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Nella zona a est di Roma aprono cantieri e locali, ma aumentano i prezzi delle case. Il fenomeno sta ridisegnando il tessuto sociale, mentre la criminalità continua a prosperare
Vista dall’alto, Centocelle sembra un piccolo mondo rettangolare, incastonato tra quattro strade che ne disegnano il perimetro: Prenestina e Casilina, a nord e sud, mentre a est e ovest, le vie Togliatti e Tor de’ Schiavi. Tre chilometri quadrati, quasi sessantamila abitanti e una storia che parte dal 1909, quando qui sorgeva l’aeroporto militare, e continua negli anni Cinquanta e Sessanta come terra di approdo per gli operai del Sud Italia in cerca di lavoro e stabilità.
Per decenni è rimasta una periferia marginale, collegata al centro solo dalla Casilina e dalla ferrovia per Frosinone.
Poi, nel 2014, è arrivata la Metro C. E da allora Centocelle ha cominciato a cambiare pelle. In pochi anni sono spuntati pub alternativi, ristoranti etnici e una vivace scena sociale, che hanno trasformato il quartiere operaio di un tempo nel centro della periferia est di Roma.
In Breve
A Centocelle i vecchi edifici vengono abbattuti e sostituiti da nuove palazzine. La rigenerazione urbana promossa dalla Regione Lazio ha trasformato il quartiere in un grande cantiere gestito dai privati
Le nuove costruzioni fanno salire i prezzi: in otto anni il valore medio al metro quadro è cresciuto di quasi 300 euro. Gli affitti aumentano e acquistare casa è sempre più proibitivo
La gentrificazione spinge fuori chi aveva dato vita al quartiere: famiglie operaie e comunità straniere si spostano verso le periferie più economiche, mentre la socialità di Centocelle è animata solo da locali e ristoranti
Cantieri e movida attirano anche capitali criminali. Diversi clan della criminalità organizzata hanno investito in attività di somministrazione, usando il quartiere come terreno di riciclaggio e spaccio
La nuova metro ha allargato i suoi confini. Gruppi di ragazzi dai quartieri limitrofi come Torre Maura e Torre Gaia, dove mancano spazi di ritrovo, arrivano grazie alla metro per godere dell’atmosfera di Centocelle. Le piazze di Gardenie e Mirti — nel quartiere parte della toponomastica richiama la botanica — sono diventate il punto di ritrovo per chi viene da fuori.
Ma questa nuova vitalità ha avuto un prezzo. Il quartiere che per anni aveva accolto chi cercava spazi accessibili e comunità solidali è diventato sempre più caro. Gli affitti salgono, i vecchi edifici lasciano spazio a nuove costruzioni, e dove un tempo c’erano botteghe storiche ora aprono spritzerie e bistrot. Così, chi aveva contribuito a rendere Centocelle viva e attrattiva rischia oggi di doverla lasciare. È il paradosso dello sviluppo urbano: attori privati raccolgono i frutti di un orto che altri hanno coltivato per decenni.
La rinascita di Centocelle, però, non ha attirato solo giovani e nuovi imprenditori. Anche la criminalità organizzata ha fiutato l’occasione, investendo nei locali, che in alcuni casi diventano vetrine di spaccio o strumenti per riciclare denaro.
Demolire per ricostruire
Camminare per Centocelle significa passare da negozi storici a edifici nuovissimi. Il rumore dei mezzi da cantiere si mescola agli altri suoni. In via delle Acacie, al civico 56, le scavatrici sono al lavoro senza sosta. Al posto della scuola materna ed elementare Amerigo Vespucci, incorporata nella vicina scuola Massaia, sta per sorgere un edificio di otto piani con 56 appartamenti.
In via dei Castani 243, un palazzo degli anni Cinquanta è stato raso al suolo per far posto a una nuova costruzione di sei piani: spazi commerciali al piano terra e ventisette appartamenti ai livelli superiori. Poco più avanti, in via dei Frassini, è già comparso un altro edificio nuovo di zecca, frutto anch’esso di un intervento di demolizione e ricostruzione.
«Il quartiere è saturo, non ci sono terreni edificabili, quindi al massimo si può demolire per ricostruire», racconta un agente immobiliare della zona.
