Il porno «rimpicciolisce il cervello». Testimonianze sull’educazione sessuo-affettiva di Teen Star

Nuovi documenti e testimoni rivelano cosa insegna il programma accreditato al ministero. E allungano ombre sulla tutela della privacy dei minori nelle scuole e sulla trasparenza delle comunicazioni con le famiglie in merito all’associazione

Gli studenti entrano al Liceo Classico “Vittorio Alfieri” il 10 settembre 2025 a Torino
Gli studenti entrano al Liceo Classico “Vittorio Alfieri” il 10 settembre 2025 a Torino © Stefano Guidi / Getty

Tra le 21 scuole che tra il 2024 e il 2025 hanno ospitato un corso di educazione sessuale e affettiva condotto da Teen Star, c’è anche la scuola media Nigra di Torino. Qui un gruppo di genitori ha deciso di ritirare i propri figli dal programma dopo essere venuto a conoscenza della natura dell’associazione e dei contenuti distribuiti in classe agli studenti. 

Teen Star è un’associazione accreditata dal 2016 presso il ministero dell’Istruzione e del Merito come ente formatore per percorsi di educazione sessuale e affettiva. L’associazione vende corsi per diventare tutor che poi insegnano a studenti e studentesse con il metodo Teen Star, Sexuality Teaching in the context of Adult Responsibility.

Già lo scorso aprile, un’inchiesta di IrpiMedia aveva evidenziato la natura pseudoscientifica delle sue tesi su contraccezione e identità di genere, strettamente legate alla morale cattolica. Oggi, nuove testimonianze e documenti sollevano ulteriori dubbi sulla gestione dell’associazione nelle scuole italiane: dalla tutela della privacy dei minori alla trasparenza con le famiglie.

In Breve

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, siamo stati contattati da fonti verificate (che preferiscono rimanere anonime per tutela della loro privacy), che hanno condiviso con noi alcuni documenti utilizzati da Teen Star nella scuola Nigra di Torino.

Le testimonianze e i documenti sollevano ulteriori dubbi sul modo in cui questa associazione gestisce la propria attività nelle scuole italiane, dalla tutela della privacy dei minori alla trasparenza verso le famiglie, fino all’adeguatezza dei contenuti proposti.

Senza privacy e consenso

Tra i materiali esaminati, il più problematico è una scheda, denominata “Registro delle sensazioni”, distribuita alle sole studentesse durante il corso. Il documento invita a monitorare il proprio muco vaginale, senza specificarne la finalità.

Per Teen Star, il monitoraggio del muco vaginale, e in generale il riconoscimento delle diverse fasi del ciclo mestruale, rappresenta uno dei metodi contraccettivi naturali di riferimento per l’associazione, promosso come alternativa ai contraccettivi per il controllo della fertilità. 

Sullo stesso foglio, sul quale l’associazione chiede di indicare nome ed età della persona, è riportata una tabella in cui registrare, nell’arco di un mese, le sensazioni provate durante questo monitoraggio. La scheda è stata distribuita in classe all’inizio del corso senza che i genitori avessero ricevuto informazioni approfondite sul percorso proposto e creando disagio tra alcune studentesse.

I dubbi sulla trasparenza nell’attivazione dei percorsi e sulla raccolta del consenso preventivo emergono in modo sistematico. In un’altra scuola media, il “Registro delle sensazioni” è stato consegnato alle studentesse chiedendo di «controllarsi a casa» e compilare la scheda con nome ed età. Un genitore ha raccontato a IrpiMedia che l’attivazione del corso era stata comunicata con una riunione promossa solo una settimana prima dell’inizio. Ai genitori è stato fatto firmare un modulo di consenso generico che citava i «ritmi biologici legati alla sfera sessuale» e «strumenti di autovalutazione», senza chiarire che si trattasse del monitoraggio del muco vaginale e della relativa raccolta di dati personali.

Gli stessi problemi sono stati riscontrati alla scuola Nigra di Torino. «Quando è stata chiesta una quota di 15 euro per autorizzare la partecipazione degli alunni all’attività siamo rimasti sorpresi. La scelta della scuola di aderire al percorso di Teen Star non era stata condivisa con i genitori e abbiamo chiesto spiegazioni al preside» dice uno dei genitori sentito da IrpiMedia.

