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Nonostante il costante calo di uso del gas, Snam ha investito centinaia di milioni in nuovi rigassificatori. Che ora devono essere piazzati sulle nostre coste, con il rischio di danni ambientali significativi
Dalle alture del capo di Vado Ligure, accanto ai resti della fortezza di Santo Stefano, a seconda della direzione in cui si decide di guardare, la costa presenta due scenari opposti. Verso ponente, l’isolotto dell’area marina protetta di Bergeggi si confonde armonicamente con la costa frastagliata, coperta di macchia mediterranea. Spostando lo sguardo a levante invece, il paesaggio naturale scompare, fagocitato dalle infrastrutture industriali.
Nel centro di Vado svettano le ciminiere della ex centrale a carbone, oggi convertita in centrale a gas della Tirreno Power, tutto attorno ci sono i depositi di greggio della società Petroli. A perpendicolo, sotto la fortezza di Santo Stefano, si estende l’enorme porto commerciale, con il grande molo in cemento armato dove saranno costruiti dei serbatoi per lo stoccaggio del Gnl, il Gas naturale liquefatto. La banchina accanto è occupata dalle gru e da pile di container contrassegnati dal logo della multinazionale dei trasporti Maersk.
In Breve
Nel giugno 2022 Snam Spa (principale azienda del gas in Europa e partecipata al 30% dallo Stato italiano tramite Cassa Depositi e Prestiti) ha acquistato per 330 milioni di euro la nave gasiera Golar Tundra
La nave, che si trova attualmente a Piombino, dovrà essere spostata, a Vado Ligure, su proposta del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, attualmente indagato.
La Golar Tundra dovrebbe essere ancorata offshore a 2,9 chilometri dalla costa (caso unico al mondo di nave offshore a così poca distanza dalla costa), a pochi chilometri dall’area marina protetta di Bergeggi
La nave funziona a ciclo aperto, usando la maggior temperatura dell’acqua per scaldare, e quindi rigassificare il Gnl. Per evitare incrostazioni, all’acqua viene aggiunta candeggina, poi sversata in mare. Si stima che saranno riversati in mare circa 86 litri di candeggina ogni giorno
Il gas raggiungerà la rete nazionale attraverso una combinazione di condotte sottomarine e terrestri. La costruzione di quelle sottomarine rischia di causare il sollevamento di fanghi altamente inquinanti da decenni di attività industriali e portuali, disperdendo sostanze tossiche nell'ecosistema marino
Il progetto prevede la realizzazione di 12 serbatoi per lo stoccaggio di Gnl in un'area adiacente al molo di Vado Ligure, di pertinenza del Comune di Bergeggi. Saranno costruiti dalla Gnl Med Srl, una joint venture già beneficiaria di 21,5 milioni di euro dal Pnrr
A fare da cornice a questa sequenza, ai lati della città, i fianchi delle colline sono stati sventrati da due discariche, una per i rifiuti speciali e l’altra per i rifiuti urbani.
Da qui, seguendo con lo sguardo il profilo del litorale, si intravedono i giardini di Savona. Guardando verso il mare, poco più al largo si scorgono gli attracchi per le petroliere che sostano regolarmente nel golfo di Vado per rifornirsi. È più o meno in questa zona, a 2,9 chilometri dalla costa, che dovrebbe essere collocata la nave gasiera Golar Tundra.
«Quando ho saputo la notizia dai giornali, la prima cosa che ho pensato è che fossero pazzi e che finiremo per chiudere il nostro hotel», dice Pervinca Tiranini, titolare del Mare Hotel di Savona. Tiranini vive il mare da imprenditrice: ha ereditato dai nonni lo stabilimento con albergo e ristorante che gestisce insieme al nipote. Ma lo vive anche da appassionata. In età adulta ha iniziato a dedicarsi alle immersioni, con le bombole e in apnea, e, assicura, la varietà di pesci che si trova a Bergeggi non l’ha vista nemmeno ai Caraibi.
Eppure non è sempre stato così: «Fino a qualche decennio fa, quando andavamo in spiaggia ci portavamo dietro l’olio, per ripulirci i piedi dal catrame che inquinava le spiagge. Finalmente, negli ultimi anni abbiamo ricominciato a vivere il mare come ambiente naturale, non solo come una risorsa da sfruttare», ricorda Tiranini.
