C’è anche la più grande catena italiana di farmacie tra i rivenditori di mascherine prodotte in Cina da cittadini uiguri sottoposti a condizioni di lavoro forzato. In Italia, i prodotti sono distribuiti dal gruppo Lloyds Farmacia (marchio di Admenta Italia, divisione italiana del colosso americano della distribuzione farmaceutica McKesson), presente nella penisola con oltre 260 punti vendita, tra cui quelli gestiti da società partecipate di enti pubblici come i Comuni di Milano, Bologna e Bergamo. A scoprirlo è un’inchiesta internazionale – di cui IrpiMedia è partner italiano – che ha ricostruito la presenza in Europa di dispositivi di protezione forniti da aziende cinesi accusate da analisti internazionali di sfruttamento.
Gli uiguri sono una minoranza di religione musulmana ed etnia turcofona che risiede principalmente nella regione autonoma dello Xinjiang, nella Cina occidentale. Da anni il governo cinese sottopone gli uiguri a una sistematica campagna di repressione che prende pieghe particolarmente distopiche: dalla sorveglianza di massa, al controllo delle nascite e alla prigionia in centinaia di centri di detenzione.
Tra le misure più controverse c’è il “trasferimento” di lavoratori uiguri dalla loro terra di origine a fabbriche dislocate nel resto del Paese. Per Pechino questo programma offre alla minoranza musulmana la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita ed emanciparsi da situazioni di povertà. Ma, a detta di gruppi per la difesa dei diritti umani, gli uiguri non hanno reale libertà di scelta e sono costretti ad accettare gli spostamenti nei “campi di lavoro” sotto la minaccia, anche solo implicita, di un ulteriore peggioramento delle proprie condizioni.
McKesson, multinazionale americana da 200 miliardi di dollari di fatturato all’anno che in Europa è presente in 13 Paesi, dichiara pubblicamente di avere un occhio di riguardo per la responsabilità sociale all’interno della propria filiera. Il codice di condotta di Admenta richiama i propri dipendenti a «prestare particolare attenzione a ciò che è giusto dal punto di vista etico».

Tra le aziende che hanno ricevuto operai uiguri attraverso il programma di trasferimento c’è la Hubei Haixin Protective Products, azienda che si occupa di dispositivi di protezione individuale con sede nella provincia di Hubei. Video della TV di Stato e notizie sul sito del governo provinciale dimostrano che 131 operaie uigure hanno lavorato nella fabbrica fino allo scorso settembre. Il gruppo McKesson è cliente della Hubei Haixin.
I dispositivi di protezione nelle farmacie italiane
In Italia, il gruppo McKesson è attivo dal luglio 1999, quando acquistò dal Comune di Bologna l’80% del pacchetto azionario dell’azienda che gestiva le farmacie comunali. Prima tappa dell’inarrestabile processo di privatizzazione del settore, nel quale Admenta Italia – holding italiana di McKesson – l’ha fatta spesso da padrone, inghiottendo grosse fette di mercato nel centro-nord.
Da Milano a Padova, da Bergamo a Modena, passando per numerosi piccoli paesi. Il modello di gestione è sempre lo stesso: Admenta acquisisce il pacchetto di maggioranza delle partecipate, mentre ai comuni resta in mano una quota di minoranza. Le amministrazioni mantengono un posto in consiglio d’amministrazione e la possibilità di influenzare l’operato delle farmacie comunali.
Oggi il gruppo Admenta gestisce più di 260 punti vendita e, tramite la controllata Farmalvarion, distribuisce prodotti ad oltre 2500 clienti, tra farmacie private, ospedali e case di cura. L’holding italiana ha un fatturato consolidato di oltre 600 milioni di euro.
Alle farmacie fisiche Lloyds affianca un sito di e-commerce, ulteriormente potenziato nel corso della pandemia. A gestire le vendite online è l’Azienda Farmacie Milanesi, la società partecipata dal Comune che riunisce le farmacie comunali di Milano di cui Palazzo Marino detiene il 20% delle quote. Proprio sul sito di Lloyds si trovano ancora oggi in vendita le mascherine chirurgiche di Hubei Haixin.
No comment
IrpiMedia ha chiesto ad Admenta Italia un’intervista, ma l’azienda ha declinato l’offerta. Il Comune di Milano non ha voluto fornire commenti. McKesson Europe, la holding che controlla Admenta Italia, ha dichiarato di impegnarsi «a garantire una buona responsabilità sociale d’impresa e l’approvvigionamento etico».
«I fornitori – conclude l’azienda – devono accettare i nostri principi di sostenibilità della filiera che riguardano il rispetto delle leggi pertinenti, oltre che l’adesione alle nostre rigorose politiche sulla protezione dei lavoratori, la preparazione alle emergenze, l’identificazione e la gestione dei rischi ambientali e la protezione dell’ambiente».
Lavorare alla Hubei Haixin
Decine di milioni di mascherine chirurgiche prodotte da Hubei Haixin sono arrivate in tutta Europa, compresa l’Italia, dove vengono vendute al pubblico da Lloyds Farmacia.
Le mascherine marchiate Hubei Haixin sono rimaste sugli scaffali – virtuali e non – di Lloyds, sebbene la presenza e lo sfruttamento di lavoratori di origine uigura all’interno dell’azienda cinese sia nota da almeno marzo scorso.

