La doppia identità di Rachel Tay Za, stilista ed erede di un trafficante birmano

In Italia è un nome emergente della moda. In Myanmar è la figlia di U Tay Za, uomo d’affari che collabora con la giunta militare. Gli Stati Uniti la mettono sotto sanzione, in Italia apre un conto dove riceve i soldi dalle aziende di papà

Rachel Tay Za a Yangon (Myanmar) nel 2019 © Wikipedia

Htoo Htwe Tay Za è una ragazza nata in Myanmar nel 1996 che dall’Italia sta cercando di conquistare il mondo della moda. Rachel, il nome occidentale che si è scelta, ha finito nel 2023 il suo quinquennio di studi a Polimoda, la fashion school di Firenze, dove si è laureata con la collezione di abiti femminili Things I used to know. Audacia dei ricami e delle stampe sono gli elementi che hanno attirato l’attenzione della stampa di settore, tanto che nel 2023 ha partecipato alla Afro Fashion Week di Milano, città dove oggi risiede.

«La giustapposizione di forme semplici e oggetti dalla mia immaginazione mi permette di mettere in dubbio la percezione della realtà degli spettatori», scriveva nella sua candidatura per il corso di fashion design a Firenze. «Crescendo in Myanmar, un Paese conservatore, non sono mai stata in grado di esprimermi come penso di essere in grado – proseguiva -. La mia fantasia sulle cose spesso contraddice l’esistente e questo è stato il motore della mia passione».

Ha cercato in diversi modi di far sentire la propria sensibilità artistica. All’inizio con la musica: a 13 anni cantava e suonava e dopo le prime cover di pezzi famosi in Myanmar, ha avviato la sua carriera da cantautrice. La consacrazione è arrivata nel 2017, quando ha realizzato la colonna sonora del film birmano Nya, Notte in italiano. Nel 2019, alla fine del primo anno di accademia della moda, ha pubblicato anche un mini-album, Il mondo, il cui titolo già fa già intuire le sue aspirazioni internazionali. In Myanmar è una piccola celebrità, con gruppi Facebook che seguono ogni sua mossa. 

La sua non è una vita semplice: «Quando sono nata, sono nata con una condizione chiamata piede torto congenito, oltre alla displasia dell’anca + spina bifida – scrive in un post su Instagram del luglio 2022 -. In sostanza il mio sistema muscolo-scheletrico è leggermente diverso dagli altri». È una malattia grave, che impatta molto sulla vita di chi ne è affetto. Il racconto prosegue elencando semplici attività che non ha mai potuto fare, da andare in bici fino a scendere le scale da sola. Si è per questo sottoposta a diversi interventi, molti dei quali andati male. «Far entrare e uscire dal proprio corpo un oggetto estraneo per 3 volte NON è divertente. E non lo è nemmeno ricevere false promesse da parte di professionisti di cui ci si dovrebbe fidare», aggiunge.

Solo insistendo, con nuovi pareri medici, è riuscita a migliorare, seppur parzialmente, la sua condizione. E conclude: «Grazie soprattutto a mia madre, ai miei amici e a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questi momenti, emotivamente e fisicamente. Non so come farei senza di voi».

La famiglia di Rachel c’è sempre. Anche nelle foto sui social, madre e fratelli appaiono spesso. Chi si vede raramente è il padre, U Tay Za, un uomo d’affari. L’unica foto insieme sui social della ragazza risale a gennaio 2024 in occasione del matrimonio del fratello a Singapore. Secondo l’Ufficio di controllo delle attività estere del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (OFAC) è un trafficante d’armi con strettissimi legami con la giunta militare al potere. La stessa Rachel è stata inserita dagli Usa tra le persone sotto sanzione perché socia delle aziende del padre. Il suo stile di vita, la possibilità di studiare all’estero e di curarsi dipendono anche dai profitti del padre. 

Rachel è una ballerina che danza tra due mondi: tra l’Italia, il Paese delle conquiste personali come stilista con disabilità proveniente da un Paese di solito escluso del mondo della moda, e il Myanmar, il contesto familiare da cui continua a dipendere, dove il suo nome è ancora collegato alle giunta militare al potere.  

