La Fabbrica delle frodi non chiude mai e online diventa “virale”

La selva di società e sigle che si contende il mercato delle frodi con i bitcoin a colpi di pubblicità sui social

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Èl’8 settembre quando a Gunzenhausen, cittadina della Baviera, si presenta la polizia svedese, insieme ai colleghi di Europol. Sequestrano i server del Milton Group, alias la Fabbrica delle frodi, la società multiservizi con base a Kiev e uffici in Albania e Georgia attraverso cui un gruppo capitanato dall’imprenditore israeliano Jacob Keselman ha incassato milioni di euro vendendo finti prodotti d’investimento agli utenti, una vera e propria truffa. L’indagine giudiziaria è scattata a marzo dopo che un gruppo di giornalisti, di cui fa parte anche IrpiMedia, ha svelato il sistema, partendo da un whistleblower, una fonte interna anonima, che si è rivolta ai colleghi del quotidiano svedese Dagens Nyheter. Il Milton Group è uno degli attori di quello che il criminologo dell’Università di Leeds David S. Wall chiama «il cybercrimine dis-organizzato», gang che hanno poco a che fare con la criminalità mafiosa tradizionale.

Già ai tempi della prima inchiesta, un altro dipendente di uno dei call center ha descritto al consorzio di giornalismo di inchiesta Occrp il modo in cui il Milton Group utilizzava banner che reclamizzavano “bitcoin revolution” per recuperare i dati di potenziali clienti. Le pubblicità avevano come testimonial inconsapevoli volti di personaggi famosi, differenti a seconda del Paese a cui era destinata la pubblicità. Secondo quanto emerso con la Fabbrica delle frodi, le pubblicità conducevano a siti in cui i clienti potevano scaricare software per il trading. Del tutto simili alle app per l’home banking, restituivano falsi risultati sui rendimenti degli investimenti in modo da indurre i malcapitati utenti a investire sempre di più. I dipendenti del Milton Group erano quelli che chiamavano quei clienti registrati dopo aver acquisito, a seguito della registrazione, i loro dati.

All’inizio del 2020 i colleghi del Dagens Nyheter sono entrati in possesso di un nuovo database, condiviso con IrpiMedia, con 800 mila false sponsorizzazioni, 15 mila delle quali aventi per oggetto bot di trading con testimonial famosi in tutto il mondo, in undici lingue diverse. Le ha prodotte una società americana, di cui riparleremo: AdsInc.

Il trading online, in particolare via bitcoin, è un settore in cui il mercato pubblicitario è diventato virale a seguito del tentativo di allargare il bacino di utenza anche ai non addetti ai lavori attraverso sistemi programmati per investire in automatico. Le pagine di pubblicità fraudolenta, infatti, sponsorizzano questi software con la promessa di risultati strabilianti e garantiti. Robot che si chiamano “bitcoin evolution”, “bitcoin revolution”, “bitcoin trader”, “bitcoin era”, “bitcoin code”, “bitcoin future” e l’elenco potrebbe andare avanti a lungo.

Questi siti pubblicitari, di solito di una pagina sola e con pochissime informazioni rispetto alla proprietà, funzionano come un amo con il quale pescare nuovi utenti, attratti dalla promessa di guadagni assicurati anche per i principianti. Lo step successivo alla registrazione è cominciare a lavorare su vere piattaforme di trading dove utilizzare il rivoluzionario sistema d’investimenti automatico. Spesso in queste piattaforme i broker offrono la possibilità di investire online sia “manualmente”, in modo tradizionale, sia appunto attraverso i software per principianti.

La fonte di Occrp ha raccontato al consorzio che tra le piattaforme di trading a cui si poteva accedere dalle pagine pubblicitarie gestite dal Milton Group c’era CryptoKartal, a maggio 2019 segnalata dalla Consob all’autorità giudiziaria per abusivismo e pubblicità ingannevole in seguito ad alcuni esposti di clienti truffati. Tra loro un italiano che ha dichiarato una perdita di circa 130 mila euro. Nella delibera nei confronti del sito, Consob stabilisce che la piattaforma è posseduta da una società con sede nel paradiso fiscale di St Vincent a Grenadine, in particolare alla suite 305 del Griffith Corporate Center, sede di società “bucalettere” per almeno 20 marchi, di cui almeno dieci segnalati a enti regolatori del mercato finanziario.

A giugno lo stessa società che gestisce Griffith Corporate Center ha scritto una nota in cui dichiara di aver ricevuto un numero esagerato di recensioni negative «ingiustificate». La stessa società tenutaria ha risposto a una nostra richiesta di chiarimenti specificando di non essere a conoscenza di nessuna società “bitcoin code” nell’edificio. Ha aggiunto che i clienti che mantengono quell’indirizzo come ufficio registrato «non operano da lì» e di aver scovato «individui/società che non erano clienti e usavano impropriamente il nostro indirizzo».