«Avevamo cercato informazioni online su Teen Star e volevamo capire perché fosse stata scelta proprio quell’associazione per un corso su sessualità e affettività nella scuola anziché l’Asl, per esempio, o un’altra realtà laica».

Il dirigente scolastico ha invitato quindi le famiglie a un incontro online con i tutor Teen Star: «In quell’occasione è stato detto che in classe non si sarebbe parlato di masturbazione, di anticoncezionali o aborto, ma di controllo della fertilità, celebrazione della vita e del concepimento come valorizzazione della vita umana», racconta un genitore che ha poi ritirato i propri figli dal corso.

Oltre alle criticità sulla privacy, IrpiMedia ha raccolto testimonianze di studenti ed educatori su quanto avveniva in aula. Durante le lezioni sarebbe stato sostenuto che guardare film pornografici «rimpicciolisce il cervello», e agli studenti sarebbero state mostrate foto di donne e uomini seminudi chiedendo loro cosa provassero.

«Non è chiaro l’obiettivo di questo tipo di sollecitazione», commenta Alice Chinelli, dottoranda in Scienze cliniche e traslazionali, «tanto più che mostrare foto di persone svestite a soggetti minori non è una pratica standard, deontologicamente condivisa all’interno del mondo dell’educazione all’affettività e sessualità, con l’ulteriore elemento di criticità di chiedere le sensazioni associate a tali immagini».

Chinelli è co-coordinatrice del progetto EduForIST, l’unico progetto nazionale autorizzato dal ministero della Salute per portare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, nell’ambito delle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Unesco, terminato a giugno 2025, di cui abbiamo già parlato nell’inchiesta su Teen Star.

I tutor dell’associazione vengono formati attraverso corsi a pagamento gestiti con il supporto del Centro studi sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano. L’iter prevede verifiche interne e aggiornamenti periodici per l’idoneità, che Teen Star dichiara essere valutata unicamente sulle competenze possedute e non sull’orientamento religioso o politico.

A San Donà di Piave il caso arriva in consiglio comunale

Un’associazione che vuole proporre un corso a un istituto scolastico contatta solitamente il dirigente scolastico, presentando il programma dell’iniziativa e definendo: obiettivi, ore, costi e competenze in uscita. Spetta poi al collegio dei docenti valutare e approvare la valenza didattica della proposta e decidere se inserirla o meno nel Piano triennale dell’offerta formativa (Ptfo).

Una volta approvata, le famiglie ricevono una comunicazione dettagliata con le finalità del corso, gli esperti coinvolti e le modalità di svolgimento, insieme al modulo di consenso informato. 

A San Donà di Piave, in Veneto, è stata invece l’amministrazione comunale a proporre Teen Star in una scuola media nel 2024, creando un caso poi finito sulla stampa locale.

All’inizio del 2025 quattro famiglie hanno chiesto spiegazioni in merito all’iniziativa. Il consigliere comunale Daniele Terzariol (Partito Democratico) ha allora presentato un’interrogazione alla giunta, chiedendo di rendere nota la documentazione richiesta per valutare l’affidabilità del programma, i profili dei formatori e se fossero stati valutati percorsi gratuiti erogati dall’Asl.

«Nonostante io abbia fatto un’interrogazione comunale e due richieste di accesso agli atti, i materiali condivisi durante le lezioni non mi sono arrivati», ha dichiarato Terzariol a IrpiMedia. 

All’interrogazione ha risposto l’assessora alle politiche sociali di San Donà di Piave Federica Marcuzzo (Fratelli d’Italia), la quale ha assegnato circa mille euro del programma per la prevenzione del disagio giovanile e della violenza di genere a Teen Star con un affidamento diretto nel 2024.

La scelta dell’ente e del programma, ha spiegato in consiglio, è stata motivata dall’esiguo contributo economico richiesto, da alcune modalità sperimentali di insegnamento e dal fatto che Teen Star fosse già accreditato presso il ministero.

Uno degli istituti della cittadina, una scuola media, ha deciso di aderire alla proposta con una classe, a cui, secondo l’assessora, sono stati presentati correttamente i presupposti del corso e le sue finalità.