Oggi, ci sono numerose le attività turistiche, dal kitesurfing alle immersioni, al festival della fotografia subacquea, grazie alle migliaia di pesci che hanno ripopolato l’area marina protetta di Bergeggi. «Dopo tutti gli sforzi vogliono farci fare marcia indietro. Vi immaginate che impatto potrà avere una nave gasiera che sverserà in mare tonnellate di acqua sterilizzata per oltre 20 anni?», dice.
La nave gasiera e il gas che (non) serve
La nave di cui parla l’imprenditrice è la nave gasiera FSRU Golar Tundra, lunga 292,5 metri, larga 43 e alta 55 metri. La nave è stata acquistata da Snam Spa (principale azienda del gas in Europa e partecipata al 30% dallo Stato italiano tramite Cassa Depositi e Prestiti) a giugno 2022 da Golar Lng Limited per 330 milioni di euro.
La Golar Tundra può stoccare circa 170 mila metri cubi di gas naturale liquefatto e rigassificare cinque miliardi di metri cubi all’anno da immettere nella rete nazionale. L’acquisto urgente della nave è stato presentato da Snam e dal Governo come un tassello fondamentale per far fronte alla paventata crisi energetica determinata dal conflitto in Ucraina.
La Golar Tundra, battente bandiera delle isole Marshall, da Singapore ha raggiunto il porto di Piombino e dal luglio 2023 è entrata in funzione, rigassificando il Gnl proveniente, nell’ordine, da Stati Uniti, Algeria, Qatar ed Egitto.
In Europa, intanto, il consumo di Gnl continua a calare: già nel 2022 è stato inferiore del 13% rispetto all’anno precedente. L’anno scorso ben otto terminal Gnl in Europa (compreso Piombino) hanno operato al di sotto del 50% della capacità.
Questo calo dovrebbe proseguire, anche in vista del raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Ue. Il gas infatti è un combustibile fossile, climalterante, il cui uso dovrà essere sempre più ridotto. Eppure di fronte allo spauracchio di una futura crisi energetica, si continua a investire in questo combustibile le risorse che dovrebbero andare alla transizione energetica.
“Emergenza” è sempre la parola chiave. La Golar Tundra è stata collocata a Piombino proprio “in via emergenziale”, in deroga quindi alla valutazione d’impatto ambientale. L’accordo era stato ottenuto ad una condizione: che dopo un massimo di 36 mesi (quindi entro luglio 2026) la nave fosse spostata, condizione che il Governo, allora guidato da Mario Draghi, accettò pur di vincere la riluttanza della Regione Toscana.
Nel 2023, a candidarsi per trarre d’impaccio il Governo Meloni ci ha pensato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.Toti ha assunto la carica di Commissario straordinario di Governo per la realizzazione del rigassificatore ed è stato dato il via al piano per trasferire la Golar Tundra in Liguria, posizionandola a circa quattro chilometri al largo della costa dei Comuni di Vado Ligure, Quiliano e Savona, dove dovrebbe rimanere in funzione fino al 2043.
A maggio di quest’anno però, Toti è finito agli arresti domiciliari, indagato dalla Procura di Genova per corruzione nell’esercizio della funzione, per atti contrari ai doveri d’ufficio e per corruzione elettorale. Agli arresti domiciliari sono finiti anche Matteo Cozzani, capo di gabinetto del presidente Toti, accusato di corruzione elettorale e l’imprenditore Aldo Spinelli, per presunte tangenti pagate in cambio della concessione di un terminal.
In seguito all’arresto di maggio, l’incarico di Toti come Commissario straordinario è decaduto e la Liguria ha chiesto al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) di nominare un nuovo commissario per non interrompere l’iter legato alla Golar Tundra. Le carte sono adesso in mano al ministero anche per quanto riguarda la Valutazione di impatto ambientale.
Secondo Snam, «la scelta della Liguria è stata dettata non solo dall’esigenza di avere un rigassificatore nell’area Centro-Nord del Paese, dove si ha un maggiore consumo di gas, ma soprattutto dalla presenza di fondali e condizioni meteomarine idonei all’ormeggio in sicurezza di un terminale offshore e dalla vicinanza alla rete nazionale di trasporto del gas».
