Serie DesertDumps

Discariche nel deserto

Il sistema di espulsioni dei migranti nel deserto, con la partecipazione dell'Unione europea nel lungo processo di esternalizzazione delle frontiere

In Nord Africa esiste un sistema per espellere nel deserto i migranti che provengono da Paesi schiacciati tra il Sahara e l’Equatore. Lo scopo è impedire loro di raggiungere l’Europa, principio-guida del lungo processo di esternalizzazione delle frontiere condotto dall’Unione europea negli ultimi vent’anni.

Il sistema delle espulsioni si alimenta con la retorica del razzismo dei Paesi di transito verso i migranti: nessun Paese vuole essere un luogo di passaggio per le rotte verso il Mediterraneo, così si scaricano le responsabilità sui vicini, esponendo i migranti a pericoli sempre peggiori.

Come in Europa, anche in Nord Africa i migranti sono considerati fonte di insicurezza.

Il lessico delle espulsioni

Desert Dumps, il titolo internazionale dato a questa serie, significa in inglese discarica di rifiuti del deserto. L’idea di essere stati trattati come spazzatura è stata suggerita ai giornalisti dagli stessi migranti intervistati. L’espressione che usiamo in italiano in questo e negli altri pezzi per indicare questa circostanza è “espulsioni”.

La pratica è diffusa in tutti e tre i Paesi analizzati, Tunisia, Mauritania e Marocco, nel deserto o in altri luoghi remoti e inospitali, dove si rischia di morire di fame e di sete.

Lungo la frontiera tra Libia e Tunisia secondo le testimonianze di diversi migranti ci sono stati casi di “consegne” di migranti tra la Garde Nationale tunisina e non meglio identificate milizie libiche: invece che essere lasciati a sé stessi nel deserto, i migranti sono stati affidati ai libici.

L’esito finale è sempre una violazione dei diritti umani perché nei casi in cui è stato possibile verificarne l’esito i migranti sono finiti in centri di detenzione dove notoriamente i trattenuti sono in condizioni disumane.

Mezzi ed equipaggiamenti necessari al sistema delle espulsioni per funzionare – dai motori delle motovedette che intercettano le barche dei migranti, fino ai pickup o agli autobus che li trasportano – sono dotazioni che provengono dai Paesi europei, beneficiari ultimi dei blocchi delle partenze. I migranti subsahariani sono trattati «come immondizia», accusa François, un migrante del Camerun che ha provato più volte a raggiungere l’Italia, e più volte è stato scaricato nel deserto.

Nei Paesi del Nord Africa, intorno a questo sistema, si sono creati centri di potere che gestiscono l’industria della migrazione irregolare: dai gruppi di trafficanti fino a Ministeri che usano la migrazione come una leva per negoziare aiuti economici e legittimità politica.

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