Un filo rosso tiene assieme una nave affondata e la morte di un funzionario della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria; un filo che unisce Beirut, il Venezuela e l’Italia. Tra “navi dei veleni” e “navi a perdere”, gli affari sporchi che hanno inquinato il Mediterraneo di quarant’anni fa.
Questa serie tenterà di dipanare in quattro puntate una ragnatela di misteri. Un personaggio chiave sarà il capitano Natale De Grazia, ufficiale della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria che, per conto della procura reggina, indagava sugli affondamenti sospetti. Fino a quando non è stato ucciso.
In questa serie
Chi cerca muore? Le verità sepolte sulle navi a perdere
La storia del pool che ha indagato sugli affondamenti delle imbarcazioni cariche di rifiuti pericolosi, il ruolo del capitano Natale De Grazia e la sua morte in circostanze mai chiarite che ha portato alla fine delle indagini
Navi a perdere e traffico d’armi: le indagini interrotte sul faccendiere Comerio
I sospetti che legano la Rosso, ex Jolly Rosso, ai traffici verso Paesi in guerra degli anni Ottanta. In mezzo un ingegnere di Busto Arsizio. Chi indagava su di lui, però, si è fermato proprio vicino alla meta
Navi dei veleni: una storia trascurata, tra economia e diplomazia
Tra la fine degli anni Settanta e durante gli anni Ottanta, il mercato della chimica nel mondo – Italia compresa – vedeva esplodere la domanda. Smaltire i rifiuti tossici, però, costava sempre di più e le aziende trovarono soluzioni
Affondamenti e traffici di rifiuti: il Mediterraneo delle “navi a perdere” e delle “navi dei veleni”
I due termini sono stati più volte confusi. Nei media, negli atti istituzionali, nei report di associazioni. La loro storia è piena di sovrapposizioni. Una ricostruzione storica per ricordare e chiarire