Il progetto comunque non coinvolge solo il Comune di Vado. Ad esempio a Quiliano, appena fuori Vado, si prevede la realizzazione di un impianto Pde (il Punto di entrata, cioè il raccordo con la rete gasdotti), che comprenderà apparecchiature di filtraggio e misura e due condotte, una di 2,8 chilometri per il collegamento alla rete nazionale gasdotti e un’altra per collegarsi al metanodotto di Cairo-Savona.
Oltre alle infrastrutture direttamente collegate alla nave (il sistema di ancoraggio e i tunnel sottomarini e terrestri per il trasporto del gas), il progetto prevede anche la realizzazione di 12 serbatoi per lo stoccaggio di circa 19 mila metri cubi di Gnl nei pressi del molo di Vado Ligure, in un’area di pertinenza del Comune di Bergeggi.
A differenza dei lavori e dei costi direttamente legati alla Golar Tundra, sostenuti da Snam, i depositi di gas saranno realizzati da un’altra società, la Gnl Med Srl, una joint venture creata nel 2019 da Quiris Holding Industriale, specializzata nella produzione e distribuzione di gas, e dal Gruppo Armatoriale Ottavio Novella. Secondo la graduatoria del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, la Gnl Med risulta beneficiaria di fondi Pnrr per 21,5 milioni di euro.
Per accelerare i tempi, visto che i fondi devono essere utilizzati entro il 2026, ed evitare la Valutazione di impatto ambientale (che viene richiesta solo per depositi superiori ad una certa dimensione), il progetto è stato presentato in due step, proponendo prima la costruzione di solo undici serbatoi e aggiungendo il dodicesimo in un secondo momento.
A maggio, a seguito degli arresti in Liguria, è emerso tra l’altro che la GNL Med ha supportato la campagna elettorale di Toti versando cinquemila euro al suo comitato.
Finora, i lavori di adattamento, installazione e collegamento alla rete per far funzionare la Golar Tundra a Piombino sono costati a Snam circa 180 milioni di euro. Il costo del trasloco e dei lavori di adattamento per l’installazione della nave a Vado non sono ancora noti perché tutto dipende dall’esito della Valutazione di impatto ambientale da parte del Mase.
Il paradosso in ogni caso è che, come ha denunciato un gruppo di consiglieri comunali di Savona, per pagare meno il gas saranno comunque i cittadini a rimetterci, con un aumento delle tasse. Snam infatti può chiedere allo Stato la cosiddetta “sterilizzazione” dei maggiori costi di rigassificazione legati alle nuove infrastrutture, costi che vengono quindi scaricati sulla fiscalità generale o in bolletta.
Eni, uno dei maggiori attori italiani nel commercio del gas liquido, in audizione ad Arera (l’Autorità per l’energia) ha affermato che il trasferimento a Vado Ligure è antieconomico, e si è opposta.
«La costruzione di nuove infrastrutture rappresenta per Snam un guadagno indiretto», spiega Filippo Taglieri di ReCommon. «Siccome Snam fornisce un servizio pubblico, attraverso il meccanismo del ricavo remunerato riesce a recuperare parte di quello che ha investito».
Insomma, più infrastrutture Snam costruisce, più ci guadagna, perché una delle variabili per calcolare la percentuale del ricavo è appunto il numero di impianti costruiti.
Queste scelte incatenano il nostro futuro energetico ai combustibili fossili: Snam, secondo ReCommon, è tra gli attori che hanno tratto maggiore vantaggio dal mantra della sicurezza energetica, con l’effetto collaterale di rendere secondari gli impegni di riduzione delle emissioni.
Snam assicura che la costruzione di nuove infrastrutture resta in linea con gli obiettivi della neutralità climatica al 2050: «A parole almeno. A noi sembra che il piano investimenti 2023-2027 sia il chiaro indicatore della direzione presa dall’azienda: 10,3 miliardi di euro su un totale di 11,5 miliardi saranno destinati a nuove infrastrutture per il gas o per idrogeno e gas insieme, tra cui quelle per l’import di gas naturale liquefatto», conclude ReCommon.
I dubbi su impatto e rischi
Quando a luglio 2023, la decisione di trasferire la Golar Tundra da Piombino a Vado Ligure è stata resa pubblica e diffusa dalla stampa locale, un gruppo di cittadini ha deciso di mobilitarsi.
