È un amore ben radicato nella generazione dei boomer quello per il nucleare. Il potere dell’atomo è stato al cuore dei momenti più terrificanti e delle speranze più fantascientifiche della generazione del Dopoguerra. Ma questa stessa generazione, alla fine, a questa forma di energia ha perlopiù rinunciato. Eppure ogni vent’anni, appena i conti delle grandi aziende del settore tornano nel rosso più cupo, il nucleare tenta una rimonta.
Con l’annuncio di nuove tecnologie e un rinnovato processo di lobbismo, ogni volta tenta di rivendersi, e questa volta sembra aver più successo del solito, complici due grandi problemi del nostro tempo a cui sembra offrire delle soluzioni.
Il primo è la necessità di affrontare la crisi climatica: con troppo semplicismo spesso si riduce la trasformazione energetica a semplice “decarbonizzazione”, come se bastasse ridurre le emissioni per salvare il clima.
Ma la realtà è che la sostenibilità ambientale dipende da processi molto più complessi, e comunque i proclami di “nucleare verde” ignorano completamente il processo integrato dell’uranio, che dev’essere prima estratto dalla terra, trasportato, arricchito e poi gestito quando diventa scoria radioattiva, tutti processi ad alto impatto ambientale.
Il secondo è la crescente tensione geopolitica, specialmente sul fronte dell’invasione russa all’Ucraina. Ma il nucleare avrà bisogno di decenni prima di poterci dare indipendenza energetica, e nel frattempo l’industria nucleare resta quella che meno di tutte abbiamo sanzionato alla Russia, con cui su questo fronte l’Europa ancora collabora.
Sembra piuttosto che ci sia un rinnovato interesse per le applicazioni militari di questa tecnologia, e che, almeno in alcuni Paesi, sia la necessità di mantenere e ampliare gli arsenali atomici a supportare il nucleare civile.
Tutti questi dubbi e processi, tenuti ben lontani dai riflettori, li esploriamo nella serie #MinacciaNucleare. Per rendere più agile la lettura, abbiamo scelto di presentarla attraverso cinque articoli relativamente brevi, e linkati tra loro in più punti, che vi permetteranno di cominciare da dove volete e costruirvi indipendentemente il vostro percorso di lettura.
Ai primi cinque, se ne aggiungono altri due più “classici” di IrpiMedia: un’inchiesta sulle miniere di uranio francesi in Niger e una sull’attuale situazione attorno alle centrali nucleari in Ucraina. Buona Lettura!
In questa serie
Il nucleare è la soluzione alla crisi climatica? Un viaggio in Francia, Ucraina e Niger
Davvero il nucleare è la soluzione alla crisi climatica? Perché se ne parla sempre di più? Nel sesto episodio di Newsroom ne parliamo con i tre autori della nostra serie #Minaccia Nucleare.
Ucraina, l’espansione dell’industria nucleare sotto le bombe russe
Né il fuoco ancora acceso sotto Chernobyl, né la centrale di Zaporizhzhia sempre più a rischio, sembrano frenare le ambizioni dell’industria nucleare in Ucraina, che cresce in partnership con aziende americane
Niger, l’uranio dei tuareg per il nucleare francese
Il nucleare, che si vende come “energia verde”, ha in realtà una filiera ad altissimo impatto ambientale. In Niger le miniere della francese Orano producono combustibile per i reattori francesi, lasciando enormi danni per l’ambiente e la popolazione locale
Russia, l’elefante nella stanza
L’industria nucleare europea dipende ancora dalla Russia, sia per l’arricchimento del combustibile, sia per la costruzione di nuovi reattori. Nonostante l’invasione dell’Ucraina, il settore ancora non vede sanzioni
Una storia d’amore militare
Il nucleare per uso civile è fortemente supportato in Europa dai comparti militari, specie in Francia. Per costruire bombe atomiche infatti, l’unico modo è affidarsi ai reattori civili, per la produzione dei materiali necessari
Lalaland
Come vent’anni fa, l’industria nucleare promette avanzamenti tecnologici e reattori nuovi, più sicuri e competitivi. Ma gli scienziati non ci credono, e i progetti promessi sono in ritardo di molti anni, mentre i costi crescono a dismisura
A caccia di soldi
Sdegnato dai privati, il nucleare ha bisogno di enormi finanziamenti per progredire, ma anche solo per mantenere attiva la flotta di reattori esistenti, sempre più vecchia. Le vittorie della lobby potrebbero garantirgli accesso a fondi pubblici europei
Un affare di Stato
Le lobby del nucleare stanno ottenendo importanti traguardi in Europa, facendo passare il nucleare come tecnologia “verde” nonostante i problemi tecnici, economici e di sicurezza che comporta