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Solo lo 0,8% del fondi per l'efficientamento energetico è andato alle case popolari. Quasi metà degli incentivi ha favorito il 5% dei contribuenti, i più ricchi. I fallimenti del Superbonus visti dal Quarticciolo, borgata popolare di Roma
D’inverno, al Quarticciolo, borgata della periferia est di Roma, chi vive nelle case popolari deve scegliere se accendere i riscaldamenti o fare la spesa. La maggior parte dei 2.200 alloggi gestiti da Ater ‒ l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica, cioè l’ente che gestisce le case popolari ‒ non viene ristrutturata da decenni e l’energia necessaria a riscaldarli avrebbe un costo troppo elevato per le possibilità economiche degli inquilini.
Carla abita da vent’anni all’ultimo piano di un palazzo privo di un adeguato isolamento, soggetto a continue infiltrazioni d’acqua piovana che scendono dal terrazzo penetrando nei solai e facendo ammuffire gli appartamenti. Racconta che lei stessa ha dovuto pagare per rimuovere la muffa in casa e che «l’inverno è freddissimo e l’estate te mori de caldo».
Nel 2002, a lei e ai suoi vicini era stato promesso un cappotto termico per migliorare le condizioni del palazzo e le prestazioni energetiche, ma alla fine gli operai hanno messo soltanto una guaina sottile e poco efficace. Promesse vane.
In Breve
Al Quarticciolo, a Roma, centinaia di alloggi popolari versano in condizioni di degrado: infiltrazioni, muffa, infissi distrutti e palazzi mai ristrutturati. Soffrono per freddo, caldo e umidità. Il Superbonus avrebbe potuto essere lo strumento per migliorare le loro condizioni ma non è stato così
Il Superbonus, nonostante si presentasse come misura accessibile per tutti, ha fallito con le case popolari: solo lo 0,8% degli investimenti totali è andato agli ex istituti case popolari, per lo più al Nord. A Roma, su 2.500 alloggi Ater ne sono stati efficientati solo 250
Quasi la metà degli incentivi fiscali per l'efficientamento energetico è andata al 5% dei contribuenti più ricchi. Il Superbonus ha favorito principalmente i proprietari benestanti del Nord Italia, amplificando le disuguaglianze territoriali e sociali.
Il Superbonus non ha inciso sulla povertà energetica, condizione che è particolarmente difficile da misurare. Di certo, però, al Quarticciolo gli inquilini con problemi economici tendono a evitare di usare il riscaldamento. Secondo le stime il 7,7% delle famiglie italiane è in povertà energetica
Carla è disoccupata e deve far fronte ad affitto, more per pagamenti arretrati e bollette, per un totale di circa 300 euro contando solo sull’assegno di inclusione da 600 euro mensili, una delle poche misure esistenti di contrasto alla povertà.
Per chi, come lei, vive negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, i fondi per la transizione energetica avrebbero potuto rappresentare più di una svolta green. Misure come il Superbonus – l’incentivo pensato per favorire gli interventi di efficientamento energetico – avrebbero potuto coprire la manutenzione ordinaria che non si riesce a portare avanti di routine.
Istituito nel 2020, il Superbonus esaurirà le agevolazioni fiscali con la fine del 2025. Al Quarticciolo è stata una promessa infranta prima ancora di trasformarsi in cantiere. Invece altrove, in quartieri più ricchi, ha fatto aumentare ancora di più il valore degli immobili.
La distribuzione territoriale delle case popolari a Roma
La mappa mostra la concentrazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nei quindici municipi del Comune di Roma, considerando sia gli alloggi di Ater che quelli di Roma Capitale. La maggior parte degli alloggi è concentrata nel quadrante Est della città, dove si trova anche il municipio V che comprende la borgata di Quarticciolo
IrpiData | Dati: Elaborazione di Enrico Puccini su dati Roma Capitale e Ater Roma
Le mancate manutenzioni delle case popolari in Italia
Gli enti di edilizia residenziale pubblica operano spesso in deficit e non riescono ad assicurare le manutenzioni necessarie a garantire agibilità e comfort degli alloggi
Su 742.600 alloggi Erp, 63.730, l’8,6%, sono sfitti perché necessitano di interventi di manutenzione straordinaria
Solo il 3,2% del patrimonio nazionale di edilizia residenziale pubblica (Erp) è stato oggetto di ristrutturazione edilizia o di manutenzione straordinaria
Il 5,3% dello stock Erp è stato oggetto di efficientamento energetico
IrpiData | Dati: Osservatorio Nazionale Erp di Federcasa
Il fallimento del Superbonus per l’edilizia residenziale pubblica
Negli ultimi 15 anni, le politiche italiane di riqualificazione edilizia ed efficientamento energetico hanno puntato su incentivi e detrazioni fiscali, strumenti che però hanno premiato chi poteva già permettersi gli interventi, lasciando ai margini le fasce più vulnerabili.