Le relazioni di Rachel con le società del padre

U Tay Za appartiene a una famiglia di militari: suo padre, il nonno di Rachel Myint Swe, faceva parte del Tatmadaw, nome in birmano dell’esercito del Myanmar. Funzionario dell’Unità di ricerca militare, Myint Swe è ritenuto uno degli artefici dei servizi di intelligence bimani e una figura molto vicina al generale Ne Win, capo militare e presidente della Birmania dal 1962, anno del primo colpo di Stato. Il padre di Rachel, invece, già negli anni Novanta è diventato una delle figure di spicco che supportavano il regime militare, guidato allora dal suo protettore e padrino politico Than Shwe.

Ancora inconsapevole della rete di interessi della propria famiglia, Rachel è stata sfruttata come prestanome delle società di famiglia quando, nei primi anni 2000, Tay Za e il suo gruppo societario Htoo hanno iniziato a ricevere le attenzioni internazionali per il supporto finanziario offerto alla giunta militare di allora.

Rachel aveva otto anni quando è diventata socia della Ayeyarwaddy Resorts and Lodges Company Limited, controllata della società principale del padre e attiva nel campo immobiliare. La Ayeyarwaddy Resorts and Lodges Company Limited ha tutt’ora in essere una partnership per lo sviluppo immobiliare di un’area dell’ufficio militare responsabile per le forniture dell’esercito della durata complessiva di 50 anni per il quale versa annualmente un canone di circa 1,65 milioni di dollari all’anno. Rachel è stata socia e direttrice della Ayeyarwaddy tra il 2015 e il 2021.

Rachel Tay Za (al centro) insieme al padre, U Tay Za (secondo da destra), al matrimonio del fratello a Singapore il 24 gennaio 2024 © racheltayza / Instagram

Nello stesso periodo ha guidato altre tre aziende di famiglia: la prima nel settore immobiliare, la seconda nell’export del legname (settore di cui IrpiMedia ha già scritto) e la terza nelle telecomunicazioni. In tutti e tre i business è fondamentale la collaborazione con il regime. 

Appena tre mesi dopo l’ultimo colpo di Stato del febbraio 2021, Rachel è stata messe alla guida di altre due compagnie del gruppo Htoo attive nell’export del legname. Lo scopo dell’operazione sembra essere ancora una volta la tutela dei business di famiglia: dopo il golpe militare, il padre U Tay Za e le aziende controllate direttamente da lui sono state nuovamente sanzionate da Stati Uniti, Europa, Gran Bretagna e Canada. Infine, dopo la prima ondata di sanzioni imposte dall’occidente, nell’agosto 2022 Rachel ha aperto un’ultima società operante in altri settori sensibili per il regime. 

Il conto corrente di Rachel in Italia 

Ora che la vita di Rachel Tay Za sembra essere in Italia, la figlia del trafficante ha chiuso con gli affari sporchi di famiglia? Secondo quanto ha scoperto l’organizzazione non governativa birmana Justice for Myanmar (JFM) no: Rachel dipenderebbe ancora economicamente dalle attività del padre.

Risulta infatti intestataria di un conto corrente italiano aperto a una filiale della Banca Nazionale del Lavoro (BNL) sul quale almeno dal 2021 Rachel riceverebbe dei bonifici ricorrenti. Una società che ha certamente inviato denaro al conto BNL di Rachel Tay Za è la 4G Investment Pte Ltd di Singapore. Seppur non sanzionata, secondo JFM il suo titolare effettivo sarebbe U Tay Za e farebbe sempre parte del gruppo Htoo, principale business dell’imprenditore. La banca da cui è partito il trasferimento di denaro è la DBS Bank Singapore, istituto di credito che nel giugno 2023 ha ricevuto, insieme ad altri, una multa da 1,93 milioni di dollari dalla banca centrale di Singapore per violazioni della normativa antiriciclaggio e antiterrorismo riscontrate a seguito di approfondimenti legati al caso Wirecard.

BNL non ha risposto alle domande di IrpiMedia in merito al conto corrente di Rachel Tay Za.

Per JFM Rachel va sanzionata e i beni in Italia congelati

Il Myanmar, a partire dal 1997, è finito a più riprese sotto le sanzioni di diversi Paesi occidentali a causa della violazione dei diritti umani di minoranze interne. Le ultime sanzioni europee contro la giunta militare al potere sono state pensate, tra le altre cose, per bloccare il possibile uso in territorio comunitario di ogni bene o patrimonio di chi è collegato alla giunta militare, oltre che per impedire qualsiasi tipo di interazione tra entità europee e birmane collegate ai generali. L’idea è isolare la classe politico-militare e metterla sotto pressione affinché interrompa la repressione interna.

