La storia di Sophia, una delle diecimila vittime di Altamides

Contattata dai giornalisti, non riusciva a spiegarsi chi ne volesse tracciare i movimenti. Poi ha ricostruito l’incontro con un uomo pakistano che le faceva avances con molta insistenza

First Wap pubblicizza Altamides, il suo strumento per geolocalizzare telefoni attraverso le vulnerabilità della rete telefonica, solo a governi e forze dell’ordine. I dati provenienti dall’archivio segreto della società analizzati da IrpiMedia, però, mostrano il suo impiego al di fuori di contesti di polizia.

Tra i bersagli ci sono manager di multinazionali, oppositori politici, giornalisti e persino una star di Hollywood, Jared Leto. Ci sono poi target che probabilmente hanno usato la propria utenza telefonica per testare il sistema. Sono dirigenti di società attive nel settore militare, impiegati di aziende di telecomunicazione e cybersicurezza, poliziotti e investigatori privati sia in Europa che negli Stati Uniti.

In Breve

Altri però finiscono nel mirino senza esserne consapevoli. È capitato a un gruppo di ingegneri di Google e anche ad Anne Wojcicki, co-fondatrice dell’azienda 23andMe ed ex moglie di uno dei co-fondatori di Google. Google ha rifiutato una richiesta di commento e Wojcicki ha riferito di non essere a conoscenza dei tentativi di sorvegliarla. 

Sono poi moltissime le persone comuni presenti nei dati. Operai, autisti, cuochi, dipendenti di società che non hanno nulla a che fare con il mondo della sorveglianza. Sophia (nome di fantasia) è una di queste. Quando è stata contattata dai giornalisti di Lighthouse Reports non riusciva a capacitarsi di essere stata sorvegliata. Il suo numero di telefono è stato monitorato per quasi un anno: ogni spostamento in ufficio, vacanze all’estero, e momenti passati in casa sono stati registrati da Altamides.

«Sono passata dall’incredulità allo shock, all’indignazione, al disgusto», ha raccontato Sophia ripensando al momento in cui ha visto i dati delle sue posizioni. Non si trattava chiaramente di qualcosa da nascondere sotto un tappeto e dimenticarsene, andando avanti. Aveva bisogno di capire come fosse potuto accadere. 

Così ha cominciato a fare ipotesi. Ha pensato che il motivo del suo tracciamento potesse essere legato alle sue origini russe in quanto in passato aveva criticato pubblicamente Vladimir Putin e il suo governo, oppure al suo impiego in una società del settore farmaceutico.

Poi ha pensato a un uomo che ha conosciuto poco dopo essere arrivata nel Regno Unito, dove ha vissuto per un periodo della sua vita. Quella che inizialmente sembrava una semplice amicizia si è poi trasformata in un incubo. L’uomo si aspettava altro da lei e ha cominciato a farle avances con sempre maggiore insistenza. Dopo che Sophia ha chiuso ogni rapporto, l’uomo ha continuato a farle chiamate e mandare messaggi. Un quadro che suggerisce una situazione di stalking.

Dall’inchiesta Surveillance Secrets

A distanza di anni, controllando il nome di quella persona online, Sophia si è resa conto che l’uomo, all’epoca, era direttore delle vendite di un’azienda che fornisce tecnologie per la sorveglianza all’esercito pakistano. Il suo numero è stato quindi sorvegliato per testare la tecnologia di Altamides? Per puro divertimento? Le ipotesi si moltiplicano e sono sempre più inquietanti. 

Dall’archivio di Altamides, i giornalisti hanno scoperto che pochi minuti dopo aver tracciato il numero di telefono di Sophia, Altamides veniva utilizzato anche su utenze di altri colleghi e di un parente dell’uomo. Questa situazione fa pensare che effettivamente l’uomo che Sophia pensava fosse un amico stesse testando lo strumento, sui colleghi e su di lei.

«Mi sento molto vulnerabile», ha dichiarato Sophia a Lighthouse Reports riflettendo sulla sua esperienza, «come se non ci fosse privacy, non ci fosse uno spazio privato, sicuro, dove poter stare da sola».

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