«Ci sembrava impossibile. A Savona nessuno ne sapeva niente. Abbiamo deciso di costituire il comitato “Fermiamo il mostro” e una pagina Facebook per informare la cittadinanza», ricorda Monica Giovannini, presidente della società di mutuo soccorso Fornac. «Il 9 agosto abbiamo chiesto un appuntamento con il sindaco di Savona ma la città era esclusa dalla Conferenza dei servizi, quindi non aveva diritto a pronunciarsi sul progetto».
A preoccupare i membri del Comitato da un lato sono la sicurezza dell’impianto e l’impatto sulla salute, ma anche gli effetti sull’ambiente marino.
«Snam nella presentazione del progetto ha omesso alcune informazioni fondamentali sui fondali che saranno interessati dal progetto, ad esempio la presenza di una zona coralligena», spiega Regina Sozzi, fisica in pensione e membro del WWF. «Per non parlare poi dello sversamento continuo di ipoclorito di sodio… Se piazzi un rigassificatore a ridosso di un canyon, con forti correnti marine, vicino ad una zona marina di pregio sei tu a dovermi dimostrare preventivamente che questo non causerà un danno».
In ogni caso comunque a sollevare dubbi sul progetto non sono solo i cittadini del comitato, ma anche l’Istituto superiore di sanità, i Vigili del Fuoco, la direzione Area marina protetta di Bergeggi e le amministrazioni dei Comuni coinvolti. In tutto sono 82 le richieste di integrazione documentale arrivate a Snam da parte delle istituzioni e dei comitati.
Dopo queste osservazioni, Snam ha presentato, a marzo 2024, un progetto aggiornato. Ma le modifiche sono tali e numerose che i Comuni di Vado, Bergeggi, e la direzione dei Vigili del Fuoco della Liguria hanno chiesto addirittura lo stop dell’istruttoria in quanto a loro avviso sarebbe necessario un nuovo Rapporto preliminare di sicurezza.
«Per perfezionamento significa che un progetto è definito al 97% e il 3% viene sistemato con modifiche minime», spiega Marco Stevanin, di Terra srl, società di consulenza di parte per i Comuni liguri. «In questo caso invece secondo noi non è un perfezionamento ma un progetto ex novo. Cioè cambiano tutta una serie di dati e di valutazioni ambientali e non solo».
Stevanin conosce molto bene sia la Golar Tundra che l’area tra Savona e Vado Ligure. Ingegnere ambientale, con la sua società di consulenza, la Terra Srl ha seguito la questione della nave gasiera dal 2021, quando è stato incaricato dal Comune di Piombino di effettuare delle valutazioni di carattere critico alla documentazione presentata da Snam.
L’evoluzione dell’area portuale di Vado Ligure dal 2014 al 2024
«Probabilmente Snam aveva molta fretta di trovare un luogo alternativo dove collocare la Golar Tundra: tutto è collegato a un cronoprogramma stringente», spiega Stevanin. Il decreto autorizzativo con cui si è infine stabilita la collocazione della Golar Tundra a Piombino ha infatti una scadenza precisa: luglio 2026, cioè 36 mesi dall’entrata in funzione della gasiera. «Tra scavi e lavori a mare Snam prevede circa 20 mesi di lavoro in Liguria. Intanto la nave è a Piombino già da un anno e il termine è agli sgoccioli».
Quando è stato annunciato lo spostamente della nave dalla Toscana alla Liguria, Stevanin, che aveva già seguito il caso della centrale a carbone a Vado, è stato subito interpellato dai Comuni di Vado, Savona e Bergeggi, poco convinti dal progetto presentato da Snam e preoccupati per le conseguenze di carattere ambientale, sulla salute pubblica e i potenziali rischi.
La nave gasiera
Lunga 292 metri, larga 43 e alta 55 metri, la nave gasiera Golar Tundra è stata acquistata da Snam SpA nel giugno 2022 per 330 milioni di euro. Può stoccare circa 170 mila metri cubi di gas naturale liquefatto e rigassificare 5 miliardi di metri cubi all’anno da immettere nella rete nazionale.
La Golar Tundra riceverà gas naturale allo stato liquido da altre navi che lo trasportano a una temperatura di 160° sotto zero. Sarà ancorata a 2,9 Km dalla costa tramite una torretta in superficie a sua volta ormeggiata al fondale con sei enormi ancore disposte a raggiera.
