Reyl, la banca di Intesa Sanpaolo indagata in Svizzera per i clienti a rischio riciclaggio

Le lettere dell’autorità di vigilanza svizzera raccontano una banca senza adeguati sistemi antiriciclaggio. Tra i suoi clienti compaiono riciclatori condannati e oligarchi. Eppure è stata acquisita da Intesa nel 2021

© Occrp

In Svizzera, l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) ha indagato per almeno quattro anni sulla banca svizzera Reyl, dal 2021 parte del gruppo Intesa Sanpaolo. Comunicazioni riservate tra la banca e l’autorità svizzera  – ottenute da Le Monde e Occrp e condivise con un pool di testate tra le quali IrpiMedia – rivelano che Reyl, secondo l’equivalente elvetico della Consob italiana, ha «un livello molto alto […] di propensione al rischio». 

In Breve

Questo significa che gli ispettori della Finma hanno rilevato che le prassi adottate dalla banca non erano in linea con le normative internazionali per contrastare il riciclaggio di denaro sporco. Oltre 1.400 clienti di Reyl, secondo una lettera di Finma alla banca datata 2024, non sarebbero stati sottoposti alle procedure obbligatorie di valutazione del rischio per oltre cinque anni.

Per mesi, Reyl non ha tenuto conto di migliaia di segnalazioni interne che hanno lo scopo di evidenziare automaticamente le operazioni sospette, ovvero tutti quei trasferimenti di denaro che presentano “campanelli d’allarme” – dal Paese di origine del conto corrente fino all’ammontare della transazione– e per questo vanno in seguito segnalate alle autorità finanziarie che se ne occupano (in Italia è l’Unità d’informazione finanziaria della Banca d’Italia).

Reyl è un piccolo istituto bancario che amministra un volume di risparmio complessivo di 15 miliardi di euro. È una banca private, come ne esistono almeno 260 fra le più grandi multinazionali al mondo. 

Sono banche “boutique”, concepite per servire un numero ristrettissimo di clienti. Per questo sono specializzate a offrire i servizi più richiesti da clienti definiti “ricchi”, cioè con un patrimonio di almeno un milione di euro, o “ultra ricchi”, con oltre 30 milioni.

Queste banche si contendono una clientela globale stimata in circa 38,1 milioni di persone, spinte a scegliere l’istituto in base a proposte su misura, servizi accessori sempre più lussuosi e, forse più di ogni altra cosa, in base alla reputazione della banca e del Paese dove opera. È il caso di Reyl, che ha la sua sede principale in Svizzera, cassaforte di ricchezze straniere fin dagli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento. 

La confederazione elvetica è attrattiva per i risparmiatori internazionali perché è stabile sul piano economico e politico e perché le sue regole favoriscono gli istituti di credito. La più famosa è il segreto bancario, cioè l’obbligo di non divulgare i nomi dei correntisti.

A seguito di varie inchieste internazionali, nel 2015 la Svizzera ha cominciato a condividerli almeno con le autorità straniere nel caso di indagini giudiziarie, ma ha anche alzato le pene per chiunque diffonda il nome del titolare di un conto corrente, anche solo per riportare una notizia. La scelta di alcuni clienti Reyl potrebbe essere ricaduta sul piccolo istituto ginevrino anche per la disponibilità dei suoi vertici ad accogliere ricchezze di dubbia origine.

I soldi sporchi che entrano in banca vengono così ripuliti e possono essere utilizzati nell’economia legale.

Conosci il tuo cliente?

I controlli su Reyl sono cominciati con un’ispezione di routine dopo l’ingresso di Banca Intesa nel capitale. È allora che la Finma si rende conto di alcune vulnerabilità nei processi dell’istituto svizzero, sia riguardo le norme antiriciclaggio sia nel processo di inserimento dei clienti. 

In Svizzera il settore bancario e finanziario pesa per il 14% del Pil, è abbastanza raro quindi che l’autorità di vigilanza adotti nei confronti delle banche misure sanzionatorie, la più grave delle quali può comportare la revoca della licenza bancaria. 

