Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp), uno dei più grandi consorzi giornalistici al mondo, è stato oggetto di un’inchiesta giornalistica pubblicata da Mediapart, DropSite News, Il Fatto Quotidiano e Reporters United nella quale si accusa l’organizzazione di agire sotto l’influenza del governo statunitense, il cui contributo economico tramite fondi pubblici ammonta a poco meno del 50% del suo budget. L’inchiesta denuncia la presunta mancanza di trasparenza di Occrp su questi finanziamenti e addirittura sostiene che il governo statunitense avrebbe un potere di veto sulla scelta del personale di Occrp. Occrp è conosciuto per alcune delle più importanti inchieste giornalistiche internazionali degli ultimi anni, fra cui Panama Papers, Suisse Secrets, Russian Asset Tracker e NarcoFiles.
Il centro di giornalismo Irpi, editore di IrpiMedia, sapeva da tempo che un team di giornalisti stesse lavorando a un’inchiesta su Occrp e, nel pieno rispetto di un’attività giornalistica indipendente e approfondita, ha atteso di conoscerne l’esito, contemplando anche l’eventualità di prendere provvedimenti nel caso in cui fossero emersi elementi d’incompatibilità tra Irpi e Occrp. Irpi è member centre di Occrp, quindi parte della rete di redazioni che collaborano in modo stabile con l’organizzazione, dalla quale tuttavia mantiene un’indipendenza economica ed editoriale.
L’inchiesta sul funzionamento di Occrp non svela nulla che non fosse già stato pubblicato dalla stessa organizzazione. L’effetto collaterale però è stato fin da subito quello di provocare reazioni dure che mettono in pericolo i giornalisti e le giornaliste che collaborano con l’organizzazione. Alcuni di questi vivono in parti del mondo nelle quali le ingerenze sull’attività della stampa sono quotidiane e ogni pretesto risulta valido per gettare fango sull’indipendenza dei reporter che non aderiscono alle linee guida governative.
Riteniamo indispensabile chiarire la posizione di Irpi, a tutela dei suoi giornalisti e in solidarietà con i colleghi che nel mondo stanno subendo le conseguenze di questa pubblicazione. L’accusa rivolta a Occrp di essere in qualche modo uno strumento di condizionamento politico a beneficio del governo statunitense è stata già strumentalizzata al fine di danneggiare e intimidire colleghi e colleghe in vari Paesi.
In India, il partito Bjp (Bharatiya Janata Party) ha rivolto un attacco senza precedenti ai colleghi di Occrp, autori di inchieste indispensabili proprio sulla corruzione nella politica di Nuova Delhi, tra le quali quella su Adani Group. Il 6 dicembre, durante una conferenza stampa, il portavoce del partito ha citato espressamente l’inchiesta di Mediapart, sostenendo che Occrp sarebbe in qualche modo coinvolta in un tentativo finanziato dagli Stati Uniti di destabilizzare l’India e la figura del Primo Ministro, Narendra Modi. Sono seguiti attacchi personali ai colleghi indiani, presi di mira sui social network su spinta del partito e temiamo per la loro incolumità. Nel frattempo Mediapart, in un’intervista a The Wire (India), ha detto che la loro inchiesta non dovrebbe venire strumentalizzata dalla propaganda del Bharatiya Janata Party. Ma è impossibile “riavvolgere il nastro” ed è chiaro come sia difficile controllare gli usi che varie entità faranno del materiale pubblicato, nel quale si offre un comodo e, a nostro avviso, infondato strumento offensivo, buono per chiunque voglia attaccare il giornalismo d’inchiesta.
A farne le spese è anche il member centre slovacco Icjk, fondato in memoria del giornalista Jan Kuciak, ucciso nel 2018. Una testata online filogovernativa slovacco-ungherse ha pubblicato un articolo dal titolo Rete di giornalisti internazionale al servizio del governo Usa: la rete Occrp ha fatto cadere almeno 5 governi con il denaro degli Usa, nel quale sono citate espressamente Icjk, Occrp e Vsquare (un’iniziativa giornalistica indipendente e transfrontaliera dedicata al miglioramento della qualità del giornalismo investigativo e dei media indipendenti nella regione di Visegrad). L’omicidio di Jan Kuciak insieme alla sua compagna, Martina Kusnirova, è avvenuto proprio mentre collaborava con IrpiMedia e con il member centre ceco Investigace. Occrp è stata indispensabile per proteggere i nostri giornalisti in quelle delicate ore.
