Nell’udienza conclusiva del processo di primo grado dell’omicidio Kuciak-Kušnírová i giudici del tribunale di Pezinok, in Slovacchia, hanno deciso per una condanna a 25 anni per l’ex militare Tomas Szabó ma a due assoluzioni eccellenti, quelle dell’imprenditore Marian Kočner e della sua partner Alena Zsuzsová.
Il processo, iniziato a dicembre 2019, doveva stablire i responsabili dell’esecuzione a sangue freddo del giornalista 27enne Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová – uccisi con un colpo di pistola il 21 febbraio 2018 nella loro casa di Velka Maca. L’omicidio nel Paese aveva scatenato il più grande movimento di protesta dai tempi del 1989, forte al punto da spingere alle dimissioni il primo ministro dell’epoca, Robert Fico.
Con la sentenza del tre settembre, però, vengono condannati solo i due killer, Tomas Szabó e suo cugino Miroslav Marček, che si aggiungono a Zoltan Andrusko, condannato a 15 anni dopo aver ammesso il suo coinvolgimento negli omicidi. Anche Marček ad aprile scorso aveva confessato e patteggiato: un colpo di scena inaspettato avvenuto nel corso del processo. Szabó, invece, ha negato tutto fino alla fine, ma la Procura slovacca aveva prove solide nei suoi confronti: i filmati delle telecamere di sorveglianza lo inchiodano mentre fa da autista al cugino killer la sera dell’omicidio, e durante i precedenti sopralluoghi.
Non altrettanto forti sono state invece le prove raccolte per dimostrare il coinvolgimento dell’uomo d’affari Marian Kočner, accusato di avere ordinato l’omicidio del giornalista scomodo. E così il potente imprenditore ha potuto uscire dall’aula da non colpevole. Stessa sorte per Alena Zsuzsová, la sua ex amante, ritenuta vicina ai servizi segreti e accusata di avere ingaggiato i killer.
La Procura slovacca farà appello, ma restano molte domande in sospeso. Seppur assolto in primo grado, Kočner resta una figura controversa. Descritto dai media slovacchi come un imprenditore vicino alla criminalità organizzata, secondo l’indagine sarebbe stato capace di mettere assieme una squadra di ex-spie per creare un dossier su giornalisti scomodi, come Jan Kuciak. Per questo è, dall’inizio dell’indagine, ritenuto il più probabile mandante dell’omicidio, seppur la sentenza di primo grado ora dica il contrario.
Prima di essere ucciso, Jan Kuciak stava portando a termine un’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Slovacchia. I clan, nel Paese, si sono aggiudicati diversi fondi europei per agricoltura e energia rinnovabile.
Quello che sembra essere mancato finora nelle indagini è un’analisi più approfondita di quel sistema di potere con ramificazioni criminali internazionali che invece era il cuore dell’inchiesta di Kuciak e con ogni probabilità il motivo per cui è stato ucciso.
Chi ha beneficiato della morte di Jan? Indubbiamente in molti. La sentenza di primo grado decreta chi sia stato a sparare, ma lascia un enorme vuoto sui mandanti. Zsuzsová e Kočner sono stati assolti per uno di questi due motivi: o non c’erano abbastanza prove per condannarli oppure sono davvero innocenti. I contrasti passati con Jan fanno pensare che non siano finiti per sbaglio in un processo del genere, il più importante della storia della Slovacchia per il grande peso sociale e politico: la prima volta che un giornalista viene ucciso per avere indagato il sistema di potere. Se non direttamente responsabili, entrambi rispondono a delle logiche di potere – le stesse con cui dialoga la ‘ndrangheta – i cui interessi nell’omicidio Kuciak sono ancora da indagare a fondo per arrivare, così, ai veri responsabili.