Non è stato possibile verificare se dopo l’indagine la Finma abbia comminato sanzioni a Reyl. La banca controllata da Intesa non ha risposto alle domande dei giornalisti, limitandosi a sottolineare che «sta collaborando pienamente con le autorità di vigilanza e dà la massima priorità alla verifica di conformità con tutte le regolamentazioni applicabili e si impegna continuamente a migliorare i propri processi di controllo interno».

In una nota Reyl ha poi scritto agli autori di questa inchiesta che «le informazioni che ci avete richiesto sono confidenziali, soggette al segreto bancario previsto dalla legge svizzera – si legge –. La Banca, reputandosi parte lesa per la violazione del segreto bancario, ha consegnato alle autorità svizzere un esposto contro ignoti per salvaguardare sia l’istituto sia i propri clienti».

Invece di rispondere alle domande dei giornalisti, quindi, Reyl ha dato mandato a uno studio legale svizzero di «presentare una denuncia penale in relazione alla violazione del segreto bancario (Articolo 47 della Legge bancaria), nonché di altre disposizioni a tutela del segreto commerciale e professionale». 

Questo articolo, risalente al 1934, prevede che tutti gli impiegati, i direttori o i proprietari di una banca che trasmettono informazioni sulla clientela dell’istituto di credito commettono un delitto. Dal 2015 si applica anche a chiunque diffonda un segreto, come i giornalisti, che rischiano anni di carcere.

L’ombrello del segreto, più che la reputazione di un sistema, viene così usato come uno scudo per proteggere banche come Reyl, che cercano di adeguarsi il più lentamente possibile agli standard internazionali.  

A partire dal novembre 2021 gli ispettori di Finma hanno scritto ripetutamente ai vertici di Reyl per ottenere spiegazioni sui processi interni di valutazione del rischio e sulle linee guida antiriciclaggio. Hanno chiesto le versioni complete dei dossier sui clienti e gli incartamenti delle segnalazioni di operazioni sospette che Reyl per legge gira all’autorità che si occupa di antiriciclaggio.

Per quanto la banca dichiari di collaborare, i miglioramenti sono giudicati «insoddisfacenti» dalla Finma. Il problema di fondo, stando a quanto si può ricostruire dai documenti, è il processo di selezione, gestione e monitoraggio dei clienti, quello che nel gergo tecnico si chiama know your customer (kyc). È una procedura obbligatoria per istituti bancari, assicurazioni e professionisti che offrono servizi finanziari.

Lo scopo è prevenire che soldi di origine sospetta possano entrare nel circuito bancario, come se fossero puliti. 

Tra le categorie di clienti problematici, una delle più numerose riguarda i clienti russi e di ex repubbliche sovietiche. A seguito dell’invasione su larga scala dell’Ucraina cominciata nel febbraio del 2022, accettare clienti russi è diventato più difficile.

Gli istituti di credito europei, come Intesa in Italia, hanno cercato gradualmente di diminuire il più possibile la propria esposizione a Mosca, chiudendo le proprie controllate e riducendo le linee di credito locali. 

A Reyl questo è avvenuto in tempi molto più lunghi. Il 31 gennaio 2024 la Finma scrive alla banca di avere «dato ordine alla Divisione Enforcement di portare avanti un’indagine aggiuntiva», in particolare per via delle preoccupanti «relazioni d’affari con la Russia».

Soprattutto quando hanno legami con “persone politicamente esposte” (la sigla in inglese è pep), le cui ricchezze sono potenzialmente frutto di accordi corruttivi. In questi casi è prevista una verifica più stringente sull’origine dei loro patrimoni.

Ne è un esempio il caso di una donna d’affari ucraina di nascita, russa di cittadinanza e cipriota di passaporto, Liubov Komissarenko. Il suo nome compare in un’inchiesta di Occrp del 2023, che racconta di come alcune società di Komissarenko avevano ottenuto per anni appalti dalla società statale dell’acqua pubblica di Mosca, diretta dal suo compagno dell’epoca Alexander Ponomarenko.

Il rischio che gli appalti fossero “pilotati” esiste, data la corruzione dell’amministrazione pubblica russa e la relazione tra i due. 

Nonostante il suo profilo di rischio, Liubov Komissarenko a dicembre del 2022 apre due conti correnti in banca Reyl. Lorenzo Rocco di Torrepadula, storico membro del comitato esecutivo della banca, si era speso in prima persona, scrivendo al comitato accettazione clienti (Cac) di aver verificato egli stesso le credenziali della nuova potenziale cliente. 

