A Cipro gli israeliani comprano molti terreni. E qualcuno teme sia una colonizzazione

Migliaia di persone hanno lasciato Israele e hanno comprato terra a Cipro, isola divisa tra Ue e Turchia dove la proprietà è contesa dal ‘74. Movimenti e uomini d’affari vicini all’ultradestra israeliana, intanto, sono sempre più visibili

Cipro, 12 agosto 2021. Sulla spiaggia di Makenzy, nei pressi dell’aeroporto di Larnaca, due bambini osservano un aereo che sta per atterrare © NurPhoto / Getty © NurPhoto / Getty

È divisa in due dalla notte del 20 luglio 1974, quando le truppe turche occuparono la zona settentrionale dell’isola. Cipro è così: da una parte uno Stato membro dell’Unione europea dal 1 maggio 2004 – a maggioranza greca – e dall’altra la Repubblica Turca di Cipro Nord.

160mila greco-ciprioti hanno lasciato le loro abitazioni a Nord, mentre altri 45mila turco-ciprioti hanno percorso la strada contraria, da Sud a Nord. La proprietà della terra abbandonata dai rifugiati delle regioni settentrionali è da allora oggetto di dispute politiche e giudiziarie.

In Breve

Non avendo mai sviluppato una grande industria, l’economia di Cipro vive di investimenti esteri. Il Nord dipende dalla Turchia, il cui governo è l’unico che riconosce la sovranità della Repubblica Turca di Cipro Nord (Rtcn). A Sud a partire dal 2007 sono stati creati diversi sistemi – passaporti e visti d’oro – che offrono agevolazioni e incentivi per attrarre capitali dall’estero. Molti flussi di capitali alimentano il mercato del mattone.

Accaparramento dei terreni dopo la fuga da Israele

Ai programmi di Cipro, in questi anni, hanno partecipato soprattutto cinesi, russi, arabi e cittadini dell’Asia occidentale. Ora la società civile – tanto a Nord quanto a Sud – concentra l’attenzione sugli israeliani. Dopo l’attacco nella Striscia di Gaza – in seguito all’aggressione di Hamas del 7 ottobre 2023 – per loro portare denaro a Cipro infatti ha assunto un significato non solo economico ma anche geopolitico.

Lo confermano indirettamente le parole pronunciate durante un summit con Grecia e Cipro a fine dicembre 2025 dal presidente israeliano Isaac Herzog: «Guardando al futuro a Gaza e ai cambiamenti strategici in Siria e Libano –  ha dichiarato – credo che il ruolo di Cipro sia fondamentale. È un elemento chiave per la funzionalità e lo sviluppo della regione». 

Due anni prima, le prime denunce dell’accaparramento israeliano sono state diffuse dai media turchi, perché proprio nella Cipro turca sono iniziati gli investimenti. All’epoca, scrive Middle East Eye, i giornali turcofoni, senza dichiarare le fonti, stimavano in oltre 35mila i nuovi proprietari terrieri israeliani a Cipro.

A causa della sensibilità politica e delle complesse dispute territoriali dell’isola, già in passato il governo locale della Rtcn aveva valutato l’introduzione di maggiori restrizioni e controlli sulle vendite di immobili a stranieri. Nella primavera del 2026 anche voci della società civile della Cipro meridionale hanno condiviso gli stessi timori del Nord. 

È un fatto che molti israeliani stiano emigrando. Secondo un rapporto presentato il 20 ottobre 2025 alla Commissione per l’Immigrazione e l’Integrazione della Knesset – il Parlamento israeliano – tra l’inizio del 2022 e l’agosto del 2024, oltre 192mila cittadini israeliani hanno lasciato il Paese, in modo permanente, rappresentando la più grande perdita di capitale umano mai registrata da Israele in un periodo di tempo così breve.

Le ragioni spiegate nel rapporto di questa emigrazione sono diverse: la crisi politica israeliana, la crescente influenza della comunità ortodossa, le conseguenze degli attentati del 7 ottobre 2023. Già prima di quella data, però, – mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu lanciava controverse riforme giudiziarie innescando grandi proteste di piazza – migliaia di persone hanno iniziato ad acquistare case all’estero temendo un periodo di instabilità (spesso a Cipro per la vicinanza). 