L’antropologo tedesco Adrian Zenz è tra i maggiori studiosi al mondo della questione uigura e delle politiche repressive di Pechino nello Xinjiang. Tanto che è diventato bersaglio delle campagne propagandistiche del governo cinese a causa dei suoi studi sui campi di rieducazione. Secondo Zenz chiunque abbia nella propria filiera aziende che utilizzano il programma cinese di trasferimento dei lavoratori «commette una violazione di qualsiasi codice etico».
Al contrario di quanto afferma il governo di Pechino, Zenz sostiene che i trasferimenti degli operai nelle fabbriche non siano “politiche del lavoro” ma violazioni dei diritti umani: «Si passa dal reclutamento e dall’addestramento in ambienti di tipo militare, a programmi di indottrinamento e lavaggio del cervello fortemente coercitivi», dice il ricercatore.
I lavoratori uiguri che vengono spediti in altre zone della Cina finiscono molto spesso «in dormitori dove viene applicata la segregazione, dove sono continuamente monitorati da videocamere e guardie, senza la possibilità di entrare e uscire liberamente», aggiunge Zenz.
Secondo un’indagine dell’Australian Strategic Policy Institute (Aspi), pubblicata nel marzo scorso, sono oltre 80mila gli uiguri che tra il 2017 e il 2019 sono stati costretti ad abbandonare le propria regione per andare in fabbriche che funzionano come campi di lavoro forzato nel resto della Cina. Il report del centro studi australiano è stato il primo a documentare la presenza di lavoratori uiguri nello stabilimento di Hubei Haixin.
«La mia pelle è così splendente!»
All’inizio del 2019, 131 donne di origine uigura sono state trasferite nella fabbrica di Songzi, a poco meno di 3mila chilometri di distanza dal confine con lo Xinjiang. Un articolo pubblicato dall’organo di propaganda statale Hubei Daily racconta che, all’interno dello stabilimento, le donne devono partecipare a quotidiane cerimonie dell’alzabandiera, cantare l’inno cinese, seguire lezioni di mandarino e soggiornare in alloggi dedicati.
Un altro resoconto dall’interno di Hubei Haixin riporta la composizione scritta da una lavoratrice uigura durante uno dei corsi serali obbligatori: «L’acqua, il terreno e l’aria sono così puliti qui. In soli tre mesi, sono passata da essere scura e smilza, ad avere la pelle chiara ed essere ben nutrita. La mia pelle è così splendente!»

Racconti come questo non convincono gli osservatori internazionali. Secondo Penelope Kyritsis, direttrice del Worker Rights Consortium, organizzazione internazionale per la difesa dei diritti dei lavoratori, è semplicemente impossibile essere certi che l’utilizzo di lavoratrici uigure da parte di Hubei Haixin non comporti aspetti di coercizione.
Qualsiasi distributore che compra prodotti da aziende come Hubei Haixin deve «immediatamente interrompere i suoi rapporti commerciali con stabilimenti situati nello Xinjiang o che abbiano degli input dalla regione», aggiunge Kyritsis.
Le mascherine nelle farmacie europee e il silenzio di Hubei Haixin
L’Italia non è l’unico paese europeo in cui McKesson vende i dispositivi di protezione individuale prodotti da Hubei Haixin. Le stesse mascherine possono essere acquistate nelle farmacie online controllate dalla multinazionale in Norvegia, Belgio e Olanda.
Nel Nord Europa, a commercializzare prodotti medicali legati al lavoro degli uiguri è anche Onemed, leader della distribuzione farmaceutica con sede in Svezia. A differenza di McKesson, Onemed non vende direttamente al dettaglio, ma gestisce numerosi appalti pubblici per la forniture di Dpi. Mascherine e camici marchiati Hubei Haixin sono stati forniti da Onemed a governi e ospedali pubblici in Svezia, Norvegia, Danimarca ed Estonia.

Onemed ha dichiarato a SVT, la TV di stato svedese, di essersi accorta dell’utilizzo di lavoratori uiguri da parte di Hubei Haixin alla fine del 2019 e di aver continuato il proprio rapporto dopo aver svolto alcune verifiche: «La nostra valutazione complessiva è che non vi è alcun caso di lavoro forzato o discriminazione contro la minoranza uigura nella nostra catena di fornitura – dichiara il portavoce del gruppo svedese Onemed – ma ovviamente continueremo a seguire la questione e a prendere provvedimenti se dovessimo ricevere nuove informazioni».

Hubei Haixin non ha risposto a una lista di domande dettagliate. Tuttavia, OCCRP è entrata in possesso di una lettera redatta da Hubei Haixin, nella quale l’azienda spiega di aver tenuto le lavoratrici uigure alle proprie dipendenze fino alla fine di settembre. «Il contratto di lavoro tra la nostra azienda e i dipendenti dello Xinjiang sarebbe dovuto terminare a marzo 2020 – ha scritto l’azienda Hubei Haixin -. In seguito allo scoppio della pandemia Covid-19 nella provincia di Hubei e i successivi lockdown regionali le 130 lavoratrici della Xinjiang sono rimaste bloccate a Hubei senza poter tornare a casa».
Anche il Ministero degli Esteri cinese non ha risposto alle domande inviate da OCCRP, ma un portavoce dell’ambasciata cinese a Oslo ha dichiarato: «I cosiddetti “abusi dei diritti umani” nello Xinjiang o la “persecuzione delle minoranze etniche” sono le menzogne del secolo inventate dalle forze estremiste anti-cinesi».