Coprendo integralmente le spese per interventi di efficientamento energetico tra il 2020 e il 2023, come isolamento termico; sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con sistemi centralizzati per riscaldamento; raffrescamento e acqua calda sanitaria; interventi antisismici e installazione di impianti fotovoltaici, il Superbonusavrebbe potuto migliorare l’abitabilità e ridurre i consumi anche per chi non disponeva di risorse proprie.
Alla fine, però, non è andata così: il governo Meloni ha depotenziato l’incentivo limitando fortemente la possibilità di cessione del credito e lo sconto in fattura — strumenti che avrebbero reso l’accesso più semplice anche ai contribuenti meno abbienti e ai comuni del Sud — vanificando in gran parte la potenziale funzione redistributiva del Superbonus.
«Con il Superbonus abbiamo buttato 120 miliardi di euro, che avremmo potuto dedicare alle 800mila famiglie che vivono in Erp (Edilizia residenziale pubblica, le case popolari di proprietà dello Stato, ndr). Magari non sono tutte in povertà energetica, ma sono sicuramente famiglie vulnerabili».
A sostenerlo è un analista di Banca d’Italia che chiede l’anonimato in quanto non è autorizzato a parlare con i giornalisti. Analizzando i dati di Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, IrpiMedia ha calcolato che lo 0,8% del totale degli investimenti finanziati dal Superbonus è stato fruito dagli enti che gestiscono le case popolari.
I dati del ministero dell’Economia e delle Finanze rivelano invece che quasi la metà degli incentivi fiscali per l’efficientamento energetico sono andati al 5% dei contribuenti più ricchi e, principalmente alla categoria dei proprietari. Una proporzione rimasta pressoché invariata anche dopo l’introduzione del Superbonus, nonostante la cessione del credito e lo sconto in fattura avessero generato l’aspettativa di un accesso più equo, a beneficio dei meno abbienti o addirittura degli incapienti.
«Questo ha comportato il finanziamento di profitti privati con soldi pubblici», denuncia il sindacato Unione inquilini.
Gli interventi di efficientamento, infatti, innalzano il valore degli immobili a vantaggio dei proprietari, permettendo di gonfiare gli affitti, compresi quelli a canone concordato stabiliti dagli accordi territoriali. Un meccanismo altamente problematico se confrontato con le stime di Federcasa: in Italia il 5,8% delle famiglie è in condizione di disagio abitativo, di cui il 78% sono in affitto. Allo stesso tempo, le famiglie povere in affitto rappresentano il 45,5% di tutte le famiglie povere in Italia.
Ora che la fine del Superbonus si avvicina, già si prospetta una nuova lunga stagione di contenziosi legali, tra cantieri interrotti e irregolarità su cui dovrà intervenire l’Agenzia dell’entrate. Oltre alle truffe, il Superbonus ha anche contribuito a innescare una bolla speculativa che ha fatto schizzare i prezzi di tutte le forniture per l’efficientamento energetico: caldaie, impianti fotovoltaici, isolamenti termici e cappotti, cartongessi, già alimentato dall’aumento dei prezzi delle materie prime.
«I prezzi si sono gonfiati sia per un innalzamento improvviso della domanda rispetto all’offerta sia per le distorsioni di mercato create dalle truffe, come nei casi dei lavori dichiarati e mai eseguiti», spiega l’architetto Anesi.
Solo nel 2022 il ministero della Transizione Ecologica ha emesso un decreto che stabiliva un prezziario nazionale da seguire per elaborare i preventivi, allo scopo di contenere la speculazione ma secondo l’architetto Anesi l’intervento non è stato in grado di contenere il problema.
Inoltre, c’è una questione strutturale: il meccanismo dello sconto in fattura implica un anticipo dei costi da parte dell’azienda, che li recupera attraverso crediti di imposta. Dato che molti fornitori non accettano il pagamento dei materiali tramite crediti di mercato, svariate aziende si sono trovate a dover anticipare costi che non potevano sostenere. Così hanno chiuso prima di completare i lavori.
Il Superbonus non ha finanziato l’efficientamento dell’edilizia popolare
Meno dell’1% del Superbonus è andato agli ex Istituti Autonomi delle Case Popolari (Iacp) e la maggior parte di quell’1% è stata fruita dagli Iacp in maniera diseguale, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord Italia
IrpiData | Dati: Enea
I numeri sull’efficientamento delle case popolari di Ater Roma
La maggior parte degli alloggi popolari gestiti da Ater Roma non ha beneficiato di interventi di efficientamento energetico. Con il Superbonus, l’azienda ha potuto efficientare solo 250 alloggi in tutta la città di Roma
IrpiData | Dati: Ater Roma
Al Quarticciolo le aziende del Superbonus si tirano indietro
Secondo la fotografia del patrimonio residenziale pubblico scattata da Nomisma in occasione di un convegno di Federcasa del dicembre 2024, in Italia appena il 3,2% degli alloggi popolari ha subito opere di manutenzione straordinaria e solo il 5,3% interventi di efficientamento energetico.
