L’omicidio di Daphne Caruana Galizia non ha ancora un mandante

Assolto l’unico imputato, Yorgen Fenech. La sua difesa aveva accusato l’ex capo di gabinetto Keith Schembri di essere «la mano nascosta» dietro la bomba. Così il processo non ha chiarito molti aspetti

© Matthew Mirabelli / Getty

La giornalista Daphne Caruana Galizia è stata uccisa da un’autobomba il 16 ottobre 2017 vicino alla sua casa di Bidnija, a Malta. Quasi nove anni dopo, il 2 settembre 2026, Yorgen Fenech, l’uomo d’affari accusato di essere il mandante del suo omicidio, è stato dichiarato innocente da otto dei nove componenti di una giuria popolare. La giudice Edwina Grima, a cui nel sistema giuridico di Malta spetta commutare le pene e dirigere i processi, ha ordinato immediatamente la sua scarcerazione. Il verdetto è stato raggiunto dopo otto ore di camera di consiglio e 55 giorni di udienze. 

«Giustizia negata», è il titolo di un post Instagram pubblicato dalla famiglia di Daphne Caruana Galizia pubblicato attraverso la fondazione che porta il suo nome. Questa assoluzione, si legge, nega a Daphne «la giustizia che avrebbe meritato». «Se Daphne non fosse stata uccisa – prosegue il testo – riteniamo che avrebbe svelato i legami di corruzione tra Yorgen Fenech, l’allora Ministro dell’Energia Konrad Mizzi e il capo di gabinetto del Primo Ministro Keith Schembri, incentrati sulla società di Fenech, la 17 Black». 

Oltre all’imprenditore assolto, la fondazione nomina politici che secondo le ipotesi a cui stava lavorando Daphne avrebbero incassato tangenti da Yorgen Fenech. Il tramite per i pagamenti, tutti avvenuti in sistemi offshore, sarebbe proprio 17 Black, una società registrata a Dubai. 

In Breve

Una voce contro la corruzione dilagante a Malta

«Consiglio ai giovani di lasciare Malta, se possono, prima che sia troppo tardi – scriveva la giornalista in un post del suo blog Running Commentary del 2 settembre 2017 –. Non c’è bisogno di vivere così. Non fatelo. Trovate un posto più grande, dove i politici e la loro corruzione non siano costantemente sotto i vostri occhi e dove lo stato di diritto funzioni».

Responsabile della dissoluzione sociale e politica dell’isola erano, sosteneva, i due partiti che dall’indipendenza del 1960 si spartiscono il potere: laburisti e nazionalisti. Questi ultimi erano all’epoca in preda a faide interne di partito. Gli altri, invece, sono il partito più identitario, quello che ha guidato l’indipendenza. Venivano da un primo mandato di governo dopo 15 anni di parentesi nazionalista.

Due mesi prima del post il premier laburista Joseph Muscat era stato confermato per la seconda volta alla guida del Paese. Seguendo il modello della terza via di Tony Blair – a cui si ispirava come l’amico Matteo Renzi, all’epoca al potere in Italia – si era affermato già quattro anni prima con un programma che voleva trasformare l’isola in un crocevia di investimenti, come una Singapore del Mediterraneo. E il Pil, in quegli anni, cresceva.

IRPI, progetto da cui nasce IrpiMedia, nel 2018 ha partecipato a The Daphne Project, un gruppo di lavoro coordinato dall’organizzazione francese Forbidden Stories per proseguire le inchieste che Daphne Caruana Galizia non ha potuto scrivere. The Daphne Project ha sviluppato tanti degli spunti elaborati dalla giornalista nel suo blog. Alcuni di questi sono anche stati utilizzati – come è stato dimostrato nel corso delle udienze – per spostare l’attenzione lontano da Castille, il palazzo dove ha sede il governo maltese, e dalla 17 Black, la società di cui l’anonimo proprietario era Yorgen Fenech.

Daphne Caruana Galizia, hanno ricordato i figli durante le udienze, ne aveva scoperto l’esistenza un anno prima di essere uccisa. Aveva scritto poi un articolo nel febbraio del 2017 e un post sul blog a settembre e in un commento legava già la società a Yorgen Fenech.

Yorgen Fenech, l’uomo di ElectroGas

Fenech è l’erede di una delle famiglie imprenditoriali più importanti e influenti di Malta. Nasce nel 1982, negli anni in cui il nonno Tumas inizia a trasformare l’impresa di famiglia – negli anni Settanta un semplice showroom di mobili ed elettrodomestici – in una società con interessi in decine di settori: il Tumas Group. Il progetto di punta nel settore turistico e immobiliare è la marina di Portomaso, quartiere di lusso che include più di 400 appartamenti, un hotel Hilton e la torre commerciale di 23 piani, dove ha anche sede la stessa Tumas. 