Secondo l’assessora, i risultati dei questionari anonimi di gradimento presentati ai genitori durante l’incontro di restituzione tenuto dai tutor di Teen Star sono stati positivi. IrpiMedia ha chiesto all’assessora Marcuzzo di spiegare come mai ha proposto un corso Teen Star a una scuola media, ma non sono arrivate risposte.

Una legge che non risolve i problemi

Ancora prima che la legge Valditara vietasse l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole dell’infanzia e nelle elementari, introducendo l’obbligo di consenso informato alle medie e alle superiori, la normativa sulla privacy prevedeva già il consenso esplicito, libero, specifico e informato dei genitori per autorizzare la partecipazione ad attività curriculari ed extracurriculari di studenti e studentesse sotto i 14 anni.

Per l’avvocata Chiara Gravina, specialista in diritto di famiglia, è problematico che Teen Star non abbia rivolto ai genitori delle studentesse una richiesta di consenso dedicata alla somministrazione della scheda di monitoraggio del muco vaginale: «I genitori dovrebbero ricevere un’informativa completa e comprensiva delle finalità di un’indagine che raccoglie dati sensibili sui minori e quindi dare o meno il proprio consenso scritto e preventivo».

Il caso Teen Star mette in luce quindi un paradosso al centro dell’attuale dibattito scolastico. Da un lato, le nuove disposizioni governative impongono paletti stringenti e l’obbligo di autorizzazione preventiva alle famiglie per i progetti su affettività e sessualità.

Dall’altro, nella pratica, associazioni come Teen Star continuano a entrare nelle aule facendo leva su informative generiche, e a distribuire materiali sensibili senza che i genitori abbiano prestato un consenso realmente informato e dettagliato.

Tuttavia, il consenso informato finisce per scaricare su famiglie non sempre preparate o presenti la valutazione della bontà di un corso. 

Fabrizio Marrazzo, portavoce del comitato Sì, educazione affettiva nelle scuole – che ha promosso una raccolta firme per un referendum abrogativo della legge Valditara — osserva: «Questi percorsi potevano essere inseriti nell’offerta formativa della scuola attraverso gli organi collegiali e l’approvazione del Ptof (Piano triennale dell’offerta formativa, ndr), senza dover richiedere successivamente un’autorizzazione individuale per ogni singolo studente.

La legge Valditara, invece, oltre a bloccare questi interventi nella scuola primaria, introduce per le scuole medie e superiori, proprio sull’educazione sessuo-affettiva, il consenso preventivo delle singole famiglie. Ma pensare che questi temi possano essere affrontati esclusivamente in famiglia non tiene conto del fatto che molti genitori, comprensibilmente, non hanno una preparazione specifica su questioni complesse come affettività, consenso, sessualità, prevenzione e relazioni».

Di fatto, nel caso di Torino che abbiamo esaminato, del corso Teen Star e dei suoi contenuti si sono accorti solo alcuni genitori che hanno deciso di approfondire il tipo di formazione proposta ai figli. In Veneto, invece, dei problemi legati al corso Teen Star le famiglie si sono accorte solo quando l’attività era già avviata. Il tutto è accaduto nonostante fosse stato fornito alle famiglie un modulo di adesione, per quanto incompleto.

Teen Star dimostra però che spesso sono gli stessi dirigenti scolastici, se non addirittura gli assessori comunali, a favorire l’ingresso nell’offerta formativa di programmi di dubbia validità scientifica e portatori di visioni anti-laiche, soprattutto in assenza di un progetto nazionale di educazione sessuo-affettiva, autorizzato e riconosciuto dal ministero della Salute e capace di fissare parametri chiari su chi può entrare nelle scuole e con quali contenuti. Un’assenza che al momento né il ddl Valditara né il referendum che propone di abrogarlo sembrano affrontare.

Mentre i dubbi sul programma Teen Star rimangono, i loro corsi nelle scuole proseguono. Da inizio 2026, l’associazione riporta sul proprio sito di aver erogato diverse attività di formazione agli insegnanti a spese pubbliche (tramite i buoni della Carta docente forniti dal ministero dell’Istruzione) e portato le sue attività in almeno quattro istituti scolastici.