Cairo Calamita
Il Cairo di piazza Tahrir è stato una calamita per una generazione. Il 25 gennaio 2016 viene rapito al Cairo Giulio Regeni: la morte del ricercatore è un punto di non ritorno.
Resistenza e repressione in Egitto. Chi può vivere e chi deve vivere nel Paese del generale al-Sisi
Marzo 2024
Dopo la rivoluzione di piazza Tahrir, i militari egiziani hanno preso nuovamente il controllo del Paese. L’Egitto del generale Abdel Fattah al-Sisi ha rappresentato in questi anni il manuale della repressione per eccellenza, che invia segnali universali su come si instaura una dittatura.
Il filosofo camerunense Achille Mbembe ha definito «necropolitica» il potere di decidere chi può vivere e chi deve morire. La “realpolitik” è il conseguimento degli obiettivi del potere, al di là dei principi. Il risultato è la Necropolitik di uno dei Paesi a noi più vicini nel Mediterraneo.
Oltre le trame del potere, c’è la storia di una generazione dalle due sponde del Mediterraneo che da dietro le sbarre, in esilio o andata via per sempre, continua a combattere contro questa necropolitik. La storia di una comune, intramontabile resistenza.
Il Cairo di piazza Tahrir è stato una calamita per una generazione. Il 25 gennaio 2016 viene rapito al Cairo Giulio Regeni: la morte del ricercatore è un punto di non ritorno.
La morte di Giulio Regeni ha reso evidenti le morti invisibili di tanti egiziani e la violenza dell'apparato di sicurezza di Al-Sisi.
L'Egitto di oggi ha il suo Gramsci: Alaa Abdel Fattah, intellettuale e attivista, icona della rivoluzione egiziana detenuto senza un equo processo.
Gli agenti del Mukhabarat, i servizi d'intelligence egiziani, hanno una rete che va ben al di là dell'immaginabile, arrivando fino a Roma.
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