Cipro è stata certamente una delle mete dell’esodo. Media ebraici conservatori la definiscono un centro di arrivo di profughi di guerra. Nel 2018 erano circa 6.500 i cittadini israeliani che vi risiedevano, senza contare la storica comunità ebraica senza doppia cittadinanza, circa mille persone.

Nel 2020, con la pandemia da Covid-19, molti benestanti sono fuggiti dai rigidi lockdown e da un sistema sanitario sotto pressione. Le vendite immobiliari sono aumentate vertiginosamente in località turistiche come Paphos e Limassol.

L’ondata di arrivi più recente si è intensificata con gli attacchi missilistici iraniani su Tel Aviv e Haifa. Con le rotte aeree interrotte e un crescente senso di vulnerabilità nazionale, migliaia di persone sono fuggite. Nei primi sei mesi del 2025 circa 15mila cittadini israeliani si sono trasferiti: intere famiglie, imprenditori e coloni in fuga dagli avamposti della Cisgiordania a causa dell’instabilità regionale.

Non sembrano essere spostamenti temporanei: secondo i dati del National Insurance Institute (Bituach Leumi), prima del 2021 le richieste volontarie di cessazione della residenza israeliana erano in media circa 2.500 l’anno. Nel 2024 sono salite a 7.756, nel 2025 sono scese di poco, 6.651.

L’espansione del movimento legato agli ultranazionalisti israeliani

Chabad-Lubavitch è un’organizzazione ebraica che nel Dopoguerra si è trasferita negli Stati Uniti. Oggi conta oltre quattromila sedi in più di cento Paesi. Si dichiara apolitica, ma secondo quanto ricostruisce il centro di giornalismo investigativo Shomrim, sostiene sempre più apertamente Otzma Yehudit, il partito ultranazionalista del ministro della Sicurezza nazionale israliano Itamar Ben-Gvir.

Il politico è sottoposto a sanzioni in dieci Paesi del mondo (anche europei, seppur non dell’Unione europea). Con le elezioni del 2022, Otzma Yehudit è entrata nella coalizione guidata dal Likud. L’accordo di governo tra i due partiti aveva una clausola a favore di Chabad-Lubavitch che, secondo Shomrim, è frutto dell’alleanza tra il movimento e la formazione di Itamar Ben-Gvir. 

Approdata a Cipro nel 2003, Chabad-Lubavitch fa risalire la presenza ebraica sull’isola come minimo all’epoca romana. È presente sia nella Cipro greca sia in quella turca. Il suo centro nevralgico è a Larnaca, città nella parte europea dove è anche situato il Cyprus Jewish Community Centre.

Da qui è partita l’espansione, che oggi porta il movimento ad avere diramazioni in tutto il territorio. Il fondatore del centro di Cipro, il rabbino Arie Zeev Raskin appoggia progetti di sviluppo di resort e complessi turistici nel Sud dell’isola per fare in modo che siano kosher, conformi alla legge ebraica. Secondo il media turco Trt un altro rabbino avrebbe fatto contribuito allo sviluppo immobiliare nel Nord dell’isola.

«Cipro è un luogo ideale per gli israeliani. A solo 40 minuti di volo, è perfetta anche per chi può lavorare da casa – diceva il rabbino Raskin in un’intervista del 2023 al sito israeliano Yedioth-Net –. Molti di quelli che arrivano sono professionisti del settore high-tech che è molto ben radicato nell’isola».

Lavora, quasi come fosse un diplomatico, a stretto contatto con l’ambasciata israeliana per fornire assistenza a chi arriva sull’isola e per mantenere le tradizioni ebraiche, per esempio attraverso la celebrazione dello Shabbat e le certificazioni delle attività kosher.

L’investitore nel Board of peace

Un altro personaggio molto discusso che ha a che fare con l’immobiliare a Cipro è il miliardario israelo-cipriota Yakir Gabay. Con un patrimonio netto stimato di 4,2 miliardi di dollari, Forbes lo colloca al 985° posto nella sua lista delle persone più ricche del mondo. Membro del Board of Peace – l’alleanza tra leader politici voluta da Donald Trump a gennaio 2026 – ricopre la funzione di membro esecutivo del board per Gaza, lo strumento che dovrebbe rendere operativo il piano post-conflitto previsto dal presidente americano.

