L’11 novembre del 2024 inizia a Baku la Cop29. L’Azerbaijan, il Paese ospitante, sta usando l’energia e la transizione energetica come armi diplomatiche di una partita più ampia. Dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, nel 2022, l’Unione europea conta sull’Azerbaijan come fonte alternativa di approvvigionamento di gas, dando al governo azero sempre più credibilità internazionale. L’Europa presenta il gas come un pezzo della transizione energetica ma non lo è. E le “emissioni fuggitive” al terminal di Melendugno, in Puglia, lo ricordano.
E mentre Bruxelles paga, a Baku continua ad arricchirsi chi governa il Paese dal 1991, la famiglia Aliyev, che ha costruito il proprio consenso su un regime oligarchico e repressivo.
#SpecialeCop29 esplora i legami tra Europa e Azerbaijan alla vigilia della conferenza sul clima.
In questa serie
Azerbaijan, condanne senza sanzioni
Mozioni, risoluzioni, sentenze. In Europa migliaia di documenti denunciano l’Azerbaijan come regime liberticida. Eppure aumenta la dipendenza energetica da Baku, che intanto si rivolge politicamente a Russia e Cina
Fughe di metano a Melendugno
Nei terminali del gasdotto che porta gas dall’Azerbaijan all’Italia, sono state scoperte emissioni continue da sfiati che dovrebbero attivarsi solo in caso di emergenza. Un gruppo di attivisti locali ha cercato di misurare il problema
Azerbaijan, il Paese delle trivelle
Gas e petrolio sono una ricchezza irrinunciabile, anche per l’Unione europea. Le conseguenze ambientali però sono pesanti. Viaggio a Sangachal e Balıqçılar, tra i lavoratori dell’industria fossile e i pescatori del Caspio
Cop29, il rebranding climatico dell’Azerbaijan
Repressione di ogni dissenso, operazioni militari nel Nagorno-Karabakh, standard climatici mai rispettati. Eppure Baku ospita la conferenza Onu sul clima. Il governo di Aliyev usa l’evento per fingersi democratico con la comunità internazionale