Il settore agricolo produce l’1,3% del Prodotto interno lordo dell’Unione europea. Conta 10 milioni di aziende, 22 milioni di addetti e 3 milioni di lavoratori stagionali. Per mantenere questi numeri, molti agricoltori fanno uso di prodotti chimici per difendere le colture da insetti, funghi, erbe infestanti: i pesticidi. Prodotti che inquinano e che alla lunga, come dimostrano studi scientifici, possono provocare tumori, malattie del sistema nervoso e del sistema linfatico. Per proteggersi, gli agricoltori sono tenuti a indossare mascherine, guanti, tute e altro ma una fetta della comunità scientifica pensa che non siano nemmeno sufficienti.
«Ogni anno nell’Ue sono vendute oltre 350 mila tonnellate di sostanze attive utilizzate nei PPP (sigla che sta per “prodotti a protezione delle piante”, cioè pesticidi, ndr)», scriveva la Corte dei Conti europea nel 2020.
Lo stesso anno la Ue ha introdotto la strategia Farm to fork, una serie di politiche destinate a rendere più sostenibile la filiera alimentare prevedendo, tra le altre cose, il dimezzamento dell’uso di agenti chimici. Tuttavia, una parte consistente delle grandi aziende agricole non vuole (e per qualcuno non può) fare a meno dei fitofarmaci perché venduti attraverso il mercato nero, o perché approvati in deroga a emergenze oppure perché gli stessi principi attivi sono impiegati in prodotti con etichette diverse.
Alle evidenze epidemiologiche sugli effetti dei fitofarmaci fanno da contraltare gli scarsi dati sulle vittime, in particolare gli agricoltori. Un vuoto statistico che, da un lato, è preso come allarmistico e, dall’altro, è sottostimato dalle lobby del settore.
In questa serie
«Hanno preso le nostre terre e distrutto la foresta». L’olio di palma del Borneo per il mercato europeo
Erbicidi e pesticidi altamente tossici, vietati in Europa ma esportati in Indonesia e Malesia, sono ampiamente impiegati nelle monocolture intensive di olio di palma. Con gravi danni per gli ecosistemi e la salute delle comunità locali
«Dietro la vostra frutta, ci sono le nostre lacrime». Il gusto amaro delle banane dal Costa Rica all’Europa
Lo sfruttamento dei lavoratori nella monocultura della frutta è aggravato dall’uso massiccio di pesticidi vietati in Europa, che però continuiamo a produrre ed esportare nei Paesi a basso reddito di tutto il mondo
Il volto della Francia dietro il disastro ambientale nelle Antille
Negli anni ottanta la Francia autorizzó l'uso di un composto, già vietato negli Stati Uniti per il suo potenziale cancerogeno. L'insetticida è all’origine di un disastro ambientale e sanitario tuttora in divenire in Martinica e Guadalupa
In Trentino la transizione verso la melicoltura biologica su larga scala è ancora difficile
Il quantitativo di pesticidi usati è doppio rispetto alla media nazionale. Le percentuali coltivate a biologico sono ancora trascurabili. E le alternative, come l'agricoltura biodinamica, non hanno validità scientifica
Come i pesticidi potenzialmente pericolosi restano legalmente sul mercato
Il sistema delle ri-registrazioni dei prodotti fitosanitari è uno strumento per tenere in circolazione prodotti potenzialmente pericolosi per la salute
La zona grigia dell’agricoltura dei pesticidi
Personale insufficiente per i controlli, caporalato, mercato nero e scarse possibilità di successo nelle cause: le irregolarità nella gestione dei prodotti più pericolosi
Agricoltori a rischio: il mito dei dispositivi di protezione contro i pesticidi
Il legame tra pesticidi e alcune malattie come il morbo di Parkinson è ormai noto. Tute, maschere e mascherine dovrebbero proteggere gli addetti ai lavori. Usarle però è spesso impossibile e i dati sugli ammalati mancano
Il crimine invisibile: il traffico dei pesticidi illegali in Europa
Forze dell’ordine di mezza Europa ne denunciano la pericolosità. Eppure le indagini sono poche e i dati scarseggiano. Per i trafficanti, i rischi sono molto bassi, al contrario del margine di profitto