Ancora, il member centre serbo Krik (Crime and Corruption Reporting Network) è stato oggetto dell’ennesima campagna aggressiva da parte della stampa filogovernativa, e accusato di essere un foreign agent. L’inchiesta di Mediapart è stata immediatamente ripubblicata da diversi organi di informazione filogovernativi in Serbia e ora prende di mira specificamente Krik, in quanto affiliato a Occrp. Gli articoli collegano il lavoro della testata con i finanziamenti di UsAid, mettendo in dubbio tutti i risultati delle inchieste prodotte dal collettivo e speculando su presunte ingerenze editoriali da parte di chi li finanzia.
Proprio quello dei foreign agent, o agenti stranieri, è un argomento sempre più utilizzato per aggredire il giornalismo indipendente, in particolare nell’Est Europa, dove nuove norme mirano a punire chiunque agisca grazie a fondi esteri (non solo governativi, anche filantropici). Si tratta di Paesi dove la stampa nazionale è largamente in mano a gruppi legati alle élite e al governo, e nei quali c’è grande necessità di sostegno internazionale al giornalismo indipendente. Un esempio ne è Átlátszó in Ungheria, altro member centre di Occrp, recentemente attaccato dal governo di Orban con l’accusa di danneggiare la «sovranità nazionale».
Infine il 9 dicembre a Malta, è stato screditato dalla televisione maltese del partito laburista il giornalista Jacob Borg del Times of Malta, che ha lavorato al Daphne Project con Occrp e Irpi.
Il modo in cui si è deciso di presentare questa inchiesta è contrario alla nostra deontologia e rischia di ingrassare le fila di chi è convinto dell’esistenza di un “governo globale della stampa e dell’informazione”. Come visto, una simile retorica si abbatte con più violenza sui soggetti più deboli della rete internazionale del giornalismo indipendente, specialmente member centre di Occrp che lavorano nelle situazioni più difficili, accusati senza prove concrete di operare sotto le indicazioni di un’entità governativa. O ancora, forse più grave, di sostenere che in quanto finanziatori, gli Stati Uniti sarebbero immuni dalle inchieste di Occrp.
Come già chiarito dal consorzio in una lettera inviata a Mediapart, «Occrp ha condotto numerose indagini su illeciti commessi dal governo degli Stati Uniti. Tra queste, i miliardi di dollari di spedizioni di armi coordinate dalla Cia in Siria, la privatizzazione degli attacchi dei droni statunitensi in Kenya e la corruzione delle forze armate statunitensi in Kenya, e la corruzione dell’esercito americano in Afghanistan».
Come accade per la maggior parte dei fondi disponibili per il giornalismo indipendente, le clausole standard delle sovvenzione correlate agli Stati Uniti stabiliscono la totale indipendenza editoriale.
«Il destinatario mantiene il controllo esclusivo sui processi editoriali durante l’esecuzione di questo accordo, inclusi, ma non limitati a, le storie e i contenuti selezionati, le fonti utilizzate e l’angolazione della storia utilizzata», si legge nei contratti.
L’inchiesta del Fatto Quotidiano, di Mediapart, Reporters United e DropSite News non rivela alcuna irregolarità, pretendendo di elevare a notizia giornalistica meccanismi tecnici e di bilancio ampiamente chiariti nei bilanci annuali di Occrp e nei siti dei bandi stessi che, per loro natura, sono pubblicamente consultabili (FAQ).
Aggiornamento del 13 dicembre 2024
All’articolo è stato aggiunto il box Le dichiarazioni di Mediapart sull’attacco al giornalista Jacob Borg per includere le dichiarazioni di Mediapart rilasciate il giorno precedente circa gli attacchi subiti dal giornalista Jacob Borg.