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La riforma che ha configurato le nuove Aziende universitarie ospedaliere è del 1999, ma è applicata ancora in modo caotico. Tanto che in Sicilia da 13 anni si mette in dubbio chi debba pagare gli stipendi di 200 dipendenti
La riforma che ha definito le relazioni tra Regioni e Università in materia di gestione dei policlinici ha 25 anni. Eppure – tra iter costitutivi rimasti monchi, accordi tra le parti contestati e una sostanziale difficoltà a bilanciare gli interessi tra politica e accademia – la situazione in tutta Italia è abbastanza caotica. In Sicilia, poi, c’è un caso emblematico che dimostra come ancora oggi non sia ben chiaro quali siano gli oneri che spettano a ognuna delle parti.
A Catania, il Policlinico della città ha iscritto nell’ultimo bilancio un credito da 67 milioni di euro con l’Università di Catania (Unict), la quale però non ha alcuna intenzione di saldare il debito, sostenendo che sia la Regione Siciliana, a cui spetta il finanziamento della sanità, a dover pagare. La giustizia amministrativa regionale, in primo grado, si è pronunciata contro l’ateneo. E di questa spada di Damocle che pende sul futuro dell’ateneo i 40mila studenti iscritti non sanno niente, perché Unict, nei suoi bilanci, non ha mai fatto alcun accenno al contenzioso in corso con il Policlinico.
In Breve
La riforma che regola le relazioni tra Università e Regioni in materia di gestione dei policlinici – ospedali che lavorano insieme agli atenei – ha 25 anni ma ancora è applicata in modo confuso
A Catania l’accordo tra Unict e Regione per la gestione di parte del personale del Rodolico-San Marco è stato revocato nel 2012 sulla base di alcuni rilievi dei ministeri di Salute ed Economia. Unict però ha sempre fatto finta che la revoca non esistesse
Il caso di Catania è emblematico: lo stipendio di 200 lavoratori ospedalieri è iscritto nel bilancio del policlinico come credito nei confronti dell’Università (Unict) e nel 2025 ha raggiunto il valore di 67 milioni di euro
Unict, invece, non ha mai accantonato fondi anche solo nell'eventualità di essere obbligata a pagare, con un evidente pericolo per le attività dei suoi 40mila studenti iscritti del tutto ignari dell’esistenza di questo rischio. L’ateneo infatti non ha mai fatto cenno nei documenti contabili all’esistenza del contenzioso con il Policlinico
Nel 2024 il Tar ha respinto il ricorso di Unict secondo cui la gestione del nuovo policlinico non ha comportato nuovi esborsi per la sanità siciliana, già gravata da pesanti debiti. Ora si passa all’appello al Consiglio di giustizia amministrativa (Cga), l'organo che in Sicilia sostituisce il Consiglio di Stato
Si tratta probabilmente di una delle storie più controverse che interessano la sanità siciliana, negli ultimi anni travolta ripetutamente da scandali giudiziari che tirano in ballo gli interessi, spesso ai limiti delle ingerenze illecite, della politica nei servizi di assistenza ai cittadini. Stavolta nessun profilo penale è contestato, ma la vicenda richiama comunque le dispute tra soggetti che detengono e si contendono grandi poteri.
Un esempio? In Sicilia per sperare di essere nominati direttore generale di un Policlinico non bisogna soltanto essere ben visti dalla politica ma anche graditi ai rettori.
Il protocollo d’intesa cancellato
I principali protagonisti di questa querelle sono tre: l’Università di Catania, il Policlinico, che oggi si chiama Rodolico-San Marco, e la Regione Siciliana.
In passato a Catania i Policlinici erano due, successivamente accorpati in uno che ha acquisito una propria personalità giuridica. Un’indipendenza che, per statuto, non ha reciso i legami con il mondo universitario, ma che ha creato non pochi problemi nella gestione di circa duecento lavoratori nel momento in cui è entrata la Regione nella governance. Tra le due parti è nato un contenzioso su chi dovesse sostenere il costo degli stipendi.
Tutto inizia a fine dello scorso secolo. È il mese di dicembre del 1999 quando, agli sgoccioli del governo D’Alema I, il Consiglio dei ministri, con Rosy Bindi ministra della Salute, approva una riforma che punta a superare le differenze che nei decenni precedenti avevano caratterizzato la gestione dei Policlinici in relazione al ruolo in essi avuto dalle Università.
Tutt’ora vigente, la riforma Bindi ha introdotto il modello dell’Azienda ospedaliero-universitaria (Aou), assegnando a essa le funzioni di assistenza sanitaria, ricerca e didattica. Per riuscirci, il governo nazionale ha indicato la strada migliore nella leale collaborazione tra Regioni e Università, ponendole in posizione paritetica.
La riforma ha comportato la necessità di trovare accordi sulle modalità e le doti che ognuna delle due parti avrebbe portato all’interno del matrimonio. Dal trasferimento del patrimonio immobiliare ai passaggi di personale.
