Allerta rossa
Il ministro dell’Interno serbo, Ivica Dačić, ha subito classificato l’episodio come un attacco terroristico, senza fare riferimenti diretti a Israele. Ha poi firmato la proclamazione di allerta rossa per il terrorismo, decisione che comporta un immediato potenziamento delle misure di sicurezza e della presenza delle forze dell’ordine nei pressi delle sedi diplomatiche, delle infrastrutture critiche e dei luoghi affollati.
L’ambasciata israeliana a Belgrado era già stata teatro di un altro episodio terroristico nel giugno del 2024, quando un uomo armato di balestra ferì gravemente un agente prima di essere abbattuto.
Fin qui la cronaca, che ha potuto riportare solo la versione delle forze di sicurezza serbe, e che ha alimentato la polemica in Serbia sia sul fatto che questa persona – pur attenzionata – ha potuto agire indisturbata, mentre i servizi di sicurezza (secondo le forze di opposizione ora vincitrici delle elezioni) vessavano i giovani studenti che protestavano, sia sul ruolo di Israele nei Balcani.
Sempre più cooperazione in ambito militare
Dopo l’inizio della guerra a Gaza, c’è stato un aumento della domanda di armamenti, Belgrado si è rivelata un canale logistico e di approvvigionamento strategico e tempestivo per Tel Aviv (soprattutto per confezionamento di munizioni e materiale d’artiglieria).
Il partner chiave è l’azienda israeliana Elbit: ha siglato un maxi-accordo pluriennale con la Serbia per la fornitura di droni da combattimento, artiglieria di precisione, sistemi di guerra di rete e intelligenza artificiale per il combattimento.
Nell’ambito dell’intesa con Belgrado, Elbit ha avviato una collaborazione per la produzione congiunta di droni e componenti militari in Serbia, rafforzando l’autonomia tattica serba e l’impronta industriale israeliana in Europa.
Il vantaggio è reciproco: la Serbia ammoderna un comparto militare vetusto, mentre Israele si avvantaggia di costi contenuti di manifattura con personale molto esperto. Il tutto fuori dei vincoli d’esportazione dei Paesi dell’Ue. Questa cooperazione è cresciuta molto dal 2023.
Gli interessi nei Balcani
Quella di Israele nella regione è un’influenza che non si limita alla Serbia. IrpiMedia ha raccontato come la Slovenia sembra aver preso il posto dell’Ungheria nel rappresentare gli interessi israeliani nell’Ue, ma anche in Albania e Kosovo il governo di Tel Aviv ha forti interessi.
Il Kosovo, nel 2020, grazie agli Accordi di Washington promossi dagli Usa, ha ufficialmente riconosciuto Israele e ha aperto la propria ambasciata a Gerusalemme (diventando uno dei pochissimi Paesi al mondo a farlo). Il rapporto è forte in ambito di intelligence e cybersicurezza e il Kosovo è stato riconosciuto da Israele senza che la Serbia protestasse come ha fatto in altri casi.
E nel gennaio 2026, la presidente kosovara Vjosa Osmani ha formalmente accettato l’invito della presidenza statunitense ad aderire come Stato membro fondatore al Board of Gaza e impegnare truppe nella International Stabilization Force (Isf), l’esercito internazionale che dovrebbe agire a Gaza.
In Albania, con il premier Edi Rama, questo rapporto è ancora più forte. L’Albania ospita la comunità dell’opposizione iraniana in esilio (MEK) e ha subito massicci attacchi informatici attribuiti a Teheran. Israele fornisce all’Albania know-how tecnologico e sistemi di difesa informatica per proteggere le infrastrutture critiche del Paese in ottica di contenimento dell’influenza regionale dell’Iran.
Nel 2026, in Albania, circa la metà dell’intero bilancio della difesa è stato speso per forniture militari da Israele, Stati Uniti e Regno Unito. Tra le varie voci è emerso un controverso accordo da circa 700 milioni di euro con compagnie israeliane per la fornitura di droni da ricognizione, sistemi missilistici, tecnologia di sorveglianza e sistemi di difesa per la rada del porto di Valona.
L’opposizione albanese ha contestato le modalità di assegnazione dei contratti e l’opacità delle gare d’appalto, accusando il governo di Edi Rama di aver favorito intermediari e aziende israeliane prive di trasparenza finanziaria. Il secondo elemento che ha trasformato la questione in un vero e proprio caso geopolitico riguarda il progetto turistico e immobiliare promosso da Jared Kushner (genero di Donald Trump) che – come ha raccontato IrpiMedia – riguarda l’isola di Sazan e la laguna Zvërnec.
Kushner ha ottenuto dal governo albanese i permessi per la costruzione di resort di lusso, ma parallelamente alle concessioni turistiche a Kushner, la sicurezza dell’area marittima e della rada di Valona (dove sorge Sazan) è stata affidata proprio a sistemi tecnologici di difesa israeliani.
Il rapporto tra Israele e la Serbia costituiva il pilastro centrale dell’influenza israeliana nella regione. Oggi, dopo il voto che ha visto trionfare la coalizione di opposizione a Aleksandar Vučić, potrebbero cambiare degli equilibri con il nuovo governo, anche il cartello elettorale vincente – che unisce anime molto diverse – non si è espresso con chiarezza sul punto dei rapporti tra Serbia e Israele.
Secondo alcuni analisti, come Bosko Jaksic, è difficile immaginare una rottura totale, ma è possibile un forte ridimensionamento degli accordi tra Israele e Serbia con il nuovo governo.