Per riportare allo stato gassoso il combustibile liquido, la nave sfrutta la maggior temperatura dell’acqua marina, che attraverso un sistema di pompaggio e di tubi, viene fatta scorrere accanto ai serbatoi contenenti il gas. Per evitare incrostazioni, l’acqua viene preventivamente sterilizzata con l’utilizzo di candeggina e riversata in mare al termine del ciclo. Si stima che saranno riversati in mare circa 86 litri di candeggina ogni giorno.
La Golar Tundra, inoltre, verrà ancorata proprio nei pressi di un’area coralligena, la cui presenza è stata rimossa dalla mappa presentata nel progetto aggiornato presentato da Snam.
L’impianto di Quiliano e le condotte
Il gas raggiungerà la rete nazionale attraverso una combinazione di condotte sottomarine e terrestri. La costruzione di quelle sottomarine rischia di causare il sollevamento di fanghi altamente inquinati da decenni di attività industriali e portuali, disperdendo sostanze tossiche nell’ecosistema marino.
A Quiliano si trovano gli ex depositi di gas della Sarpom. Qui, a poca distanza dalla ex centrale a carbone (oggi centrale a gas) di Tirreno Power, dovrebbe sorgere il nuovo impianto di regolazione e di l’allacciamento alla rete nazionale, collegato alla nave da una condotta di circa sei chilometri in totale, prima sottomarina e poi sotterranea.
Il nuovo deposito di Bergeggi
Il progetto prevede la realizzazione di 12 serbatoi per lo stoccaggio di Gnl in un’area adiacente al molo di Vado Ligure, di pertinenza del Comune di Bergeggi.
Saranno costruiti dalla Gnl Med Srl, una joint venture già beneficiaria di 21,5 milioni di euro dal Pnrr.
L’area marina protetta di Bergeggi
È la terza area marina protetta più piccola d’Italia. Lo status di ambiente marino tutelato, dovuto soprattutto alla varietà di pesci presenti, è stato raggiunto grazie alla volontà delle comunità locali, che sono state coinvolte nella difesa dell’area.
Il progetto di Snam a Vado Ligure
La nave gasiera Golar Tundra è stata acquistata da Snam Spa nel giugno 2022 per 330 milioni di euro. Lunga 292 metri, ha una capacità di rigassificazione di 5 miliardi di metri cubi all’anno da immettere nella rete nazionale, attraverso una serie di condotte sottomarine e sotterranee di nuova costruzione.
La nave funziona a ciclo aperto, usando la maggior temperatura dell’acqua per scaldare, e quindi rigassificare il Gnl. Per evitare incrostazioni, all’acqua viene aggiunta candeggina, poi sversata in mare: si stima che saranno riversati in mare circa 86 litri di candeggina ogni giorno.
La Golar Tundra sarà collocata a 2,9 chilometri dalla costa, a Vado Ligure,a pochi chilometri dall’area marina protetta di Bergeggi.
Il progetto prevede anche la realizzazione di 12 serbatoi per lo stoccaggio di Gnl sul molo di Vado Ligure, e la realizzazione di un impianto di regolazione a Quiliano, per l’allacciamento alla rete nazionale, a poca distanza dai depositi di gas della Sarpom e della ex centrale a carbone (oggi centrale a gas) di Tirreno Power.
La collocazione della Golar Tundra a pochi chilometri dalla costa sarebbe infatti un caso unico nel suo genere: le navi gasiere sono solitamente collocate in porto (come a Piombino) oppure offshore, ad almeno venti chilometri dalla costa – un’opzione impraticabile in Liguria dove il fondale sprofonda già a breve distanza. Date le particolarità del mar Ligure, spesso soggetto a fenomeni meteo anche molto intensi, la breve distanza dalla costa non assicura necessariamente condizioni del mare più stabili.
A confermare l’impatto delle navi offshore è stata – involontariamente – proprio una delle parti direttamente coinvolte nel progetto. Nel luglio 2022, quando l’obiettivo era rassicurare la cittadinanza di Piombino rispetto alla sicurezza della nave in porto, Leonardo Brunori, ingegnere di Rina, società che ha fatto il progetto della FSRU Golar Tundra (oltre al mega progetto della diga foranea di Genova) ha spiegato che «essere sulla costa rende il tutto più sicuro», aggiungendo che costruire l’impianto su strutture offshore in alto mare sarebbe stato possibile, ma il processo sarebbe stato più lungo (situazione incompatibile con la guerra in corso) e più dannoso per l’ambiente.