In Sicilia, dove esistono tre Policlinici, a Catania, Palermo e Messina, i tempi per la sottoscrizione dei protocolli d’intesa con le singole Università ha richiesto diversi anni.
Nel caso di quello con Unict, la firma arriva nel 2009, un decennio dopo la riforma. Quell’anno si registra anche l’accorpamento dei due precedenti Policlinici presenti a Catania – uno a direzione diretta dell’Università, l’altro in convenzione con il Ssn – e la nascita dell’Aou Rodolico-San Marco. Servono quasi altri tre anni di trafile politico-burocratiche prima di arrivare al piano finanziario relativo al trasferimento del costo del personale.
L’accordo prevede il passaggio di circa duecento dipendenti – tra sanitari e amministrativi – dall’Università all’Aou Rodolico-San Marco. Quindi, secondo l’accordo, le spese del personale sarebbero passate dalle finanze di Unict a quelle del Policlinico, che dipendono dai trasferimenti della Regione Siciliana.
L’iter era stato approvato da una commissione di certificazione costituita, su indicazione del ministero del Lavoro, all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il processo però si interrompe per l’intervento prima dei ministeri dell’Economia e della Salute e poi del governo regionale che revoca del protocollo d’intesa con l’Università. Il perché è presto detto: la gestione dei duecento dipendenti dell’Aou Rodolico-San Marco che un tempo erano pagati da Unict, secondo i ministeri di Salute ed Economia, avrebbe comportato per la Regione Siciliana una spesa extra non affrontabile.
La sanità regionale era infatti sotto i radar del governo nazionale per gli sprechi che nel tempo avevano fatto accumulare alla Sicilia un disavanzo non più sostenibile. Per questo, la Regione già nel 2007 aveva dovuto sottoscrivere con il ministero della Sanità un piano di rientro. In origine era previsto fino al 2009, poi è stato prorogato e, ancora oggi, seppure non più come nel passato, continua a incidere sulla libertà di spesa.
Il protocollo d’intesa tra Unict e Policlinico è stato però applicato come se la revoca del governo siciliano non fosse mai stata emanata. Quindi una volta avviate le attività dell’Aou, il personale che in precedenza operava nel Policlinico gestito direttamente dall’Università ha iniziato a prestare servizio venendo pagato con fondi della nuova azienda sanitaria, e dunque con risorse economiche della Regione.
Dal canto proprio, Unict ha sempre pensato che quell’accordo non andasse revocato e per questo, nel 2013, ha presentato un ricorso al Tar. La prima udienza del procedimento amministrativo si è tenuta soltanto nel 2019, dopodiché si sono registrati diversi rinvii motivati dalla possibilità di arrivare a una soluzione pacifica della contesa.
Chi paga?
L’Aou Rodolico-San Marco, invece, sin dal primo momento sostiene che gli stipendi e i contributi previdenziali al personale sanitario e amministrativo debbano essere pagati da Unict. Tale posizione è stata puntualmente riportata all’interno dei bilanci e nelle relazioni a essi allegate firmate dai manager che si sono avvicendati ai vertici dell’Aou.
Nel 2020, circa sette anni dopo la revoca dell’accordo mai applicata, il Rodolico-San Marco quantifica il debito di Unict in quasi 52 milioni, che diventano 56,3 l’anno dopo. A fine 2022 si sfiorano già i 60 milioni, per poi arrivare a 63,7 milioni nel 2023 e nel 2024, ultimo anno di cui si hanno i bilanci consuntivi, 67,6 milioni.
Davanti a una somma così ingente, gli uffici dell’Aou hanno valutato la possibilità che il credito potesse essere riscosso non nella sua totalità. Un atteggiamento che risponde al principio di prudenza e che ha portato a rimpinguare, con il passare del tempo, il fondo di svalutazione dei crediti: nel 2022, per esempio, era di 27 milioni e sarebbe servito a coprire il 53 per cento delle somme dovute dal Policlinico, mentre nel 2024 è arrivato a superare i 30 milioni.
Unict, però, non intende pagare. Dall’inizio della disputa, l’ateneo ha cambiato quattro rettori, ma non ha mai preso atto dell’essere debitore dell’Aou e, di conseguenza, della Regione. Nei bilanci non fa mai menzione al contenzioso, con la conseguenza che nessun accantonamento di risorse finanziarie è stato fatto nella malaugurata ipotesi di essere costretti un giorno a pagare.
Analizzando i bilanci consuntivi approvati da Unict tra il 2015 e il 2024, si scopre che gli accantonamenti sono sempre stati di importi esigui: la voce “Fondo rischi e oneri contenzioso”, per esempio, fino al 2022 è stata di poco superiore al milione, per poi venire ridotta l’anno successiva ad appena 3.881 euro. Cifra che è rimasta immutata anche nel 2024, quando il Tar ha rigettato il ricorso di Unict. Discorso simile per il “Fondo rischi per cause civili e oneri accessori” che si è sempre mantenuto al di sotto del mezzo milione di euro.
