fetta di mercato importante in previsione di un futuro ritorno alla normalità», spiega Tafuro.
Si tratta, dunque, di una apparente contraddizione tra la politica estera dell’Italia e quella commerciale. Lo dimostrano gli incontri svoltisi alla Farnesina nel 2024 – in presenza del ministro degli esteri Antonio Tajani – e dedicati alla tutela delle imprese italiane in Russia. «È un modo tutto italiano di fare politica», spiega la ricercatrice Tafuro, «dove da un lato c’è il governo italiano con un forte approccio euro-atlantista e, dall’altro, la ricerca di un equilibrio per preservare gli interessi delle nostre aziende e mantenere i relativamente buoni rapporti avuti dall’Italia con la Russia per decenni».
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