Solo nella capitale, Ater gestisce circa 45.000 alloggi a uso residenziale che avrebbero bisogno di circa due miliardi di euro per il loro efficientamento energetico. Ma l’ente è a corto di risorse: in un’intervista a IrpiMedia, spiega che cinquemila tra i suoi alloggi hanno un canone d’affitto di 7,75 euro al mese, ma comunque l’ente ha accumulato quest’anno circa 1,2 miliardi di euro di debiti dovuti a morosità degli inquilini.
Costruite in muratura o in cemento armato tra gli anni Quaranta e Novanta del Novecento, le case popolari di Roma risentono di decenni di scarsa manutenzione, come raccontato nel primo articolo di questa serie. Quelle del Quarticciolo non sono da meno: più di cento alloggi sono al momento disabitati per inagibilità e mancata manutenzione.
Il Superbonus avrebbe dovuto permettere di intervenire sulle palazzine più problematiche a livello energetico e di agibilità, in via Manfredonia, via Ostuni e piazza del Quarticciolo. Interventi che erano previsti da una gara d’appalto indetta nel 2021 da Ater Roma per l’efficientamento di sei lotti Erp distribuiti in tutto il Comune, Quarticciolo compreso: 2.500 alloggi per un investimento di 45 milioni di euro, cinque milioni per lotto. Solo che, una volta aggiudicato l’appalto, Ater stima che siano stati efficientati solo 250 alloggi dei 2.500 previsti. Gli altri, di cui fanno parte anche quelli del Quarticciolo, no.
Tra i motivi c’è che la maggior parte delle aziende aggiudicatarie dell’appalto, infatti, si sono tirate indietro, rifiutandosi di firmare i contratti. Le imprese non hanno voluto spiegare a IrpiMedia perché hanno rinunciato ma potrebbe avere un ruolo la “bolla” innescata dal Superbonus di cui diceva Franco Anesi.
Una misura per ricchi
Altro che efficientare i consumi energetici: al Quarticciolo il problema degli inquilini è solo spendere meno. Tanti si trovano già, al netto delle spese, a dover scegliere se pagare l’affitto o mettere del cibo sulla tavola, quindi non riescono nemmeno a preoccuparsi delle bollette. Rientrano quindi in quella che il Piano nazionale energia e clima del 2020, il documento strategico redatto dal governo, definisce “povertà energetica”, ovvero «la difficoltà ad acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici oppure come la condizione per cui l’accesso ai servizi energetici implica una distrazione di risorse (in termini di spesa o di reddito) superiore a quanto socialmente accettabile».
Per altro, nemmeno Ater conosce la classe energetica degli appartamenti che ha in gestione perché non sono mai state fatte le certificazioni.
L’Osservatorio italiano sulla povertà energetica (Oipe), una rete di studiosi e di esperti che vengono da istituzioni ed enti privati che studia il fenomeno, a febbraio 2024 ha pubblicato un rapporto in cui scrive che in Italia «tutte le famiglie hanno risentito dell’aumento dei prezzi energetici ma in modo diverso» e che «le famiglie in povertà energetica si attestano sui due milioni, corrispondenti al 7,7% del totale».
L’indicatore è tuttavia ancora imperfetto e al momento può solo calcolare delle percentuali prendendo in esame dei dati statistici.
La direttiva europea sull’efficienza energetica specifica che le persone in povertà energetica, le famiglie a basso reddito e le persone che abitano negli alloggi sociali dovrebbero beneficiare equamente del principio “energy first”, l’approccio strategico raccomandato dall’Ue che promuove l’efficienza energetica come priorità assoluta nelle politiche energetiche e nella pianificazione degli investimenti.
Allo stesso modo, la direttiva europea Case Green del 2004, che mira a migliorare la performance energetica degli edifici nel doppio intento di ridurre le emissioni e alleviare la povertà energetica, sottolinea che gli Stati membri «dovrebbero incoraggiare gli istituti finanziari a promuovere prodotti finanziari, sovvenzioni e sussidi mirati al fine di migliorare la prestazione energetica degli edifici che ospitano famiglie vulnerabili».
Invece il Superbonus – a fronte dell’impiego di risorse pubbliche per quasi 130 miliardi di euro, con un impatto cumulato sul debito pubblico di 157 miliardi nel 2027 – è una misura per ricchi, che non tocca chi è in povertà energetica. È il risultato di uno studio dell’Università di Macerata che ha analizzato i microdati Istat sulla spesa delle famiglie, rilevando che le spese di efficientamento sostenute dalle detrazioni fiscali non hanno riguardato quei due milioni di nuclei dichiarati in povertà energetica dall’Oipe.
Il discorso si applica anche agli altri bonus edilizi, che l’ufficio parlamentare di bilancio descrive come misure sostanzialmente regressive, che hanno accentuato le iniquità territoriali avvantaggiando i Comuni agiati del Settentrione. E in Italia, dove l’ultimo intervento strutturale in campo abitativo risale agli anni Sessanta, la politica abitativa si fa con i bonus edilizi.
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