A maggio 2013, la Tumas entra in un consorzio insieme ad altre due famiglie maltesi. Nella nuova holding entra anche ElectroGas, consorzio di cui fa parte un gruppo di imprese internazionali: Siemens (Germania), Socar (Azerbaijan) e Gasol (Regno Unito). Qualche mese dopo, ElectroGas è indicata dal governo come «offerta preferita» per diventare la fornitrice di Enemalta, ente pubblico e unico fornitore di energia sull’isola. Nel 2014, Yorgen Fenech aggiunge alle azioni di famiglia un ulteriore 10% di quote personali. L’anno successivo, il 2015, Gasol esce dal consorzio per problemi finanziari mentre Socar, l’azienda di Stato azera – oggi sotto accusa per riciclaggio internazionale a Malta e in Svizzera – firma un contratto per una fornitura decennale di gas da un miliardo di euro. È l’anno in cui vengono firmati i primi contratti esecutivi. 

Nel 2016, grazie ai Panama Papers, Daphne Caruana Galizia individua le entità panamensi aperte l’anno prima da Konrad Mizzi e Keith Schembri. Il 22 febbraio 2017, Daphne pubblica un post – «17 Black – il nome di una società registrata a Dubai» – in cui  nomina per la prima volta una società anonima con sede a Dubai. Sotto un commento cancellato, si legge una risposta di Daphne ai suoi lettori: «Un paio dei proprietari della loro magica nuova centrale elettrica della corruzione: e si tratta di Yorgen Fenech. Quindi grazie, perché i conti tornano perfettamente». La conferma del legame arriverà un anno dopo, con un’inchiesta realizzata da Reuters e Times of Malta. 

Com’è andato il processo 

Il grande accusatore di Fenech è stato Melvin Theuma, tassista con vari precedenti penali e reo confesso in qualità di tramite tra Fenech e gli esecutori materiali. Il giorno in cui ha ottenuto la grazia presidenziale, Fenech ha cercato di lasciare l’isola a bordo del suo yacht. Theuma, dopo l’omicidio, riceverà da Fenech 450mila euro in contanti.

«Non ho mai e poi mai ordinato che [Daphne] venisse uccisa». È il 21 agosto, giorno dell’udienza di Yorgen Fenech. È uno dei momenti più importanti del processo. L’uomo d’affari dice di essere distrutto dal consumo di cocaina, di essere un mero «postino» tra due parti, di essere «vittima» di Theuma, che lo aveva pagato 50mila euro per bloccare tutto e che dichiara il falso. Dice che è «tutto iniziato con Keith Schembri», nell’era Muscat potente capo di gabinetto del governo, perché per uno strano senso di lealtà e di amicizia che li legava, si è preso una colpa non sua.

Incalzato dalle domande dell’accusa – il procuratore Godwin Cini – dovrà però ammettere che è stata solo un’intuizione, che l’ordine non è arrivato in forma diretta, ma lo ha interpretato. Uno degli avvocati del suo team, Charles Mercieca, nell’arringa difensiva, insiste però che è Schembri «la mano nascosta», la mente dietro l’omicidio: «Tutte le strade – afferma – portano a Keith».  

Tre settimane prima, il 29 luglio, è Keith Schembri a stare davanti ai giudici. Nega ogni suo coinvolgimento e racconta che prima dell’arresto Fenech gli aveva confidato, abbracciandolo in lacrime, di essere coinvolto nell’omicidio. «Disse cose che mi indussero a credere che potesse essere stato lui, e io rimasi di ghiaccio», afferma Schembri. 

Quello che il processo non è riuscito a stabilire

Durante i suoi primi interrogatori, Fenech aveva fatto cenno a piani precedenti risalenti al 2014 e 2015 per uccidere Daphne, che avrebbero coinvolto gli esecutori materiali oggi in carcere, Alfred e George Degiorgio. Secondo la testimonianza di un socio di Fenech, l’imprenditore avrebbe proposto di incastrare l’ex ministro dell’Economia Chris Cardona, in quanto anche lui avrebbe avuto possibili moventi contro la giornalista. Anche Keith Schembri, ha aggiunto lo stesso Fenech a processo, sarebbe stato coinvolto nella macchinazione. Secondo la difesa di Fenech, un rapporto di Europol del 2018 indicava proprio i due politici come possibili sospetti, ma le indagini lo hanno ignorato. 

Non è nemmeno stato possibile provare una delle accuse più forti di Theuma: secondo il testimone, Fenech gli avrebbe ordinato l’omicidio ad aprile 2017, mentre la difesa di Fenech sostiene che l’uomo all’epoca si trovasse negli Stati Uniti per un viaggio, mostrando un timbro sul passaporto datato 7 aprile.

Uno dei problemi sollevato dalle missioni degli europarlamentari europei in merito al rispetto dello stato di diritto a Malta è stato riscontrare come molti importanti processi per corruzione non riescano poi a identificare i colpevoli. Vale lo stesso per quanto riguarda capire chi ha deciso di uccidere Daphne Caruana Galizia.

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