Centocelle cresce in altezza e nei prezzi. Lungo le sue vie, i nuovi palazzi superano i cinque piani delle vecchie costruzioni, un tempo limitate dai vincoli dell’ex aeroporto militare Francesco Baracca, di cui oggi resta solo una pista asfaltata incastonata nel parco di Centocelle – anch’esso al centro di un progetto di riqualificazione della giunta capitolina da oltre due milioni di euro –. Demolizioni e ricostruzioni stanno ridisegnando lentamente il paesaggio urbano, trasformando un quartiere popolare in un laboratorio di rigenerazione immobiliare.
La trasformazione è accelerata anche dalle politiche promosse dalla Regione Lazio, concretizzate in una legge del 2017 che ha favorito la demolizione e ricostruzione di edifici obsoleti. «A Centocelle non esistono più terreni liberi», spiega Sergio Scalia, assessore all’urbanistica del municipio V. «Per questo i privati razionalizzano lo spazio, presentano i progetti e determinano loro stessi i prezzi di mercato».
L’attrattività del quartiere è destinata ancora a crescere con la nuova tranvia Palmiro Togliatti – che collegherà le tre linee metro già attive – e con il futuro prolungamento della stessa linea C fino a piazza Venezia, nel centro città.
Newsroom
Il podcast sull’inchiesta della settimana e l’attualità
Secondo Luca Brignone, ricercatore dell’Università La Sapienza, la cosiddetta “primavera di Centocelle” — fatta di locali, ristoranti e socialità diffusa — ha contribuito a costruire un immaginario collettivo che oggi attira interessi economici esterni. «Si è creato un patrimonio immateriale e simbolico molto potente», spiega Brignone, «che viene sfruttato per alimentare la valorizzazione immobiliare». È quello che lui definisce estrattivismo urbano: il profitto tratto da una ricchezza sociale nata dal basso, grazie alla vitalità dei suoi abitanti, e poi monetizzata da chi arriva dopo.
Case sempre più costose
A ogni nuova impalcatura, però, corrisponde un aumento dei prezzi che sembra non arrestarsi, come è accaduto ai quartieri di San Lorenzo e Pigneto. Gli appartamenti di nuova costruzione sfiorano i cinquemila euro al metro quadro, e molti residenti storici sono costretti a spostarsi più lontano, verso Finocchio o Borghesiana, dove il mercato è ancora accessibile.
Un trilocale nel nuovo complesso di via delle Acacie, in classe energetica A4 – la più alta nella scala di efficienza e garanzia di consumi ridotti – tra i 65 e gli 85 metri quadri, è in vendita dai 300 ai 360mila euro, quasi cinquemila euro al metro quadro. «Otto anni fa comprai 65 metri quadri a 130mila euro», racconta Emilia, professoressa di una scuola media del quartiere, «La mia dirimpettaia la settimana scorsa ha venduto a 200mila euro una casa analoga».
Da agosto 2017 ad agosto 2025, il prezzo medio di vendita al metro quadro delle abitazioni a Centocelle è passato da 2.595 a 2.861 euro: un aumento di quasi 300 euro in otto anni. Un discorso simile vale anche per gli affitti: nello stesso lasso di tempo, si è passati da 11,90 euro al metro quadro nel 2017 a 14,62 euro lo scorso agosto. I box auto, invece, in un quartiere dove il parcheggio la sera spesso è un miraggio, si aggirano sui 100-150mila euro per l’acquisto, 100-150 euro per l’affitto mensile.
L’evoluzione dei prezzi di vendita e degli affitti a Centocelle
In otto anni i valori immobiliari a Centocelle sono cresciuti: +23% per gli affitti e +10% per il prezzo di vendita. Qui il confronto con i prezzi medi di Roma
IrpiData | Dati: immobiliare.it | Creato con Flourish
A dominare il mercato in questi anni sono state le agenzie immobiliari: nel vecchio quartiere ce ne sono almeno una ventina. «Centocelle ha un potere attrattivo clamoroso», ammette il responsabile di una di queste attività. «Quando mettiamo un annuncio, in poche ore riceviamo decine di chiamate. L’età media degli acquirenti si sta abbassando, i più giovani sono attratti dalla vitalità del quartiere. Tanti proprietari affittano a studenti: un bilocale in questo periodo sta sui 700-800 euro senza le utenze, se si vuole un trilocale invece il prezzo sale a mille euro».
«I costi non sono in linea con il tenore di vita del quartiere», racconta Sonia Ceneroni, ex amministratrice di Retake Roma Centocelle. «Vorrei che chi vive qui potesse permettersi le nuove case, ma così rischiamo di perdere l’anima del quartiere».