È una procedura anomala. Rocco di Torrepadula rassicura la banca che i due clienti possono fornire dei documenti da ritenere come «un’attenuante ai gossip» sul loro conto. Il manager Reyl, lungi dall’essere censurato per la posizione assunta con una cliente a rischio, verrà promosso a responsabile della gestione dei patrimoni. Torrepadula non ha risposto alle domande dei giornalisti.

Nel settembre del 2023, Reyl deve allinearsi alle altre banche europee e prendere una posizione più netta con i clienti russi. Questa decisione impatta anche sui conti di Komissarenko: «a causa delle notizia negative» e dei «nuovi criteri applicati dalla banca a partire da luglio 2023 in relazione ai clienti con legami in Russia», i suoi due conti correnti vengono chiusi.

Nella sua corrispondenza con Reyl, la Finma indica altri clienti ad alto rischio. Molti sono legati alla politica: l’ex ministro russo Leonid Reiman, il genero dell’ex presidente dell’Uzebekistan Islam Karimov, un uomo d’affari che gestisce società per conto della famiglia del presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev.

I pep sono tanto più problematici quanto più sono strettamente legati alle famiglie di autocrati che governano o hanno governato in Paesi coinvolti in scandali internazionali per corruzione e appropriazione indebita. 

Alcuni dei clienti sui quali Finma ha condotto un’ispezione nel settembre del 2023.

Dinara Kulibayeva

© Fondazione NNEF

Figlia dell’ex presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev


È sottoposta a un procedimento penale a Ginevra, che riguarderebbe la provenienza dei 150 milioni di franchi svizzeri che detiene presso Reyl. Un avvocato di Kulibayeva ha dichiarato a Occrp che la donna ha sempre collaborato con le autorità per fornire informazioni sulla provenienza dei fondi, utilizzati per acquistare proprietà immobiliari in Svizzera.

Timur Tillyayev

Gestore degli affari e marito di Lola Karimova, figlia dell’ex presidente dell’Uzebkistan, Islam Karimov


Il genero di Karimov, brutale presidente dell’Uzbekistan fino alla sua morte nel 2016, aveva un conto aziendale e uno personale presso Reyl. A marzo dello scorso anno, uno di questi conti conteneva 83 milioni di franchi svizzeri. La Finma ha posto domande sulla fonte della ricchezza di Tillyaev nell’ambito della sua indagine su Reyl.

Tillyaev non ha risposto a una richiesta di commento.

Leonid Reiman

Leonid Reiman
© Wikipedia

Ex ministro delle telecomunicazioni russo e consigliere di Vladimir Putin


Ha avuto oltre 81 milioni di franchi svizzeri in conti Reyl fino al settembre 2023. La banca ha deciso di chiudere i suoi conti dopo che Reiman è stato citato in un’inchiesta di Occrp come cliente della società svizzera di gestione patrimoniale Finaport, che regolarmente raccomandava clienti a Reyl.

Reiman non ha risposto a una richiesta di commento.

Tutto in famiglia

Reyl è una private bank storica. Ha una licenza bancaria dal 1973, che fino al 1988 è stata intestata alla Compagnie financière d’études et de gestion, istituto co-fondato da Dominique Reyl, l’uomo che oggi dà il nome a Reyl & Cie Sa. Prima analista finanziario poi dirigente, Dominique Reyl, tuttora manager all’interno del gruppo, è un banchiere di lungo corso.

Ha lasciato nel 2008 la guida del gruppo di famiglia al figlio François, che nel 2013 è stato citato dalla stampa internazionale in qualità di facilitatore di uno spostamento di capitali in Svizzera per eludere il fisco.

Il cliente per cui ha operato, come dirà una sentenza del tribunale parigino, è l’ex ministro delle Finanze francese Jérôme Cahuzac. 

A parte la macchia del passato, François Reyl conserva negli anni la sua fama di grande banchiere: i clienti gestiti personalmente da lui sono 228, tra i più importanti della banca. Il patrimonio complessivo è di circa 1,2 miliardi di euro.