Yakir Gabay è figlio di Meir Gabay, ex direttore generale del ministero della Giustizia israeliano e commissario del Servizio civile, e di Yemima Gabay, che ha ricoperto ruoli senior presso l’ufficio del Procuratore dello Stato e la direzione del dipartimento delle Grazie del ministero della Giustizia.

Secondo il Jewish News Syndicate – agenzia stampa statunitense che copre notizie del mondo ebraico-israeliano – già nel novembre 2023, un mese dopo lo scoppio del conflitto aveva presentato una proposta iniziale sul futuro del territorio palestinese. Dopo il 7 ottobre, il miliardario ha inoltre intensificato il suo impegno filantropico in Israele. A Cipro, Gabay è proprietario di due società attive nel settore immobiliare: Avisco Group a Larnaca, Rofeno Properties Limited a Nicosia.

La prima è una holding fondata nel 2008 attraverso cui controlla circa il 15% di Aroundtown Sa, società quotata alla Borsa di Francoforte con un portafoglio immobiliare in Europa del valore di circa 30 miliardi di euro. La seconda è un’immobiliare che nel 2021 ha acquistato dalla Bank of Cyprus un terreno di 949.916 metri quadrati per 28 milioni di euro nell’area di Ayia Phyla, a Limassol.

Entro il 2030, lo spazio dovrebbe ospitare un quartiere con strutture scolastiche, commerciali e residenziali, ampie aree verdi, un centro di ricerca e innovazione e una struttura di riabilitazione medica di livello europeo.

Condanna a Cipro, sconto pena in Israele

Nell’ottobre del 2025 il tribunale di Nicosia, la capitale divisa di Cipro, ha condannato l’imprenditore Shimon Aykut a cinque anni di carcere per aver sviluppato e commercializzato appartamenti di lusso costruiti su terreni appartenenti a famiglie greco-cipriote fuggite a Sud dopo l’invasione turca del 1974.

Secondo la Repubblica di Cipro, quei terreni erano stati redistribuiti illegalmente dalle autorità della parte Nord dell’isola. Nel corso del processo Aykut ha ammesso la propria responsabilità per 40 capi d’accusa relativi a transazioni fraudolente su quei terreni; nell’ambito di un accordo con l’accusa, gli altri 202 capi –  tra cui riciclaggio e altri reati connessi – sono stati ritirati.

Nato a Bergama, in Turchia, nel 1950, Aykut è un ingegnere civile che ha cittadinanza turca, portoghese, di Cipro Nord e israeliana ed è il fondatore di uno dei più importanti gruppi immobiliari dell’isola, Afik Group. È stato arrestato mentre attraversava il confine tra il Nord e il Sud dell’isola nel giugno del 2024.

Ad aprile 2026 il condannato è stato estradato per scontare in Israele il resto della pena su sua richiesta, giustificata con le condizioni di salute, argomento dibattuto anche durante l’udienza. «Abbiamo l’obbligo di rispettare questo accordo», ha dichiarato il ministro della Giustizia di Cipro Costas Fitiris, aggiungendo che «altrimenti dovremo affrontare conseguenze», senza specificare quali.

Secondo il ministro, a causa dell’età, Shimon Aykut non sconterà l’intera pena rimanente in un carcere israeliano. Tuttavia, ha sottolineato il ministro, Israele ha riconosciuto per iscritto che l’appropriazione dei terreni greco-ciprioti nei terreni occupati è un reato, con tanto di avviso di viaggio delle autorità di Tel Aviv «che raccomanda agli israeliani di non comprare proprietà che sono stati costruite nella terra greco-cipriota».

Indagini su Trozena

La magistratura cipriota è chiamata a pronunciarsi anche sulla compatibilità con i vincoli ambientali di un altro sviluppo immobiliare promosso da un uomo d’affari venuto da Israele.