A incidere sulla trasformazione della zona è stata anche la comparsa di numerose strutture rivolte ai turisti. Complice il Giubileo 2025, anche in questa parte della città il mercato degli affitti brevi è aumentato esponenzialmente.
Secondo i dati aggiornati a giugno 2025 su Inside AirBnb – portale che monitora l’andamento delle strutture caricate sul sito di alloggi a breve termine – sono 311 le strutture prenotabili, tra appartamenti e camere private. Di queste, 195 hanno iniziato ad avere recensioni dal 2022. Un aumento considerevole se si pensa che solo 48 strutture in zona avevano accolto turisti prima dello stesso anno.
Adesso che il prezzo medio a notte a Roma è salito a 199 euro, molti proprietari hanno deciso di riconvertire le proprie abitazioni per accogliere una domanda crescente. «Queste case spesso rappresentano l’eredità passata ai figli e ai nipoti di chi viveva in quartiere negli anni ’50 e ’60», spiega ancora il ricercatore de La Sapienza Luca Brignone. «Chi fa un lavoro precario ed è in una situazione di instabilità economica è costretto a fare certe scelte e, com’è comprensibile, non pensa ai problemi macroeconomici del quartiere».
Lasciati indietro dalla gentrificazione
La storia di Centocelle è soprattutto la storia di chi ci ha abitato. Un tempo casa per i migranti interni, la classe impiegatizia proveniente dal Sud, a partire dagli anni ’90 la zona ha attirato abitanti di nazionalità straniera, spesso extracomunitari. Tra queste, la comunità islamica, che presto vedrà la moschea Al Huda di via dei Frassini trasferirsi in piazza delle Camelie, in un nuovo edificio capace di ospitare mille fedeli: sarà la seconda moschea più grande della capitale.
Oggi, il volto del quartiere è pronto nuovamente a cambiare, per effetto della gentrificazione. Chi ha reso Centocelle un luogo vivo e multiculturale rischia oggi di esserne escluso. Con l’aumento dei prezzi degli appartamenti, molti abitanti con redditi più bassi — spesso proprio membri delle comunità straniere — sono costretti a lasciare il quartiere e trasferirsi in zone più periferiche.
«C’è troppa concorrenza per affittare un appartamento», racconta Ahmed, bengalese residente a Centocelle da oltre venti anni. «Senza nuove costruzioni molti hanno dovuto trasferirsi altrove».
Le associazioni locali confermano l’andamento. «Attualmente ospitiamo tre famiglie rimaste senza un tetto e un ragazzo del Benin», spiega don Concetto Occhipinti, parroco della chiesa di Sant’Ireneo, sede dell’avamposto della Caritas nel quartiere. Oltre sessanta nuclei familiari sono assistiti regolarmente dalla parrocchia con pacchi viveri. Margherita di Nonna Roma – banco di mutuo soccorso attivo nella capitale dal 2017 – segnala circa 1.500 utenti assistiti nel V municipio: «L’utenza è mista, stranieri e italiani, ma anche tanti giovani. Dopo la pandemia abbiamo assistito a un aumento costante delle richieste».
Silvio Bruno è un esponente del comitato Centocelle Storica. «La trasformazione in atto preoccupa molti, compresi i commercianti». I negozi di vicinato chiudono i battenti uno dopo l’altro, sostituiti da un commercio più adatto alla vocazione mordi e fuggi. Piazza dei Mirti ha visto partire la storica gioielleria Iori, il negozio Di Santo e il chiosco centrale, mentre sono aperti nuovi ristoranti, bistrot e spritzerie.
Secondo i residenti, la chiusura di questi locali storici rappresenta una perdita di identità.
«Non sono contro l’apertura di locali in sé — dice l’ex amministratrice di Retake Roma Centocelle Sonia Ceneroni — ma dovrebbero portare un valore al quartiere. Sarebbe bello se oltre a posti dove mangiare e bere se ne aprissero altri in cui organizzare spettacoli e momenti di cultura».
Chi però vuole aprire un’attività finisce per restringere la propria libertà di scelta, schiacciato tra il costo degli affitti e la concorrenza delle catene commerciali. Pagare 2.400 al mese per quaranta metri quadrati diventa un’impresa impossibile a meno di puntare sulla ristorazione, dove la domanda è in costante crescita.