«Per i rigassificatori offshore – ha detto Brunori a Linkiesta– bisogna far passare un tubo in mezzo al mare e mettere dei sistemi di ancore. Tutto ciò ha un impatto sul suolo marino e sulla biodiversità. L’impatto dei rigassificatori in mezzo al mare è potenzialmente maggiore».
A distanza di due anni, cambiate le priorità e gli interessi, è cambiata evidentemente anche l’opinione dei progettisti. A farne le spese sarà ancora una volta l’ecosistema marino.
Il mare sotto assedio
L’ufficio di Davide Virzi, direttore dell’Area marina protetta di Bergeggi, non potrebbe trovarsi in posizione più strategica: in alto, sopra la cittadina, dalla finestra dell’ufficio si può osservare la costa e il profilo dell’isola. Sullo schermo del suo computer, intanto, scorrono le immagini in diretta della webcam posta a 18 metri di profondità sui fondali dell’isola. Cernie, saraghi, castagnole, dentici, ogni tanto un barracuda: la quantità e la varietà dei pesci sono impressionanti.
Nel 2023 la 42esima edizione del festival internazionale di fotografia subacquea si è tenuta qui: una tre giorni in cui subacquei da tutta Italia si sono sfidati cercando di immortalare il più alto numero di specie ittiche.
«Abbiamo battuto il record di Ischia, con il vincitore che ha fotografato ben 108 specie diverse. Significa che qui c’è una biodiversità elevatissima», dice Virzi. «In un posto del genere, tutte le scelte dovrebbero essere attentamente ponderate. Col rigassificatore non è stato così. Anzi: gli studi di impatto ambientale presentati finora da Snam sono estremamente carenti, per usare un eufemismo», aggiunge.
Bergeggi, dopo Miramare a Trieste e la Gaiola a Napoli, è la terza area marina protetta più piccola d’Italia. E, con appena 200 mila euro di budget all’anno, la battaglia per difenderla ricorda lo scontro tra Davide e Golia. Eppure, Bergeggi, al contrario di altre aree marine la cui istituzione è spesso una decisione calata dall’alto, è un esempio virtuoso: nel 2007 tutto è partito dal basso, con la partecipazione delle comunità locali, che ora si sentono coinvolte nella difesa dell’area e spesso segnalano le infrazioni ai limiti di pesca e navigazione.
Nel 2022 la Regione ha contattato Virzi per iniziare a lavorare sull’allargamento della Zona speciale di conservazione (Zsc). L’Italia, infatti, è in grande ritardo rispetto agli obiettivi di protezione degli habitat stabiliti dall’Ue che, nel 2015, ha aperto una procedura di infrazione contro il nostro Paese.
Il Comune di Bergeggi ha approvato l’allargamento della Zsc, che sarebbe arrivata a coprire proprio l’area in cui verrà ancorata la Golar Tundra. La palla è quindi tornata alla Regione da cui però Virzi non ha più saputo nulla per mesi. «Dopo un anno, quando è stato annunciato lo spostamento della nave, abbiamo capito il perchè di questo silenzio», conclude Virzi con rassegnazione.
Un mare spezzettato, sfruttato e inquinato: Maurizio Wurtz, scienziato e professore di biologia all’Università di Genova, ora in pensione, da anni osserva con la stessa amarezza di Virzi quello che accade nel mar Ligure.
«Il mar Ligure, con il suo sistema unico di canyon sottomarini, è il cuore che fa funzionare tutto il Mediterraneo», dice Wurtz che paragona i canyon ad «autostrade di connessione tra la costa e i sistemi profondi», il che spiega il grande movimento di cetacei, balenottere e capodogli nei pressi del canyon di Vado Ligure. «Come possiamo pensare che gli effetti di quello che facciamo in un luogo non abbiano ripercussioni su tutto il sistema?», si domanda. Secondo Wurtz, il mar Ligure è sotto attacco: «Il mare non viene mai considerato come ecosistema ma solo come risorsa da sfruttare. Il mare ormai è il grande assente».
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