Rischia però un conflitto d’interessi agli occhi di Finma: il figlio del fondatore è infatti amministratore delegato della banca e soprattutto membro del Cac, il comitato che accetta nuovi clienti. Ha lasciato il ruolo a marzo del 2024, mantenendo però le cariche di consigliere di amministrazione e presidente del Comitato strategico.

Nonostante i cambiamenti, la banca è ancora della famiglia Reyl: sia Dominique sia Francois hanno ricoperto negli anni un ruolo da garante fondamentale per mantenere la fiducia dei clienti. 

Entrambe le banche sono finite a giudizio, in base alla legge sulla responsabilità amministrativa e penale delle imprese. A luglio del 2022, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano Domenico Santoro ha chiesto, per la prima volta in Italia, una misura cautelare per impedire che una banca svizzera operi nel nostro Paese. La misura è diretta solo a Cramer & Cie, visto che Reyl è coinvolta solo per il 2018. Nel 2023 la richiesta di sequestro è stata revocata dallo stesso gip, in quanto la banca svizzera avrebbe adottato una serie di regolamenti interni per limitare il rischio riciclaggio.

Sia l’indagine su Cramer (in cui Reyl è stata toccata solo parzialmente) sia quella di Finma su Reyl avevano riscontrato delle mancanze organizzative delle due banche e delle omissioni nelle procedure per raccogliere informazioni sui clienti (per Cramer, in particolare, sulla loro situazione fiscale) e una certa indulgenza verso i clienti con un ricco patrimonio di dubbia origine.

Non si sa ancora cosa succederà in Svizzera a Reyl in un eventuale procedimento penale a suo carico e non si può prevedere quale sia l’orientamento dei giudici svizzeri in merito a possibili responsabilità della banca.

L’interpretazione del giudice per le indagini preliminari di Milano è invece molto chiara: il vantaggio economico ottenuto da Cramer gestendo questi “conti sporchi” va punito. I giudici milanesi hanno disposto per la banca Cramer un sequestro da 23,5 milioni di euro, equivalente al totale di tutte le transazioni gestite dai due ex funzionari sotto accusa.

Il ricorso della banca con sede a Ginevra è stato respinto in Cassazione.

Mentre per Reyl, con il patteggiamento, la questione è chiusa, Cramer ha presentato un ulteriore ricorso in Cassazione per stabilire quale tribunale sia competente sulla decisione, se Milano o Busto Arsizio, a seconda che venga considerato l’ultimo o il primo luogo dove i clienti hanno ricevuto il denaro “ripulito”.

Anche la vicenda processuale dei due dipendenti è ancora in corso. Contattata da IrpiMedia, Cramer ha ribadito di ritenere «che la contestazione è infondata e che comunque il sequestro è sproporzionato».

Resistere al cambiamento

Secondo quanto ha potuto osservare l’autorità di vigilanza elvetica, almeno fino al settembre del 2023 dentro Reyl c’era «un livello molto elevato di propensione al rischio di Aml [anti money laundering]» e «certa negligenza» nel controllo sui clienti. Nonostante le lacune nel sistema di verifica, nel 2021 Intesa Sanpaolo ha comunque deciso di acquisire Reyl. Alle domande dei giornalisti il gruppo italiano non ha risposto.

«Se hai questa propensione per clienti ad alto rischio, allora faresti meglio ad avere un sistema di regole antiriciclaggio in perfetta forma», spiega a Occrp Justyna Gudzowska, direttrice esecutiva di The Sentry, una ong americana specializzata nel tracciare i “cleptocrati” e che in precedenza ha lavorato come avvocato per la banca d’investimento americana Morgan Stanley.

Reyl vale meno di un decimo del patrimonio complessivo amministrato da Fideuram (365 miliardi di euro) il gruppo di private banking di Intesa che ne detiene le quote. Ma per la prima banca d’Italia il controllo di Reyl non è solo una questione di numeri, quanto di prestigio. L’acquisizione ha permesso a Intesa di entrare dalla porta principale nel mondo delle società del risparmio svizzere per ricchi e ultra ricchi. Un mondo che ancora gode di grande attrattività sul piano internazionale.

Nonostante gli scandali e alcuni progressi, in Svizzera c’è ancora la possibilità di abusare della discrezionalità del sistema finanziario per nascondere patrimoni di origine sospetta. E per portare in tribunale chi svela i nomi dei clienti.