Ad aumentare con il passare del tempo sono stati invece i costi relativi al personale che, tra il 2015 e il 2024, sono passati da 156,5 a oltre 176 milioni di euro.
La crescita della spesa si è registrata anche se si guarda soltanto al comparto tecnico-amministrativo: nel 2015, Unict spendeva 40,3 milioni; nel 2024 il bilancio è stato chiuso con una spesa di 44,6 milioni. Tali aumenti sono stati determinati, si legge nei documenti, da rinnovi contrattuali e adeguamenti Istat, ma anche da decine di nuove assunzioni. Aspetto quest’ultimo che dimostra come dal momento del loro trasferimento al Rodolico-San Marco, l’Università non abbia più considerato il personale amministrativo come parte del proprio organico.
Il parere del Tar: Unict deve pagare
A maggio del 2024 i giudici di primo grado del Tar di Catania hanno rigettato il ricorso presentato nel 2013 dall’ateneo, cassando la tesi dell’Università secondo cui l’accordo per il passaggio dei dipendenti non avrebbe comportato un aumento della spesa pubblica. Ciò significa che, a seguito dei rilievi fatti dai ministeri dell’Economia e della Salute, l’accordo sulla presa in carico dei duecento dipendenti dell’Aou è stato revocato nel 2012.
Nella sentenza i giudici del Tar ricordano che i vincoli imposti dal piano di rientro alla Regione per superare la crisi finanziaria la obbligano a non spendere di più rispetto a quanto pattuito. «È di tutta evidenza – si legge – che il trasferimento di attività e di personale operato con gli accordi sottoposti a revoca abbia determinato anche un trasferimento di costi». Unict e l’Aou, hanno sottolineato i giudici, «non rispondono a unico bilancio e non può sostenersi che l’imputazione del costo dell’operazione di trasferimento dia luogo a una invarianza finale per la Regione».
La speranza di un ribaltone
L’Università di Catania ha impugnato la sentenza di primo grado davanti al Consiglio di giustizia amministrativa (Cga), l’organo che in Sicilia sostituisce il Consiglio di Stato.
Nel ricorso, i legali dell’ateneo ribadiscono che il protocollo di intesa con l’Aou si limita «a liberare oneri sinora posti a carico dei bilanci dell’Università per personale utilizzato dall’azienda ospedaliero-universitaria». Aggiungono che a oggi il personale migrato nei ranghi del Policlinico è sempre stato pagato dalla Regione, senza particolari criticità. «È accaduto che durante i quasi 12 anni intercorsi tra il provvedimento di revoca impugnato e la sentenza, la condotta dell’assessorato regionale e, a seguire, della stessa azienda sanitaria interessata, è rimasta sempre la stessa».
Chi attende il giudizio
I 67 milioni di euro sono una grana anche politica. Oltre ai profili strettamente contabili, ci sono in ballo relazioni tra pubbliche amministrazioni che per quanto autonome sono entrambe interessate a mantenere buoni rapporti.
In Sicilia, il protocollo tra Regione e Università prevede che il manager dei Policlinici venga nominato dal governatore scegliendolo tra una terna di nomi fornita dal rettore. A Catania ad attendere l’esito sono Enrico Foti e Giorgio Santonocito. Il primo dalla scorsa primavera guida l’ateneo, mentre da gennaio a sedere sulla poltrona di dirigente generale del Rodolico-San Marco è Giorgio Santonocito. Foti e Santonocito si conoscono molto bene. Qualche anno fa il primo è stato testimone di nozze del secondo.
Stando a quanto appreso da IrpiMedia in questi mesi tra Unict, Policlinico e Regione ci sarebbero stati contatti per immaginare possibili soluzioni utili a ridurre la portata del debito. Non è la prima volta: di tentativi di arrivare a transazioni, ma sempre senza esito, se ne parla anche nella sentenza del Tar.
La situazione è delicata e forse questo spiega perché nessuno abbia risposto alle domande poste da IrpiMedia a Policlinico, Unict e Regione Siciliana. Inviate il 6 maggio, le richieste di replica sono cadute nel vuoto.
È inevitabile chiedersi cosa accadrebbe se il Consiglio di giustizia amministrativa dovesse confermare il debito a carico di Unict. Se tale impegno potrebbe comportare una riduzione dell’offerta didattica da parte dell’Università o il taglio di altre spese. Guardando ai bilanci tra il 2015 e il 2024, si osserva che Unict ha registrato un utile medio di 19,4 milioni. Quindi per risanare il debito nei confronti del Policlinico, l’ateneo a oggi dovrebbe rinunciare agli utili di tre anni e mezzo.
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