Ai prezzi insostenibili si aggiunge l’aumento esponenziale di episodi di microcriminalità, soprattutto nelle aree limitrofe alle fermate della metro di Mirti e di Gardenie: «Ho mollato le attività, risse e spaccio costanti rendono tutto troppo rischioso per un guadagno minimo», racconta un imprenditore che deteneva quote di alcuni locali in zona fino a qualche mese fa, «Meglio investire altrove».
Il ruolo della criminalità
Il processo di gentrificazione ha reso attrattivo Centocelle non solo agli occhi di chi è interessato a investimenti immobiliari leciti, ma anche a chi cerca un modo per riciclare denaro. Con la sua movida, il quartiere è un’opportunità per chi ha a disposizione liquidità, ma anche uno sbocco per lo spaccio di droga.
Non è un mistero che diversi locali siano in mano a gruppi criminali. Tra il 2019 e il 2020, alcune attività sono state distrutte da incendi dolosi scoppiati soprattutto di notte, come quelli che hanno interessato il locale La Pecora Elettrica o il Baraka Bistrot. All’epoca la comunità aveva reagito organizzandosi in associazioni e comitati per proteggere il tessuto sociale del quartiere.
Nel 2023, un’inchiesta di IrpiMedia incentrata su 255 attività tra Centocelle e Alessandrino ha individuato 22 esercizi sospetti, legati a clan della criminalità organizzata come Casamonica, Calì, Moccia e Senese. I settori coinvolti spaziano dalla ristorazione all’edilizia, con tecniche di riciclaggio che includono finanziamenti sospetti e fatture per prestazioni inesistenti, talvolta verso società estere. Il fatturato stimato supera i quattro milioni di euro, ma la scarsa trasparenza dei bilanci rende difficile verificare l’effettiva regolarità delle attività.
A distanza di anni, tuttavia, gli inquirenti di piazzale Clodio riferiscono che Centocelle non è al centro di particolari indagini di rilievo sulla criminalità organizzata e nessun seguito è stato dato alla denuncia dell’ex sindaca Virginia Raggi che palesava la presenza della ‘Ndrangheta nel quartiere. L’inchiesta sui roghi è stata archiviata, la mano incendiaria è rimasta anonima e le passeggiate per la legalità sono oggi un ricordo sbiadito. Dal quartiere, però, le famiglie criminali più note di Roma (e non solo) non se ne sono mai andate. Alcuni commercianti continuano a riferire pagamenti del pizzo e investimenti poco limpidi.
Ma a fare di Centocelle una zona oggi percepita come pericolosa non sono stati soltanto gli incendi. Il quartiere è finito spesso sui giornali per episodi di violenza.
Le difficoltà di Centocelle si intrecciano con quelle del vicino Quarticciolo, rione inserito dal governo nazionale tra i quartieri a rischio, dopo il caso Caivano, e per questo destinatario dei fondi del Piano straordinario per interventi infrastrutturali e di riqualificazione sociale.
Negli anni, il Quarticciolo si è affermato come punto di riferimento per lo spaccio per chi vive nelle periferie orientali della Capitale. Centocelle non fa eccezione. Gli acquirenti di crack si aggirano tra viale Togliatti, la strada che separa le due zone, e la via Prenestina. Comprano le dosi e vanno a consumarle nei pressi dei magazzini deposito abbandonati del teatro dell’Opera, a pochi passi da una sede amministrativa del V municipio.
Il fiume di droga del Quarticciolo esonda anche nell’area limitrofa. Le sue propaggini arrivano in via della Palme, dove sorgeva un tempo la Pecora Elettrica, sostituita oggi dal centro culturale voluto dalla Regione Lazio, il Cento Incroci. «Gli studenti vengono a studiare, facciamo diverse attività con i bambini. Non abbiamo avuto problemi da quando siamo qui», assicura chi lo gestisce.
A fronte di chi crede ancora nelle possibilità di Centocelle, c’è anche chi ha sospeso le attività, a dimostrazione delle difficoltà che contraddistinguono la vita nel quartiere.
La libera assemblea (Lac), nata dopo il rogo che aveva colpito il Baraka Bistrot, non si riunisce più da tempo. Perfino la Biblioteca Abusiva Metropolitana, nota come Bam, ha chiuso i battenti per sfratto. Il palazzo che la ospitava, appartenente a una delle famiglie intestatarie del maggior numero di proprietà sul territorio, cambierà destinazione. Al posto della biblioteca – che sposterà le sue attività in alcuni locali all’interno di Villa Gordiani, al di fuori dai confini storici del quartiere – dovrebbero sorgere nuove abitazioni.
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