Il progetto riguarda la riqualificazione di Trozena, villaggio abbandonato dal 1980 situato in una zona che fa parte della rete Ue “Natura 2000” per la salvaguardia di flora e fauna. L’uomo d’affari ungherese-israeliano Uriel Kertesz intende trasformarlo in una struttura di “ecoturismo” che include la ristrutturazione di vecchi edifici, un vigneto, un ristorante e aree benessere e la creazione di una sessantina di abitazioni. 

Come il citato Aykut, Kertesz, è un ingegnere civile con doppia cittadinanza che da oltre 40 anni gestisce progetti in vari Paesi del mondo. Secondo chi non vuole il progetto, avrebbe limitato l’ingresso agli abitanti di Trozena con guardie private. Le autorità locali – in particolare il leader della comunità Giannis Giannakis di Arsos, Trozena e Gerovasa – e l’imprenditore hanno respinto con forza le accuse, dichiarando che il villaggio resta aperto al pubblico. 

«Stanno comprando un sacco di terreni, appartamenti e, a volte, in un unico luogo dell’isola: stanno cercando di creare quartieri o interi edifici con persone israeliane – spiega a IrpiMedia l’eurodeputato del partito cipriota Direct democracy Fidias Panayiotou –. Tutte queste cose non sono necessariamente il male, ma dobbiamo stare attenti». Molto attivo sui social media, si è fatto portavoce del caso di Trozena, ricevendo accuse di antisemitismo da parte dell’ambasciatore israeliano a Cipro, Oren Anolik.

Stanno comprando un sacco di terreni, appartamenti e, a volte, in un unico luogo dell’isola: stanno cercando di creare quartieri o interi edifici con persone israeliane. Tutte queste cose non sono necessariamente il male, ma dobbiamo stare attenti

Fidias Panayiotou
Eurodeputato del partito cipriota “Direct”

L’europarlamentare ritiene che le normative che potrebbero tutelare l’acquisto di ingenti terreni esisterebbero ma «gli israeliani stanno cercando di aggirarle per acquisirne di più di quanti, in linea di principio, non siano autorizzati». La legge cipriota, aggiunge, limita gli acquisti immobiliari dei cittadini extra-Ue, ma ha molte lacune nei casi in cui l’investitore, come Kertesz, ha doppia cittadinanza.

Il colonialismo di Israele, visto da Sud e da Nord

Secondo il ricercatore cipriota Theodosis Pipis, dottorando in Storia presso l’Università di Leiden, Cipro è «teatro di un accaparramento di terre senza scrupoli». Già nel 2024 scrive in un pezzo di analisi per il think thank greco Kedisa che l’isola «potrebbe diventare soggetta al controllo economico israeliano, proprio come nelle prime fasi del colonialismo di insediamento in Palestina».

«Proprio come gli investimenti russi e cinesi nell’ultimo decennio hanno portato Cipro una serie di problemi con l’Ue, questi investimenti potrebbero generarne di nuovi per la Repubblica di Cipro – spiega –. L’espansione israeliana della proprietà terriera, così come il potenziale dirottamento di fondi verso i porti, potrebbe comportare la cessione a Israele di un controllo parziale dell’isola, uno scenario minacciosamente simile all’espansione nei territori palestinesi avvenuta nel corso dell’ultimo secolo». 

Ceylan Hassan, ricercatrice turco-cipriota cresciuta a Londra con un dottorato in giustizia socio-ambientale ed epistemica all’Università di Kent, anima il progetto di denuncia Decolonial Cypriot: «Ci lavoro nel mio tempo libero, anche se in alcuni casi i temi si sovrappongono alle ricerche del mio dottorato», spiega a IrpiMedia.

«L’ultimo elemento che mi ha confermato la natura coloniale della situazione – aggiunge – sono stati gli articoli pubblicati su Israel Hayom che dipingevano Cipro del Nord come una “minaccia alla sicurezza nazionale di Israele”, sostenendo che Turchia, Hamas e Iran lo utilizzassero come centro operativo non controllato, il che è del tutto falso. Successivamente, hanno scritto che Israele e la Grecia coordinassero piani di emergenza per “liberare” il nord, il che, per i turco-ciprioti, equivale a una condanna a morte».

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