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Maluferru, il narco dei tre continenti
Da San Luca ai porti di mezzo mondo: la rete di Giuseppe Romeo in vent’anni di carriera criminale è stata una delle più importanti del narcotraffico internazionale per la ‘ndrangheta
Società fantasma, container e camorra: le sigarette di contrabbando cinesi in Italia
Dalla succursale romena di China Tobacco alla società fantasma del Kurdistan iracheno, passando per i porti di Salerno, Napoli e la Libia: come le “Regina” invadono il mercato nero
Il Vallo di Diano, cerniera di traffici tra ‘ndrangheta e camorra
A partire dagli anni Novanta, esponenti di diverse organizzazioni criminali hanno infiltrato il tessuto imprenditoriale dell’area tra alta Calabria, Campania e Basilicata
Dalla tonnellata al grammo, la rete di distribuzione europea dei Boviciani di San Luca
La rete di Sebastiano Giorgi alias “Bacetto” in Europa: dall’ingrosso al dettaglio per scalare le gerarchie del narcotraffico tra la Calabria e i maggiori porti europei
Mafie in Emilia: il rischio di assuefarsi alla presenza della ‘ndrangheta
Ciconte: «Mai recisi i rapporti con gli operatori economici sul territorio, anche dopo il maxi-processo Aemilia. La società civile non abbassi la guardia»
Rifiuti e autoriciclaggio: il “capitale sociale” inesauribile della ‘ndrangheta lombarda
Un sistema criminale con base a Lecco e fondato su traffico di rifiuti, riciclaggio, frode fiscale e usura. Al centro c’è Cosimo Vallelonga, ‘ndranghetista pregiudicato
La paura della ‘ndrangheta emiliana
Il clan che si è radicato in Emilia-Romagna, nei decenni si è evoluto e modernizzato, senza mai lasciare da parte il suo carico di violenza, tra omicidi, minacce, incendi, sfruttamento e intimidazioni, anche dopo l’operazione Aemilia
I professionisti al soldo della ‘ndrangheta emiliana
Imprenditori, consulenti, giornalisti, politici hanno aperto le porte ai clan calabresi, che hanno potuto radicarsi e guadagnare in Emilia-Romagna grazie a una vasta "zona grigia"
Come la ‘ndrangheta è arrivata in Lussemburgo
Una rete di giovani imprenditori del sidernese legati a doppio filo alla ‘ndrangheta si è stabilita nel sud del Granducato. Apre locali appoggiandosi a famiglie italiane emigrate che rischiano di finire nel mirino delle cosche
Beni confiscati, i grandi incompiuti
Solo il 4% dei beni confiscati è stato destinato al riutilizzo. Le criticità di uno degli strumenti più efficaci nella lotta alla mafia che vanificano il potenziale di una normativa unica al mondo