ForexTB e 24Option, sistemi della stessa galassia

Tra le mille piattaforme di trading attraverso cui ci si può imbattere registrandosi su siti di “bitcoin evolution”, c’è anche ForexTB, con sede a Cipro. Analizzando i dati Google AdSense (la pubblicità di Google) attraverso il software Semrush, si scopre che la società ha speso 9 milioni di dollari per essere associata nella ricerca online a parole chiave come “bitcoin trader”, “bitcoin jovanotti fazio” (motivo per il quale quando si cerca “bitcoin jovanotti”, tra i primi risultati esce un’intervista rilasciata a Che Tempo Che Fa dove però non si parla del tema), “bitcoin robert de niro”, “bitcoin barbara d’urso”. Prese singolarmente, le pagine non generano più di 14 mila click, ma le parole sponsorizzate solo in italiano sono 1.200. Dimensioni analoghe valgono per le altre lingue.

Proprietario al 90% di ForexTB è un imprenditore polacco, Michal Andrzej Brzostowski. Negli anni si è fatto strada nel mondo del marketing online, con una rete di società che va dall’Estonia a Singapore e Panama, passando per Malta e le Isole Comore. Secondo un’inchiesta di Vsquare, un collettivo di giornalisti investigativi di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, Brzostowski ha creato un piccolo impero della truffa online tramite la Direct Group, una società registrata a Panama con cui gestiva una rete di aziende per la vendita di prodotti sanitari non omologati. La società panamense è stata messa sotto sanzione dall’autorità di vigilanza dell’Ungheria per pubblicità fraudolente. La sanzione, comminata ad agosto, è di 2,2 milioni di euro. La Global Group delle Isole Comore invece è stata segnalata a giugno di quest’anno dalle autorità a tutela dei consumatori in Slovacchia e in Repubblica Ceca.

La proprietà non è l’unico elemento che solleva dubbi intorno a ForexTB, marchio che è pienamente legittimato a operare sul mercato da una licenza cipriota. Sono infatti evidenti i collegamenti che portano dal gruppo ForexTB a un altro gruppo leader di questo “mercato”, 24Option. Quest’ultimo è proprietario di una piattaforma di trading che, in seguito alle segnalazioni delle autorità di vigilanza, non può più operare in Italia, Belgio e Regno Unito.

24Option è stato sponsor della Juventus dal 2014 fino, almeno a detta dell’Ansa, alla fine del 2019. Dall’ufficio stampa della squadra torinese hanno laconicamente confermato che il rapporto è cessato, senza però dare dettagli rispetto a quando e come. Sul sito di 24Option la foto dei campioni d’Italia ha campeggiato in homepage fino ad agosto 2020, mesi dopo la segnalazione alla Consob dello scorso dicembre.

ForexTB dichiara di far parte dello stesso gruppo di una società d’investimento del Belize, Arvis Capital, società con capitale autorizzato fino a 500 mila dollari. Quest’ultima, nata nel 2015, gestisce un’altra piattaforma da settembre 2020: InvestMarkets. Prima di quella data, InvestMarkets era di proprietà di un’altra società cipriota, legata ancora una volta al giro 24Option. I dati della piattaforma SimilarWeb per l‘analisi del traffico internet affermano che seguendo i link che partono da 24option.com, otto volte su dieci si finisce nel sito di InvestMarkets, a testimonianza di una stretta relazione tra i due siti.

Del gruppo 24Option fa parte anche 247traffic, sito alimentato da una società di marketing che ha sede a Hong Kong. Il sito offre la possibilità di diventare suoi “affiliati”: in sostanza, chiunque generi del traffico in rete può stringere un accordo con 247traffic allo scopo di pubblicare dei contenuti forniti dallo stesso sito. Si tratta di newsletter, pagine di atterraggio, video, ebook che promuovono piattaforme di trading online. Il pacchetto è definito “programma di affiliazione”. Le piattaforme che si appoggiano a 247traffic per trovare promotori dei loro marchi sono due del gruppo ForexTB (ForexTB e InvestMarkets), Ubroker e Investous.

Ogni volta che un utente che passa da siti di recensioni si registra effettivamente su una delle piattaforme di trading legate a 247traffic, quest’ultimo paga il sito recensore. È la prassi normale in qualunque campagna di affiliate marketing, che nel settore del bitcoin è diventata un business particolarmente redditizio, visto che il singolo utente ha una tariffa più alta che negli altri settori.

È la nuova frontiera dell’affiliate marketing, con cui aziende di comunicazione perfettamente legittime aprono un nuovo canale di introiti, se non illegale, quantomeno discutibile, dato che dirotta le vittime sulle proprie piattaforme attraverso presunti prodotti altamente sconsigliati da enti regolatori della Borsa.

Il giorno dopo la richiesta di commento mandata dai giornalisti del consorzio, il sito 247traffic è stato messo offline, senza fornire alcuna risposta. Nemmeno ForexTB e 24Option hanno mai risposto alle domande.