Per aggiungere nuovi nomi alla lista nera delle sanzioni, l’Europa si basa su informazioni che provengono sia da servizi di intelligence nazionali sia da fonti aperte in merito a chi è responsabile delle condotte da sanzionare. La lista con i nomi dei bersagli delle provvedimenti restrittivi è costantemente aggiornata e diramata a tutte le autorità nazionali ed entità comunitarie.

Una volta emanate, le sanzioni sono legalmente vincolanti e devono essere rispettate da tutte le autorità europee senza il bisogno di implementazione a livello nazionale. Ma le frizioni con questo metodo partono proprio dalla reperibilità delle informazioni: come visto anche nel caso delle sanzioni alla Russia, i collegamenti tra le persone sanzionate e le loro proprietà non è così lineare.

Date le sanzioni a U Tay Za e le informazioni raccolte in merito alla presenza di Rachel Tay Za in Italia, nel luglio del 2023, JFM ha scritto una lettera al Viminale in cui chiede al nostro Ministero di «prendere provvedimenti contro l’istituto finanziario italiano – Banca Nazionale del Lavoro – che ha accettato pagamenti dal gruppo Htoo per Htoo Htwe (Rachel, ndr) Tay Za» e «di prendere in considerazione la possibilità di intraprendere un’azione appropriata contro Polimoda – l’istituto di istruzione che ha ospitato Htoo Htwe (Rachel, ndr) Tay Za come studente – pagata dal padre sanzionato e dalla sua azienda sanzionata – e di revocare il visto ed espellere dall’Italia Htoo Htwe Tay Za alla luce dei suoi collegamenti con i militari del Myanmar».

A questa lettera è seguita una doppia sollecitazione alle autorità italiane fatta il 4 marzo 2024 da JFM insieme allo studio legale francese Cabinet Bourdon & Associés. Il team di avvocati sottolinea un passaggio fondamentale che la questione di Rachel pone sulle sanzioni europee. Nello specifico, «la presenza continua in Italia di Rachel minerebbe l’efficacia delle sanzioni verso Tay Za e il gruppo Htoo proprio per via delle funzioni manageriali che la figlia ricopre ancora dall’Italia nel business del padre», si legge.

Tuttavia le cose non sono così semplici come appaiono, e già in passato ci sono state discussioni con esiti molto diversi rispetto all’idea di sanzionare o meno un parente di primo grado di una persona sanzionata.

Le colpe dei padri ricadono sui figli?

«La legge europea in materia di sanzioni ai familiari dei bersagli principali è piuttosto vaga», scrive Anton Moiseienko, ricercatore presso la Australian National University ed esperto in crimini finanziari e sanzioni economiche nel recente paper I peccati dei padri: Sanzioni mirate contro i familiari degli obiettivi primari. In diversi casi, infatti, le decisioni dell’Europa sono state contraddittorie.

Da un lato infatti la Corte di giustizia nel 2012 si è rifiutata di emanare sanzioni contro il figlio maggiore di Tay Za, anche lui coinvolto in diverse aziende del padre. D’altro lato però, nell’aprile 2022, l’Ue di comune accordo con Stati Uniti e Gran Bretagna ha deciso di sanzionare le due figlie di Vladimir Putin senza un’apparente connessione tra padre e figlie in termini societari.

A questo si è aggiunta la decisione nel 2023 in merito a Violetta Prigozhina, madre del fondatore del gruppo Wagner Yevgeny Prigozhin. In quell’occasione «la Corte ha fatto valere i soli legami familiari per emanare sanzioni contro imprenditori di primo piano che operano in Russia e i loro familiari diretti, o altre persone fisiche, che ne traggono vantaggio», continua Moiseienko. E conclude: «Si potrebbe applicare il principio di sanzionare i figli degli obiettivi primari delle sanzioni al fine di eliminare i benefici che questi traggono dagli illeciti dei genitori». 

Alla richiesta di commento sulla situazione attuale inviata da IrpiMedia, la figlia di U Tay Za non ha risposto. Non è possibile quindi conoscere la sua versione rispetto alla dipendenza dagli affari di famiglia. Rimane però la sua doppiezza, stilista in Italia ed erede di un trafficante d’armi in Myanmar.

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